lunedì 15 agosto 2011
Ti aspetto. Per pietà.
In compenso sono partiti tutti: i miei sono a cavallo per il week-end e torneranno domani, F. è partita per la GMG di Madrid e D… D. è partita, ma in un senso differente. Quello che mi ha sorpreso, è stata la batosta: pensavo di essere oramai un’esperta in fatto di scelta di amicizie, e invece mi sono dovuta ricredere. Il punto è che io vedo l’amicizia come un prendersi cura l’uno dell’altro, e con lei non succedeva. Mi ha detto che ho l’innata capacità di scomparire nel nulla, le ho risposto che lo sapeva fin dall’inizio e che è un fatto caratteriale cui non so porre rimedio. E comunque, a non sapere nemmeno dei problemi di mio padre e a non farsi sentire per tre mesi, era lei. Giusto per puntualizzare lo stato di cose. Non penso a lei quasi mai ora: il pensiero che ci rivedremo casualmente mi tocca solo in maniera laterale, forse sono talmente amareggiata che non voglio nemmeno pensare alla nostra rottura e a cosa succederebbe se.
Considero da sempre gli amici quasi come degli amori – e chi ha letto della mia amicizia con E. può confermarlo - persone per le quali do ogni cosa, ogni singola cellula di me stessa e rompere con loro in modo più o meno traumatico, più o meno accidentale, mi ferisce immensamente. Non tutte le persone restano per sempre, però spero sempre che condividano con me una parte di percorso abbastanza lunga. E questo è quanto: ci sarebbe altro da aggiungere, ma preferisco spostarmi su lidi più interessanti e divertenti, almeno per il momento.
Partiamo dall’argomento più facile: F. Come vi dicevo, è partita per le vacanze con un grande zaino da trekking e, sottolinerei, è partita anche grazie a me. Perché tanta modestia? Perché ieri sera, dopo lavoro, ci siamo viste con l’esplicito intento di “fare lo zaino, ti prego”. Fortunatamente aveva già sistemato sul letto le cose da portare. Una precisazione ci sta: sistemare può essere sostituito da buttare alla più caotica rinfusa senza particolari conseguenze sintattiche e semantiche. Si, perché sul letto – e nelle stanze adiacenti – regnava sovrano il caos. Le ho fatto sistemare i pantaloni con i pantaloni, le maglie con le maglie e le scarpe con le scarpe e insieme le abbiamo insacchettate e disposte nello zaino in ordine di “utilità” (per chi non lo sapesse, l’ordine è circa questo: maglie e pantaloni sotto, intimo più sopra, sopra ancora pigiama e cambio per il giorno successivo, infine un avemaria – o un’imprecazione, a seconda del soggetto svaligiante - per riuscire a chiudere lo zaino e sacco a pelo e stuoino). Sua sorella – e lei stessa – mi guardava ammirata e continuava a ripeterle: “vorrei vedere quando lo zaino lo farai tu!!” e intanto se la rideva di gusto. In tutto questo abbiamo cenato e ciacolato.
E questo ormai ci porta al secondo – e ultimo, contenti? – argomento. Di che abbiamo disquisito? Di molte cose, questo è certo, e a me gli argomenti raramente difettano, ma anche, e sottovoce per non turbare la sua famiglia, di Davide. Il collega che mi attrae terribilmente e di cui vi accennavo il post precedente. Un gran bell’elemento, quello. Castano, carnagione chiara e occhi scuri, qualche minuscolo taglietto sul viso: non eccessivamente piacente secondo gli attuali canoni estetici, abbastanza sfacciato da dirti qualunque (quasi – e grazie al cielo) cosa appena gli venga in mente. Sabato abbiamo pulito insieme i vassoi, e intanto mi raccontava la sua storia dannata, io gli spiegavo che in questo senso gli faccio compagnia. Insomma, lui ha la sua storia con cui impressionarmi (parziale perdita di memoria dopo un incidente di arti marziali, famiglia sgangherata e altre varie) e io ho la mia (incidenti vari di percorso, carattere spaventoso e spaventevole e altre varie): così composti, nessuno dei due si impressiona poi molto. Non io, almeno. Storie così ne ho sentite almeno cento e ci ho fatto il callo: non che le ritenga superficiali, anzi, ma