Smettila
di immaginarmi. Guardami per quella che sono, cazzo!
Oggi pomeriggio, lievemente incazzata, mi sono lasciata andare su Facebook
pubblicando il mio nervosismo. Sì, perché se c’è una cosa che mi lascia
esterrefatta delle persone è la capacità di ognuno di noi di fantasticare su
come l’altro potrebbe essere e su come vorremmo fosse. Poi ci sono due
categorie: la prima, cui io stessa appartengo, immagina e basta l’ipotetica
persona - ipotetica, certo, perché come ce la immaginiamo noi non corrisponde a
realtà! – attraverso una lunga, infinita serie di seghe mentali, e una seconda
categoria di persone che, oltre ad alimentare costantemente la loro fervida
immaginazione, arrivano a non considerare assolutamente la realtà dei fatti.
A questa seconda categoria ho scoperto appartenere il mio
don, che ho sentito oggi l’ultima volta. Da un mese a questa parte stiamo
organizzando il campo estivo con i ragazzi, ma gli ho sempre fatto presente in
modo chiaro che probabilmente non parteciperò per una serie di questioni: la
laurea, che vorrei completare nel più breve tempo possibile, la preparazione al
test d’accesso alla laurea specialistica e infine la possibilità di un lavoro o
stage, a seconda delle opportunità che si creeranno. Per il momento, non sono
in grado di dare una risposta certa: non so se vengo, punto. Non appena saprò
qualcosa gli riferirò. Nel frattempo, è stata organizzata una riunione per
domenica per gli interessati al campo: quando gli ho detto che non verrò e che mi
hanno chiamata per un eventuale lavoro estivo, il cielo si è letteralmente
aperto. Lui si è lasciato andare a considerazioni decisamente importune, che
preferirei evitare di trascrivere, io mi sono decisamente arrabbiata. A quanto
pare, se sceglierò di lavorare, “subirò le conseguenze della mia scelta”. Okay,
benissimo.
Quello che onestamente mi infastidisce di questa storia non
è tanto la sua insistenza, a volte forse fuori luogo, affinchè io porti avanti
un impegno presomi in passato, quanto più la sua totale mancanza di volontà di
guardare la realtà delle cose: se da subito ti dico che quasi sicuramente non
verrò, non puoi fantasticare sul contrario e poi prendertela con me perché disattendo
le tue aspettative… perdonatemi, non ha senso.
Lo stesso problema si era presentato anche tempo fa su questioni diverse, per esempio il mio non essere femminile, a cominciare dall’abbigliamento. Chi mi legge più o meno sa che mi vesto senza tanti dilemmi su cosa mettere la mattina e che generalmente non mi trucco. Allo stesso modo non porto tacchi alti, gioielli vistosi come collane o braccialetti e l’unico anello che porto è una decina del Rosario in argento che avevo acquistato nel 2008 ad Assisi e che, da allora, non ho mai tolto. Non è che sia contraria ad indossare gioielli o trucco o gonne o altro, semplicemente se lo facessi non mi sentirei a mio agio (in questo assomiglio molto alla mia cara Gianna!), non sarei io, in una parola. Lui mi ha invitato a provare un abbigliamento diverso, e io gli ho spiegato che per me, molto semplicemente la femminilità parte da un modo di porsi agli altri, di pensare e di agire, e che vestirsi in un certo modo non è necessariamente indice di femminilità. Lui si è convinto che io potrei truccarmi, che non lo faccio perché sono insicura e altre cazzate.
Lo stesso problema si era presentato anche tempo fa su questioni diverse, per esempio il mio non essere femminile, a cominciare dall’abbigliamento. Chi mi legge più o meno sa che mi vesto senza tanti dilemmi su cosa mettere la mattina e che generalmente non mi trucco. Allo stesso modo non porto tacchi alti, gioielli vistosi come collane o braccialetti e l’unico anello che porto è una decina del Rosario in argento che avevo acquistato nel 2008 ad Assisi e che, da allora, non ho mai tolto. Non è che sia contraria ad indossare gioielli o trucco o gonne o altro, semplicemente se lo facessi non mi sentirei a mio agio (in questo assomiglio molto alla mia cara Gianna!), non sarei io, in una parola. Lui mi ha invitato a provare un abbigliamento diverso, e io gli ho spiegato che per me, molto semplicemente la femminilità parte da un modo di porsi agli altri, di pensare e di agire, e che vestirsi in un certo modo non è necessariamente indice di femminilità. Lui si è convinto che io potrei truccarmi, che non lo faccio perché sono insicura e altre cazzate.
