sabato 12 dicembre 2009
Non è un Paese per me
Ho scelto l'argomento che più mi si addice, vale a dire la lettera di Pier Luigi Celli al figlio pubblicata su Repubblica, "Figlio mio, lascia questo Paese". La potete trovare qui, se intendete leggerla per intero.
Personalmente, non ho mai inteso rimanere a vivere e lavorare in Italia dopo la laurea: trasferirmi stabilmente all'estero è un mio sogno sin da quando ero piccola, ma mi sembra quasi una necessità adesso che vedo come girano le cose qui. Si fatica a trovare un lavoro, anche semplice, e dopo anni di studio sono pochi quelli a trovare un'occupazione adatta alla loro laurea. Il governo, poi, non è molto a favore dei giovani, benchè dichiari il contrario: dove sono le possibilità tanto vaneggiate? I giovani sono il futuro dell'Italia, ci hanno sempre detto. Ebbene, questi giovani non possono esserlo. Questi giovani non sembrano avere futuro in Italia. Io stessa, che pur frequento una facoltà che mi dà buone possibilità lavorative, sono incerta e tesa riguardo alla mia occupazione.
La lettera di Celli mi ha molto colpita per la schiettezza. In Italia il merito sembra non contare molto, anzi. Spesso a fare fortuna sono persone che non hanno studiato, poco esperte e competenti per il loro mestiere, più spesso ancora ci si basa sull'aspetto fisico. E non è una mia idea: chi aveva presentato nelle liste elettorali due ex veline, o escort, o quello che erano? E, francamente, dubito che avessero esperienze o conoscenze in fatto di politica. Anche l'esempio che viene dato, l'idea che passa attraverso tutto questo, non è delle migliori.
L'Italia non è un posto dove stare volentieri. L'Italia è un Paese che più che il suo popolo e la sua economia, tiene a salvare la faccia. Che poi riesca in quest'impresa, lascio giudicare a voi, ma queste sembrano essere le pretese. L'Italia non è un Paese che ringrazia, piuttosto punisce ingiustamente, flagella persone spesso inutilmente (vedi il recente caso Boffo, ecc.). L'Italia, e con essa intendo anche il suo popolo, mi ricordano la descrizione del popolo fatta da Tacito: pronto ad acclamare prima questo e poi quello imperatore, senza alcuna coerenza. L'Italia non protegge le libertà dei suoi cittadini, piuttosto le nega.
E' un Paese dove vorrei poter stare, l'Italia, un Paese che amo e che tuttavia mi dà poco. Se ne avrò l'occasione, lo lascerò, pur con grande dolore, ma resterà nel mio cuore. Vado per trovare il meglio, the best of the best.
coccola5
ps. cito solo una frase della lettera di Celli, mi lasciate? Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.
martedì 8 dicembre 2009
Ezra Pound
Ve ne metto a parte, per spirito di condivisione. Se un uomo mi dedicasse mai un componimento del genere, mi renderebbe la donna più felice.
Venivi innanzi uscendo dalla notte
Ezra Pound, Francesca
coccola5
lunedì 7 dicembre 2009
Italia senza cuore
Che rabbia. Che indignazione. E che forte senso di vuoto, di caduta.
Questo, questo soltanto provo di fronte ad una nazione indifferente e frenetica, troppo presa a raccontare le vacue e stupide vicende dei propri politici per accorgersi dei propri cittadini, dei propri morti, in particolare.
Nella giornata di martedì scorso, il 1^ Dicembre, una ragazza di S. Bonifacio, in provincia di Verona, si è tolta la vita gettandosi sotto un treno. Nessun giornale, nessuna televisione ha dedicato a questo fatto più di qualche parola. Nessuno ha dato ai suoi genitori un briciolo di attenzione e di conforto. Anzi. Trenitalia ha chiesto, freddamente e burocraticamente, il pagamento di una multa di 250.000 euro alla famiglia per i disagi causati. Con che coraggio non lo so proprio.