conosco spesso il prologo e il proseguo e anno dopo anno non ci lascia più muovere a pietà o compassione. Detto questo, veniamo – dialogicamente parlando – al sodo: ci ritroviamo a parlare delle nostre compagnie di letto. Che si tratti di una seconda persona o delle nostre dita, come nel mio caso, mi è piaciuta l’estrema naturalezza della conversazione, con qualche risata e altre parti serie. Quindi, dicevi, ti tocchi e poi dormi da dio?, mi fa, riprendendo il filo del discorso. Sì, hai colto il punto. Ti rilassi al punto che stai proprio bene e quindi poi dormi anche bene. Inizialmente lui ride. Perché me ne parli? Perché lo faccio io, più che altro perché è naturale e tutti, in misura diversa, lo facciamo. Che senso ha nasconderlo? Non mi dà torto, mi fa notare che mi sto rilassando e che parlo più lentamente adesso, io vorrei rispondergli che, se potessi, me lo scoperei seduta stante, invece ribatto che non mi va la psicanalisi. Mi asseconda e poi cambiamo argomento: ridiamo in continuazione e i colleghi che passano notano la nostra complicità. Al momento della distinta cassa me lo ritrovo di nuovo vicino. Che fai?, gli chiedo. Ti aspetto. Per pietà. See, per pietà. Comunque resta, mi fa piacere., gli rispondo in fretta. Il momento più ansiogeno è quello e mi fa piacere che qualcuno mi affianchi in silenzio. Lui però parla in continuazione con me e con V., una nostra collega, e alla fine sbotto: E piantatela di parlare e schiamazzare! Sto facendo la distinta, mi serve concentrazione! Abbassano la voce e io riprendo a smazzettare le banconote e le monete. Poi si offre di darmi una mano e gli dico cosa fare, infine mi accompagna all’auto. Che poi, vedi, noi che abbiamo il riposo la domenica siamo quelli più fighi!, esclama cammin facendo. Quindi intendi che sono figa anch’io?, azzardo ridendo. Beh, non proprio!, ride anche lui, ma in realtà lo pensa.
Posso dirlo? Mentre altre colleghe parlavano con lui, una puntina di gelosia c’era. E dai, per una volta speriamo bene. Se non mi faccio prendere dal panico potrei farcela.
coccola5
venerdì 12 agosto 2011
Mi sto tirando fuori
E invece… ci sono cose belle ogni giorno. Scoprire un’altra fan di Gianna al lavoro, stare benissimo in cucina come in cassa, trovarmi benissimo col mio collega che fa il matto e ride in continuazione, essere in buoni rapporti con le mie responsabili. E riuscire a fare la distinta da sola. E non trovare la fila al casello dell’autostrada, il che, credetemi, è un autentico miracolo.
C’è qualcosa di nuovo in questo lavoro: mi sta un poco abbandonando il senso di inadeguatezza, di eccessiva timidezza e freddezza. Gli ultimi giorni mi hanno sfinita al punto da causarmi uno sfogo sottocutaneo sulla schiena, ma ora sembra essere iniziata la discesa. Non voglio mettere troppo le mani avanti, ma sto bene. È così esilarante dirlo e sapere che è vero.
Mi conoscete, non so mentire su di me. Ogni volta che l’ho fatto è crollata poi parte della mia vita, e dalle batoste qualcosa si impara. Ogni tanto mi faccio un po’ paura, ma so che sto diventando vera. Sto diventando donna e la persona che ho immaginato a lungo di essere: amabilmente di sinistra, attenta ai temi sociali ed ambientali, informata sulla politica, abbastanza schietta da non lasciarmi calpestare e altrettanto sensibile da non offendere il prossimo.
Certo, soffro ancora di una tale ansia da far preoccupare chi mi sta intorno, ma per qualche insolita ragione, lo considero un problema secondario.
Faccio sempre i miei strani sogni. Mi tocco spesso perché così sto bene con me stessa e perché ne sento il bisogno quotidiano, parlo delle donne che mi attizzano con gli amici che mi sono vicini e ascolto ogni giorno due ore di musica come un mantra che poi funziona. Considero sempre il galoppo a cavallo la cosa più bella, libera e arrapante sull’universo e non riesco a non pensare che senza JW ho perso una parte di me, ma ancora non riesco a stimare il danno.