La cosa, davvero, mi lascia allibita. Dietro a tutta questa
fantasia, mi sembra che ci sia l’incapacità di accettare le persone per quelle
che sono. Non puoi pensare che per un magico effetto della tua presenza
cambierò opinioni, gusti musicali, abbigliamento e quant’altro: non puoi desiderare di rivoluzionarmi! Questo
non mi sta bene, per niente.
Mi rendo conto, d'altra parte, che tutti, in un modo o nell'altro, cerchiamo di cambiare, o per lo meno di influenzare, chi ci sta intorno. Io sono sempre dell'idea che accettarsi sia molto più positivo e meno faticoso che farsi la guerra. Perchè alla fine anche questo è un farsi la guerra, è un voler imporre il proprio io sull'altro. E io rinuncio a farlo. Perchè non ha senso e perchè non è giusto. E perchè, pensateci, quando qualcuno vuole cambiare il suo fidanzato, non finisce sempre per perderlo?
Davvero, look me into
the face and stop imagining me.
coccola5
ps. sempre per la serie "guardiamo in faccia la realtà" vi racconto questo episodio di cui sono curiosa di conoscere l'esito. Dopo aver presentato domanda per partecipare a una riunione informativa, mi hanno finalmente comunicato che sono stata accettata. Nel frattempo si è presentato il problema che domani ho un esame alla stessa ora della riunione, e quindi non potrei andare. Mia madre si è proposta di andarci a nome mio. Bene. Peccato che la riunione sia riservata a persone tra i 18 e i 30 anni, e quindi non credo che potrà facilmente passare per la mia sostituta. Lei dice di sì. Le riconosco una buona autostima. Nel frattempo ha voluto che le scrivessi una delega.
Domani sera vi racconterò l'epilogo! Si accettano scommesse.
Sto provando più o meno le tue stesse sensazioni, in questo periodo, con uno dei miei più cari amici. Ci siamo incontrati al primo anno di università: entrambi amanti della storia, stessa passione per la scrittura, gusti musicali e letterari simili. Sembrava un'amicizia destinata al "per sempre".
RispondiEliminaUn paio di mesi fa il cambiamento: si stacca dalla comitiva, inizia a trattarci con sufficienza. Ha bisogno di gente più seria, dice. Gente che parla di argomenti seri, come l'economia, l'arte.
Per un paio di mesi ho pianto come una disperata, mi sentivo una specie di zoticona. Poi mi sono detta: se uno butta a mare anche amicizie ventennali adducendo a queste stupide scuse, non vale la pena.
Adesso ha capito di aver esagerato, e sta cercando di tirarmi dalla sua parte dicendomi: "Tiziana, io e te siamo su un altro livello rispetto a quegli altri". Insomma, sta peggiorando la situazione. Mi fanno saltare i nervi il suo disprezzo, il suo porsi come saggio superemo ("quando capirete ciò che intendo allora sarete cresciuti", frasi del genere, per esempio.).Non me lo sarei mai aspettata da lui, davvero.
Per quanto riguarda l'invitare le persone ad essere diverse concordo con te: è profondamente irritante. Se non mi accetti per ciò che sono, vuol dire che non mi apprezzi, no?
Bacio!
Tizy
E' un po' come il mio don, probabilmente.. Io e lui ci siamo legati perchè siamo decisamente affini di carattere, e anche perchè lui mi ricorda molto com'ero io qualche anno fa: secchiona e un po' scontrosa. Come scrivevo nel post, adoro il suo modo di parlare di Dio e di spiritualità, dall'altra parte però non posso sopportarlo quando vedo che si fa idee di me che non corrispondono alla realtà. Voglio dire, devi fidarti di quello che ti dico e pensare che io sono proprio come mi racconto a te, non come tu mi hai disegnata nei meandri della tua fantasia e aspettarti che quella tua immagine di me corrisponda. Questo, molto semplicemente, non ha senso.
RispondiEliminacoccola5
Anche perchè ti reputo una persona molto trasparente e sincera, quindi, sicuramente, non gli avrai mai dato occasione di pensare che tu fossi una persona diversa rispetto a quello che sei.
EliminaIo penso che l'idealizzazione di una persona sia una grossa piaga nel settore delle amicizie perchè poi, quando si è costretti a guardare in faccia la realtà, certi difetti che, in condizioni normali parrebbero minimi, diventano ostacoli quasi insormontabili.
Un bacio, tesoro!