Sempre più spesso mi sembra che il mondo giri alla rovescia, che le cose non vadano come dovrebbero proprio per niente. Nessuno si interroga sulla motivazione di un gesto tanto estremo, ciò che importa è solo il lato tecnico della questione, i ritardi. Nessuno si preoccupa di onorare, anche minimamente, i propri morti. Questa ragazza, Alice B., aveva la mia età, 19 anni. Il fiore della vita. L'età in cui una ragazza dovrebbe essere spensierata, con tanta voglia di vivere e pronta a spaccare il mondo. Eppure... non si è salvata.
Dico così ricordando la poesia di apertura della raccolta Porto sepolto di Ungaretti, "In memoria". L'amico di cui parla Ungaretti nella poesia, Mohammed, non sapeva sciogliere con la scrittura le sue emozioni e questo, probabilmente più di ogni altra cosa, l'ha ucciso. Alice non si è salvata, quindi, perchè nella vita di ognuno, a ogni età, ci deve essere qualcosa che salvi da sè stessi e dal mondo, la musica, la poesia, la religione.. qualsiasi cosa possa servire. Lei probabilmente non aveva trovato il suo punto di risalita.
Quanto mi fa male. Non la conoscevo personalmente, ma com'è che mi scendono le lacrime agli occhi comunque? Forse è sapere, il prendere consapevolezza che c'è un punto in cui non ci si dà un'altra possibilità. Forse è il prendere coscienza, amaramente, che non ci rendiamo conto di quanta sofferenza le persone trascinino con sè nella propria vita. Di quanto questo possa squarciare dentro. Vorrei che ci potesse essere sempre un'altra possibilità, un altro secondo di stop..
Vorrei che chi di dovere, chi può, si occupasse di più di queste cose. E vorrei che non ci fosse tanta freddezza nelle cose. Come si può chiedere il pagamento di una simile somma dopo che tua figlia si è suicidata?? Che poi, scusatemi tanto, con tutti i ritardi che fanno loro.. in un mese ho perso diverse volte coincidenze o autobus per andare o tornare dall'università.. forse sarebbe il caso di un esame di coscienza. Davvero.
coccola5
ps. a titolo di correttezza, avevo pubblicato questo post l'altro ieri sul mio blog su IoBloggo, blog che non credo aggiornerò ancora, dal momento che il mio conflitto con Splinder sembra essere terminato. Avete avuto anche voi dei problemi con la piattaforma?
domenica 29 novembre 2009
Un'emozione
Serata particolare, questa. In ristorante mi aggiravo tra i tavoli con un mezzo sorriso di circostanza. Il mio capo mi ha chiesto se andava tutto bene, ho risposto che sì, è tutto ok. A chi spiegare tutta questa mia apatia, questa mia afasicità? Mi fa stare così male...
Solitamente sono ipersensibile, penso sempre anche alle affermazioni più piccole, quelle più insignificanti. Ho dei cambi repentini di umore, che tuttavia mi fanno sentire viva, che ci sono.
Ora piango e basta. Credo che fumerò una sigaretta veloce, e poi me ne andrò a letto. In fondo, diceva Rossella O'Hara, domani è un altro giorno. Lo spero proprio.
coccola5
venerdì 27 novembre 2009
Still here
Letteralmente sfinita dalla settimana universitaria. AAA cercasi disperatamente week-end. In lettura Che tu sia per me il coltello di David Grossman, ma non so se riuscirò a portarlo a termine. E una voglia matta di Eliot, così, del tutto improvvisa (in particolare di The waste land). Domani puntatina alla biblioteca della mia città.
coccola5
domenica 22 novembre 2009
Questioni banali
Vorrei commentare con voi qualche fatto di attualità ed esprimere tutto il mio disappunto verso l'Italia. Sto parlando della questione del crocifisso nelle aule e nei tribunali. Non mi va proprio di dire che sono a sostegno o contro tutta questa polemica, perchè semplicemente la trovo del tutto inutile. Pur essendo cattolica, credo che il crocifisso si potrebbe anche togliere, per un motivo molto banale: non siamo quello che ostentiamo, piuttosto le nostre parole e le nostre azioni. Un cristiano non è tale perchè nelle sue aule vi è un crocifisso o perchè porta al collo una croce, lo è perchè è tollerante, perchè ha rispetto e amore per gli altri. Tutta questa storia mi sembra una crociata moderna, da 21esimo secolo, e soprattutto una grande presa in giro. Nessuno pensa che ci sono problemi più grandi e importanti di questo, nessuno pensa che l'Italia è in ginocchio e si prodiga per trovare una soluzione ai suoi molti problemi.