Ora sono proprio io, forse faccio un po’ paura, ma mi sto tirando fuori. (G.N.)
coccola5
mercoledì 10 agosto 2011
Sfinita
La cosa buona di oggi? Solo un caffè. Quello che mi ha offerto mia zia E. stamattina. E' bello anche scoprire che, sotto sotto, non siamo tutti degli stronzi impuniti.
coccola5
martedì 9 agosto 2011
Due pensieri o tre
Innanzitutto avevo promesso di scrivere qualche riga sul libro che ho letto, Da qui vedo la luna di Maud Lethielleux. Si può sicuramente dire che lo stile del libro è molto semplice per chi è abituato al “gergo della strada”, o comunque a leggere libri di autori come Irvine Welsh, che trattano argomenti legati alla strada. Un po’ più difficile da comprendere potrebbe risultare se non ne capite niente, ma ci si abitua comunque in cinque o sei pagine. Il libro racconta la storia di Moon, una ragazza di 18 anni che vive per strada già da due anni, ed è innamorata della semplicissima vita che conduce. Fra gli altri senzatetto ha trovato un fidanzato, Fidji, che la accompagna in ogni giornata. Ma Moon ha una marcia in più rispetto agli altri suoi amici: decide di scrivere un libro di memorie per Fidij, libro che presto prenderà una piega più che altro fantasiosa. Frega un bloc notes e qualche penna in edicola e inizia a scrivere. Le sue parole e i suoi pensieri, che dapprima escono con fatica, iniziano poi a uscire spontaneamente, scrivere diventa per Moon un autentico bisogno fisiologico. Quando Slam apprende del suo libro, decide di rivolgersi, tramite un’amica presso cui vive, a delle case editrici e con uno scherzo fa in modo che Moon possa essere contattata dagli editori. Il che accade: due case editrici sono interessate al libro e la ragazza si presenta da loro, ripulita grazie a Slam. Ma quando sceglie l’editore, questi inizia a chiedere dei tagli e delle modifiche a quel testo giudicato inizialmente ottimo, poi addirittura la riscrittura dell’intero manoscritto. Per Moon il colpo è talmente grosso che tenta il suicidio. Ma poi, cullata fino al risveglio dal coma proprio dai personaggi della sua storia, decide di provare a rivolgersi nuovamente all’altro editore, che sceglie di pubblicare il suo libro.
Quello che del libro mi ha veramente colpita è stato l’amore per le parole da parte della scrittrice, usate con precisione, parsimonia e sapienza. Sotto questo aspetto, un lavoro molto ben fatto. Va anche detto che alcuni passaggi non sono chiarissimi, anche se con un pizzico di immaginazione si capiscono, e questo è un piccolo neo (o forse un pregio, non saprei dire..) del libro. Interessante anche il fatto che il libro sia frutto dell’esperienza personale della scrittrice, che aveva vissuto ella stessa per due anni sulla strada. Direi davvero un 8, se dovessi votare questo libro.
Il secondo pensiero è di tutt’altra natura, e perdonate il brusco cambio di argomento. Rientrando a casa questa sera, ho visto ancora una bandiera alzata al balcone di un appartamento. Una bandierina triste e isolata, a dire il vero. E con il brutto tempo di oggi, non dava un’impressione migliore, poverella. Mi ha fatto un poco ripensare al 17 marzo e a tutti gli eventi collegati. Francamente, non ho mai visto tante bandiere come in quel giorno e anche noi, benché io fossi contraria, l’avevamo alzata al balcone. Dopo due mesi, il 2 giugno precisi come la scadenza di una cambiale, l’abbiamo riposta e ripiegata. Fine della festa, fine dell’unità.. o sbaglio?
Il motivo per cui sono fortemente contraria all’alzabandiera in balcone o a casa è molto semplice. Il mio essere italiana, il mio sentirmi unita come cittadina e il mio sentimento nazionale non vengono dal tricolore appeso pochi giorni. Al contrario, vengono dal mio modo di comportarmi come cittadina: pagare le tasse regolarmente, impegnarmi per lo Stato nel modo che posso (scrutinatrice alle elezioni, volontariato, comportamento solidale con gli altri cittadini) e non tradire mai la mia italianità. In che senso? Nel senso che non predico bene e razzolo male: mi lamento sempre di come vanno le cose e non faccio nulla per migliorarle.