E' possibile che nessuno si accorga di quale governo di buffoni ci rappresenta? Sia a destra che a sinistra, senza esclusioni. All'estero si dimettono per aver comprato un DVD porno con i soldi del governo, da noi vanno tutti tranquillamente a donne (per non essere volgare) e nessuno sciopera, o dice una parola che non sia pettegolezzo. E' una riflessione amara, ma, come sempre si dice, chi è causa del suo mal pianga sè stesso.
Comunque sia... E' domenica, una come tante, una pioggerellina che scende leggera, e un pomeriggio che ha già aria di sera. L'inverno mi è sempre piaciuto come stagione, ma quest'anno mi lascia dentro una forte malinconia. Mi fa ricordare le belle sere estive, seduta al tavolo del giardino a chiacchierare con i miei, o talvolta con qualche amico. Mi piaceva un sacco guardare il tramonto, godermi questo sole che lento ci dava il suo arrivederci.
Adesso mi sembra quasi di vivere fuori casa. Durante la settima mi alzo presto e la sera torno tardi, il weekend, benchè dopo lavoro non esca molto (al massimo un'oretta), passo il resto delle ore a copiare appunti o a fare traduzioni. Con mia madre parlo davvero poco, per mancanza di tempo, e le notizie famigliari mi arrivano sempre in ritardo.
Forse aver ripreso così tardi la scuola mi ha fatto dimenticare i tempi del liceo, quando tornavo alle 18 e poi, stanca o no, moribonda o meno, ero sui libri fino alle 22. Mi sento quasi più debole a pensarci. So che ce la farò, devo solo tenere duro.
Bacioni,
coccola5
sabato 21 novembre 2009
News
Fine della seconda settimana universitaria. Domani mattina dormirò finalmente un'oretta in più. I compiti, le cose da rileggere, gli appunti da copiare non mancano, ma sembra tutto abbastanza interessante e quindi non mi pesa poi troppo. L'unica cosa, questo sì, devo ancora abituarmi perfettamente ai miei nuovi ritmi, perciò la sera, quando rientro verso le 21.30-22.00, sono sempre stanchissima e la voglia di mettermi sui libri è.. stellare, sì.
Ho fatto amicizia con V., una ragazza in corso con me. Ci sediamo quasi sempre vicine, parliamo il necessario (qualche commento durante le lezioni, brevi racconti fra un'ora e l'altra) e ci sfoghiamo riguardo le scemenze di una nostra compagna. Tant'è. In ogni classe c'è sempre quello che spara cazzate, no? L'importante è non dargli troppa corda.
Cambiando argomento, proseguono anche le mie letture. Avendo praticamente quattro ore fra andata e ritorno da trascorrere sui mezzi pubblici, leggo un sacco, soprattutto al ritorno. Ho concluso Venuto al mondo di Margaret Mazzantini e Il petalo cremisi e il bianco di Michael Faber, in Italia praticamente sconosciuto. Sono entrambi due bellissimi libri: la prosa della Mazzantini è sempre emozionante e coinvolgente, trascina sempre in un turbine di emozioni, mentre per il secondo libro.. leggetelo, è davvero fantastico! Mi sono buttata su una lettura un po' a sè stante, per ora: Sono io che me ne vado di Violetta Bellocchio, la storia di una ragazza "cattiva", portata naturalmente per far del male alle persone e per le battute sarcastiche. Che poi incontra Sean, ragazzo strano quanto affascinante, ma il libro devo ancora concluderlo.
E voi? Qualche news?
Ci si risente,
coccola5
venerdì 20 novembre 2009
La storia siamo noi
In realtà non avrei neanche due minuti per pubblicare. Ma ci tenevo a condividere questo video, La storia siamo noi di Fiorella Mannoia, un'artista che personalmente stimo molto, oltre che sul piano musicale, anche per i temi delle canzoni.
Non essendo capace di fare un lavoretto come si deve, ve lascio il link qui. Sì, mi piacerebbe mettere l'immaginetta, che fa più effetto, ma non ci riesco! (E rinnovo le maledizioni contro Splinder!!)
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
[...]
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
[...]
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo. [...]
Baci,
coccola5
domenica 15 novembre 2009
Ho perso le parole
Scrivere è fondamentalmente un bisogno per me, anche se poi non posto parecchio. Fino a qualche tempo fa tenevo un diario, che mi sforzavo di aggiornare con una certa periodicità. Poi mi sono resa conto della sua ordinarietà: raccontare di essere andati a scuola, aver studiato fino all'esaurimento delle forze e dei nervi, essere andata a letto stanca e con il terrore della sveglia alle 6.. Ho comprato allora un quaderno, in un viaggio a Firenze, che aggiorno anche a distanza di un mese e mezzo dalle ultime righe, senza impegno, e senza dover per forza raccontare la mia giornata. In circa un anno ho scritto quasi ottanta pagine, quindi effettivamente non molto, ma tant'è.
Credo che i "racconti di vita" siano cose sporadiche, anche se tutti i giorni ci capita una scena curiosa o strana per qualche motivo. Ricordo, ad esempio, un piccolo episodio di qualche giorno fa, alla stazione dei treni di Verona. Sto aspettando il treno per Mantova, dove adesso frequento l'università, e accanto a me ci sono una mamma e una bambina. La piccola nota un paio di scarpe nere fra i binari, e chiede alla madre perchè queste si trovino lì, dove proprio non dovrebbero stare. La madre le risponde, con un mezzo sorriso, che forse qualcuno ha dormito lì, fra i binari, la notte precedente. Traete le vostre conclusioni. Io credo che l'ingenuità e la felicità dei bambini non vada turbata con racconti, o anche battute, tanto crude. Non hanno la capacità di discernere fra la battuta e la cosa detta con serietà, quindi finiscono per impressionarsi con moltà più facilità..
Ma, tornando a noi, i racconti degni di essere annotati e ricordati sono pochi, molto pochi. Molte delle persone che vediamo o delle cose che facciamo sono banali o comunque superficiali, nel senso che non generano moti dell'anima. Quando lo fanno, quando lasciano il segno, per un motivo o per l'altro, allora vanno raccontati, per non essere persi nella memoria. Mi ritengo una freudiana piuttosto convinta, nel senso che, a mio giudizio, la nostra mente tende a rimuovere quei particolari che potrebbero turbarci molto.
Di qui la necessità, il bisogno impellente di scrivere. Scrivere vuol dire fermare il tempo, in qualche modo, fermare la propria vita e darle un ordine mentale, fare il punto della situazione, mettere dei paletti. Quando sono agitata, anche fare un elenco delle cose da fare mi aiuta molto. Mi fa sentire organizzata, convinta di potercela fare. Scrivere come un dovere, il più importante. Fra diari, poesie e blog, scrivo da quando avevo dodici anni, nel terrore che arriverò a quarant'anni senza molti ricordi. Ma non credo sarà così.
Ci sono persone, fatti, luoghi, che entrano nella nostra vita e rimangono impressi nell'anima. Tra questi, per esempio, la mia prima ed unica cavalla, Beauty, una persona molto dolce a cui tuttora sono legata, Antonella, un ragazzo per me importante, E. (di cui non metto il nome per intero per un discorso di privacy), una mia "amica" delle scuole medie, Melania... Resteranno sempre con me.
Bacioni,
coccola5
ps. riguardo al post "Bilinguismo", non commentate, è una traduzione che avevo iniziato all'università e, non sapendo come spedirmela, l'ho postata qui, quindi sarà rimossa in settimana. Ri-baci.