Piuttosto mi informo su quanto accade, partecipo attivamente al dibattito, partecipo a manifestazioni o eventi laddove lo ritenga necessario e utile per migliorare le cose. Credo che informarmi (e informarsi in generale) sia fondamentale: l’ho già scritto qui tante volte e non voglio ripetermi, ma ribadisco che, a parer mio, partecipare alla vita politica dello Stato, anche solo essendo informati sulle notizie del giorno, sia il modo migliore di essere italiani. Sapere cosa succede, andare a votare informati e coscienti e non a caso (o non andarci affatto, che reputo orribile). Trovo che sia uno dei pochi modi davvero validi, oltre a un atteggiamento che viene da sé stessi, per combattere quello che non troviamo giusto.
+Prima di chiudere volevo raccontare qualcosa di leggero e bello. Non so se l’ho già scritto, ma ho ritrovato un amore per le canzoni dello Zecchino d’Oro, della mia infanzia quindi. Le trovo piene di spirito costruttivo e non eccessivamente infantili (nel senso negativo del termine, perché si trovano parole “difficili” per l’infanzia, come sirtaki, ciuco ed espressioni che magari un bambino non conosce). Fra l’altro spesso hanno una o due strofe in lingua straniera (una addirittura in islandese).
Adoro questo atteggiamento costruttivo delle canzoni, mentre non sopporto il buonismo (qui intendo il pensare che tutto vada sempre bene, cosa che odio sconfinatamente), il compromesso come modello di vita, le parole belle senza letteratura. Per chi non l’avesse capito, parlo di Jovanotti e Ligabue. Proprio non riesco a soffrire i messaggi delle loro canzoni. E l’ultima canzone di Jovanotti, Il più grande spettacolo dopo il big bang, è una continua sfinente anafora.. dove sta l’amore per le parole?
Ditemi cosa ne pensate! ;-)
Ribadisco, come scritto nei riquadri a sinistra del template del blog, l’invito a scrivermi, se lo voleste. Il mio indirizzo e-mail è il seguente: princeton_girl23@hotmail.it. Parlatemi di qualunque cosa, in semplice amicizia e scambio di pensieri, e sarò lieta di rispondervi appena avrò un minuto libero, quindi a breve.
Ricordo, tuttavia, l’uso preferenziale dei commenti e degli mp: se dovete comunicarmi link mancanti o errati, mancanza dei credits per qualcosa o altre cose di questo genere lasciatemi un MP, per brevi pensieri sui post lasciate un commento. Portate pazienza se insisto su questo aspetto, ma è una questione gestionale del blog, per così dire.
Un abbraccio a tutti i lettori,
coccola5
martedì 2 agosto 2011
Quella donna lì
Un nuovo mattino inizia, senza le note di Gianna o di qualche altro cantante, senza troppe parole.
Spalanco gli scuri della mia camera da letto, strappo via le lenzuola e le porto in lavanderia, spolvero, riordino, aspiro, rifaccio il letto. Passo l'aspirapolvere nelle camere da letto degli altri.
Un ordinario martedì mattino. Più tardi chiamo D. Avremmo tante cose di cui parlare, in realtà, e non so perchè non mi decida a scriverle. Pazienza.
Mi sa che le canzoni di Gianna ci stanno. Mi sono innamorata di quella donna lì.
coccola5
giovedì 28 luglio 2011
Una grande inettitudine
Avete ragione. Da quando sono tornata ho un poco abbandonato il blog, e non per mancanza di ispirazione, ma per... la ritrovata voglia di leggere! E' una ragione semplicissima e quasi stupida, se vogliamo, ma è questa la verità. Ho iniziato ad andare più di frequente in biblioteca (prima compravo tutti i libri che leggevo) e sto prendendo a prestito vagonate di libri. Ed è giusto, dunque, che vi citi qualche titolo e magari che recensisca personalmente.
Federica Manzon, Di fama e di sventura. - Edizioni Mondadori, 19,50 euro.
In genere, sono restia a comprare libri editi da Mondadori, per il loro prezzo alto (20 euro per un libro mi paiono eccessivi) e per il capo della loro casa editrice ma va anche detto che pubblicano anche storie inusuali alle volte, che mi coinvolgono per qualche particolare motivo. E questa è una di quelle. Avevo letto un'intervista all'autrice su Vanity Fair, e il libro mi aveva affascinato. In biblioteca l'ho ritrovato casualmente e l'ho preso in prestito.
Definirei questo libro, molto semplicemente, un'altalena. E' già il titolo a premonirlo e questi due elementi, la fama e la sventura, si intrecciano nella vita di Tommaso. La nascita di Tommaso, avvenuta il giorno più caldo dell'estate, è accompagnata dalla profezia della fattucchiera del paese, che parla già di un bambino particolare e fragile. E non si sbaglia. L'infanzia di Tommaso alterna momenti "protetti" dagli abbracci della nonna Vittoria alle estati in campagna con i malefici zii. E lì, quando Tommaso sembra aver fatto un nuovo amico, la sua già difficile fiducia nelle persone lo tradisce. La nonna decide che il ragazzo studi in collegio, e Tommaso conosce lì Ariel, il suo miglior amico e campione del nuoto. Ariel che sembra non tradirlo mai, nemmeno durante i rimproveri del preside. Ma è Tommaso a tradirlo per primo, con una ragazza. In seguito all'espulsione dal collegio, il protagonista inizia un nuovo lavoro presso una società assicuratrice: la sua naturale inclinazione per i numeri e il suo intuito gli aprirà le porte di una grande carriera in quel di Trieste, nel libro mai esplicitamente nominata. Ma il novello manager non sarà mai tanto felice quanto è bravo nel suo mestiere. Il suo matrimonio si rivela un fallimento, la comunicazione con il figlio Lorenzo si inceppa frequentemente, persino il trasferimento in Canada per lavoro non riesce a stimolarlo. Il ritrovamento della ragazza del liceo non riesce a distrarlo da questa terribile apatia, ma sembra, a poco a poco, aprire un varco in questa sua immensa solitudine. Luce ha la pazienza di aspettare, per qualche motivo non riesce a staccarsi da una relazione apparentemente malata. Luce è degna del suo nome, accompagna Tommaso nell'anno precedente al crollo mondiale delle Borse, nella perdita del figlio, in un turbine di accadimenti.
Preferisco non dirvi come si chiude il romanzo, anche se qualcuno lo potrebbe immaginare.
Tommaso mi ha davvero colpita. Ho ritrovato in lui, nel vortice di apatia e di solitudine che lo accompagna, tantissimo di me stessa. Si potrebbe azzardare che Tommaso soffra di depressione, eppure io sono convinta del contrario. Tommaso porta in sè la malattia di chi non sa perdonare una ferita troppo grande e al contempo fatica a integrarsi con le persone e l'ambiente che lo circondano. Non riesce a fidarsi dell'altro e questo fa sì che ripieghi sistematicamente in sè stesso. Anche con Luce, il suo amore più vero, sembra non aprirsi mai completamente. Va da lei ma non riesce a trascorrere insieme la notte, la cerca e le si allontana anche quando sono insieme. Tommaso ha un carattere inspiegabile, che infatti tutti coloro che non hanno il privilegio di avvicinarlo definiscono pessimo, ma non è esattamente così.
Tommaso è, in una parola, un inetto. Fa parte di quel gruppo di persone che sanno vedere la vita nel profondo e rimangono scottati dalla verità che conoscono. Mi ricorda, per certi versi, Zeno, il personaggio di Svevo. Ce ne aveva parlato al liceo il professore di italiano, ed ero rimasta ad ascoltarlo incuriosita. Quella parola, inetto, mi si è scolpita nella mente perchè descrive anche me. Non voglio affermare di aver conosciuto una qualche verità celata ad altri, ma è vero il resto. Non sono capace di adattarmi, in altre parole. E questo diventa spesso un problema. Quelle persone che, come Tommaso, avvicino e poi allontano perchè rischiano di vedermi troppo nel profondo, non hanno niente che non vada bene. Sono io, piuttosto, a non riuscire a liberarmi, o più facilmente ad accettare, i lati negativi del mio carattere. Se da una parte ne percepisco i difetti e vorrei migliorarli, dall'altro non ci riesco e questo alle volte mi fa stare male. Così finisce che lego più facilmente con il mio cavallo o con il mio gatto, che si donano spontaneamente, mi consolano e non chiedono di sapere nulla in cambio. Riverso su di loro l'affetto che non so dimostrare a gesti o a parole.
E finisce che i pochi cui racconto qualche angolo di verità non la immaginano affatto, abituati a vedere la corazza, e si ritrovano senza niente da dire. Il fatto è che non sai mai se quelli che vedono tutto poi lo accettano. Così è più facile evitarli e non tentare di scoprirlo. Forse, sotto questo aspetto, io e Tommaso ci assomigliamo parecchio.
Volevo raccontarvi anche del libro che ho finito ieri, Da qui vedo la luna di Maud Lethielleux, che mi è altrettanto piaciuto, ma ve lo riservo per il prossimo post.
Aggiungo solo un'ultima cosa e, credetemi, non è un sentimentalismo: da quando ho aperto un qualsiasi blog, e Rock My World in particolare, questo è il post più sincero che abbia scritto.
Come dice la mia cara Gianna, abbiate cura di splendere. E di essere felici.
coccola5
lunedì 4 luglio 2011
Il biglietto del ladro
Domani ce ne andiamo in vacanza, e torniamo il 18 luglio. Nell'agitazione generale (leggasi: mia madre è quasi isterica), vi racconto questa chicca casalinga:
Mamma: Ragazzi (riferendosi a me e ai miei fratelli), oggi puliamo tutta casa che domani andiamo via.
Io: Scusa, non sarebbe meglio fare le valigie e lasciar stare le faccende?
Mamma: Dobbiamo fare anche le pulizie. Almeno se entrano i ladri trovano pulito.
Ho evitato di commentare, ma dentro mi è rimasta questa immagine: il ladro mi porta via ori e gioielli e poi, prima di andarsene, mi lascia il seguente biglietto:
"cose da portar via ce n'erano. Mi raccomando, la prossima volta però voglio trovare i pavimenti lavati e i tutto il bucato fatto."
coccola5
sabato 2 luglio 2011
Mi lascio sopraffare
Qualche giorno di assenza. Mercoledì, subito dopo gli esami, ho sistemato due magliette e il pigiama in una borsa e sono corsa da mia nonna Giovine a Verona. Volevo fuggire un poco dal clima di tensione di casa mia, che recentemente mal sopportavo. Mia madre si sta agitando come una matta perchè la prossima settimana andiamo in vacanza una settimana. Continua a pensare che non deve lasciare nulla a casa, che deve fare le pulizie e che deve preparare le valigie, chiamare l'albergo, confermare prenotazioni a destra e a manca.
In tutto questo io salvo il salvabile, vale a dire la pazienza.
Da mia nonna sto benissimo. Giochiamo a carte, la aiuto in qualche faccenda, le faccio la spesa e lei mi insegna qualche cosa a uncinetto. Mi dai soddisfazione, dice, perchè tu impari velocemente.
Ho deciso di lasciarmi stare in questi giorni. Di non continuare a scandagliarmi tutta meticolosamente cercando il perchè di ogni millimetro. Almeno per qualche giorno mi do tregua. Pare che questo meccanismo porti velocemente a un esaurimento precoce dei nervi e non voglio. Mi riempio dei buoni pensieri della mia nonna Giovine, che alcuni ricordo e altri meno. Mi riempio dei commenti al tg di mio zio, del caffè nel latte la mattina assieme ai biscotti, gli stessi che da mia nonna mangio sin da quando sono piccina. Gli stessi pavimenti, gli stessi respiri e gli stessi sorrisi. Ripercorro qui il mio essere piccola, mi lascio un poco sopraffare dai ricordi. Lo so che male non fa, per una volta.
coccola5
martedì 28 giugno 2011
Go(o)d things
Da non credere. Oggi pomeriggio ho dato l'esame di mediazione orale tedesca e al momento ho in mano un articolo del Süddeutsche Zeitung. Paul Kirchhof plant die Steuer-Revolution. Chi sia Paul Kirchhof non lo so ancora, e nemmeno cosa sia la Steuer-Revolution, ma sono curiosa.
Con mia madre, tornando da Mantova, abbiamo parlato anche di curiosità. Io trovo che sia una caratteristica fondamentale, irrinunciabile oserei dire, in una persona. Mi piacciono le persone che fanno tante domande, che non hanno paura di chiedere e alle volte di sembrare stupide. Secondo me hanno una marcia in più per osservare il mondo.
Ricordo quanto mi incavolavo da piccola perchè non riuscivo a capire cosa dicevano le canzoni in inglese che ascoltavo, i tedeschi che parlavano con quell'accento e quell'intonazione che tanto mi affascinava.
Ad ogni modo, l'esame di oggi è andato bene. Del mio anno, il secondo, eravamo quattro ragazze: una è stata bocciata, io sono tornata a casa con un 28. Sudato, molto sudato. Ci ho lavorato tutta la settimana leggendo articoli, guardando video, leggendo lettere commerciali. In realtà, oserei dire che credevo che l'esame fosse più difficile. In un certo senso ci speravo, nel senso che in una scuola per traduttori e interpreti al secondo anno dovremmo effettivamente avere un livello abbastanza alto. La prof mi ha fatto interpretare anche in simultanea, ma dovrò trovare un modo per esercitarmi perchè la mia resa sembrava più una consecutiva.
Bene, bene, bene. E adesso ho qualche programma per quest'estate: vacanze a parte, ho una pila di libri da leggere. Sto acquistando gli inserti di Repubblica e rimpolpando un poco la mia biblioteca. Quest'estate vorrei davvero mettermi sotto e leggerli. Voglio migliorare e perfezionare il mio tedesco, come vi dicevo, e probabilmente riprendere in mano gli studi di russo. Avevamo iniziato un corso a scuola lo scorso anno, ma non avevo tempo per seguirlo e infine sono stata costretta a rinunciare. Con le giornate estive vorrei riprenderlo un po' in mano e vedere cosa posso combinare da sola.
Se una mia amica resterà a Verona, ne approfitterò per fare un po' di conversazione in tedesco, che ne ho davvero bisogno, nonostante il 28 di oggi. E poi.. poi si vedrà. Voglio andare tanto a cavallo, galoppare fino allo sfinimento e sentire l'acido lattico nelle cosce e nella schiena il giorno dopo. So che con JW non può funzionare, ma magari farò un po' di salto a ostacoli con C., il mio istruttore. Non voglio iscrivermi a gare, lo farei solo per piacere personale.
Più o meno così, quest'estate 2011. Non ho al momento particolarmente voglia di vedere tante persone, spesso preferisco passeggiare o fare una gita in bici per i fatti miei, con la musica nelle orecchie e la voce canterina.
Resto aperta alle sorprese. Che questi mesi portino cose buone. :)
coccola5
lunedì 27 giugno 2011
Milioni di parole tedesche
Ho letto milioni di parole tedesche, me ne ricordo la metà, non fa niente. Mia mamma vuole accompagnarmi a Mantova questo pomeriggio per l'esame. Inizialmente voleva venire anche mia nonna (una sua sorella abita in provincia), poi una febbriciattola del nonno l'ha convinta a rinunciare, e quindi siamo in due. O in tre, se viene mia sorella.
Qualche tempo fa mi sono iscritta a un forum su Gianna, un posticino carino, piccolo e raccolto. Ho fatto amicizia con le ragazze che postano più frequentemente e ogni tanto ci sentiamo su Fb o Skype. Francamente non sono sempre propensa a fan club o simili, in genere peccano di monopensiero: l'unico argomento possibile e immaginabile è e deve essere (in questo caso, ad esempio) Gianna, si ascolta tendenzialmente solo musica di Gianna, lei è la sola e la migliore. Non ho trovato questo atteggiamento qui, il che mi è piaciuto e mi ha spinta a iscrivermi. So che talvolta organizzano dei raduni, ma non so quando potrò partecipare. In genere mi sconvolge sempre il fatto di vedere dal vivo una persona conosciuta online: online c'è solo uno "spiritello", una persona immaginata mai come questa realmente è. (http://giannanannini.forumfree.it/)
Ad ogni modo, devo trovare una radio tedesca da ascoltare online. Entro la fine dell'estate voglio - devo - avere un tedesco impeccabile. Perdonatemi se questo argomento spunta fuori continuamente nel discorso, la cosa dipende solo parzialmente da me.. in gran parte è l'effetto dell'ansia preesame.
Una piccola particolarità, una virgola in questi giorni fatti spesso di noia. Sono stata colpita - letteralmente - dal verde bottiglia. Ha lasciato un ampissimo spazio alla mia immaginazione, non so bene perchè. Voglio qualcosa di verde, una maglia, un paio di orecchini..
Memorandum per i prossimi giorni (nonchè per evitare lacrime future): avere tanta pazienza, e tanta paziente voglia di ricominciare. Con alcune persone (anche nella mia famiglia.. indovinate chi?) questa dote si richiede. O è necessaria?
coccola5
ps. sabato con mia madre ho fatto due torte. Mi ripropongo di provare.. e di portarvi come prova le foto e le ricette! :)