venerdì 30 settembre 2011

Croce sul cuore

A volte non succede niente di importante per giorni. Con "importante" non intendo matrimoni, traslochi, o cose del genere, intendo accadimenti che lasciano un segno, anche piccolo, nel tuo cuore.
Quei giorni passano un po' nell'inattività, nell'apatia. Non vedi l'ora che sia sera per andare a dormire, sperando che farai un sogno memorabile. E quando la mattina dopo ti svegli, sei consapevole del fatto che le cose non cambieranno per magia.

Stasera ho visto un film, Stanno tutti bene. Niente di speciale, a mio avviso, semplicemente una piccola lezione per quei genitori che pretendono troppo dai loro figli, ma i film mi lasciano un pizzico di buonumore, e alle volte mi danno la spinta per riguardare dentro me stessa.
Non ci ho pensato troppo: ho spento la tv mentre scorrevano sullo schermo i titoli di coda e mi sono inginocchiata sul marmo. Ho promesso a Dio, ma soprattutto a me stessa, che quei giorni apatici e vacui sono terminati. Ci sono tante cose che posso fare, e ho tanto tempo da spendere bene, soprattutto ora che posso disporne come meglio posso. Ho un'infinità di ore per leggere, studiare, ascoltare musica, migliorare il mio tedesco e lo spagnolo. Ho chiesto scusa perchè non posso permettermi di sprecare i miei talenti, davvero.

Eccola qui la mia promessa. E' una cosa grande, ma non così tanto. Croce sul cuore.

coccola5

mercoledì 28 settembre 2011

No guasti, no party!

Da qualche giorno io e mia sorella abbiamo casa libera: i miei genitori si sono concessi un’ultima vacanza prima dell’inizio vero e proprio dell’anno scolastico e lavorativo. Così, lunedì ne ho approfittato per invitare F. qui da me, anche per avere un po’ di allegra e sana compagnia. Ci siamo trovate nel pomeriggio, dato che la mattina dovevo recarmi in uni per farmi dare degli appunti per un esame, e abbiamo preso il bus insieme. F. è, in un certo senso, una novellina delle zone di provincia: abita in città e, a quanto ne so, raramente si reca nei “dintorni”. Di conseguenza, mi fa sempre un po’ tenerezza quando viene da me: mi sembra di essere una vera e propria donna di mondo, abituata come sono a prendere mille autobus e treni, a destreggiarmi fra coincidenze, autostrade e mille avversità.

La sera ci siamo fatte una pasta alla carbonara per cena e abbiamo visto un paio di film, ma la vera sorpresa l’abbiamo trovata il mattino dopo. Alzatami, sento la voce di mio nonno che mi chiama (erano quasi le undici!) e mi spiega concitato che l’impianto elettrico è.. puff! svanito. Non eccessivamente sconvolta, avverto mio papà per telefono: mi dice che mi manda l’elettricista che lavora da lui a dare un’occhiata e di fargli sapere più tardi. Dopo un paio d’ore di lavoro, emerge il guasto e si riesce a sistemare e, soprattutto, a far tornare la corrente.

A dirla tutta, sono abituata a questo genere di inconvenienti. Quando i miei vanno da qualche parte, anche la casa si prende qualche giorno di ferie. L’ultima volta il fornello aveva deciso di scioperare e per qualche giorno siamo andati da mia nonna per tutti i pasti, quella precedente è saltato il telefono e con lui Internet, quella prima ancora Spirit, il mio gattone, è morto e.. mettiamo la ciliegina sulla torta? Un paio di anni fa, i miei si sono assentati per qualche giorno. Avevamo appena preso una gattina bianca, come quella che ho ora, e una sera, dopo cena, non l’abbiamo più trovata. Quindi, ne dedurrete, casa libera non equivale a grandi feste.

Per il momento speriamo di arrivare a fine settimana senza altri problemi.

coccola5

mercoledì 14 settembre 2011

Mina e la mia voglia di studiare

Dove se n'è andata la mia voglia di studiare? La sto cercando disperatamente. 

In compenso ascolto musica. Ascolto, Mina per la precisione. Vi lascio con Parole, parole, parole che io... beh, semplicemente amo.

coccola5

http://www.youtube.com/watch?v=wrlew2G6nvA

lunedì 12 settembre 2011

Senza godermi ancora (Tributo - anche - a Gianna Nannini)

Si dice, a volte, che amare qualcuno significa lasciarlo andare. So che questo è incontrovertibile e innegabile, ma ammetterlo significa inchinarsi a questa verità. Nulla è più difficile di guardare dentro sé e riconoscere che qualcuno o qualcosa non fa per noi, anche se ce ne siamo innamorati, e dobbiamo lasciare che prenda la sua strada.

Che si tratti di una persona o di un cavallo, per me la difficoltà è eguale. Il grado è sommo, lo è sempre stato per una qualche logica ragione. Non avrebbe potuto essere più difficile trattandosi di JW, un amore grandissimo e malato. Non so quanto ho pianto, lottato e scalpitato, non saprei misurare in quanta parte mi sono data. Eppure doveva essere nell’anima, e lì ti lascio per sempre, sospeso immobile, fermo immagine, un fermo che non passa mai.

È così, con questo spirito, che questa mattina sono uscita a cavallo dopo tre mesi abbondanti di inattività. Ma non è lui che ho sellato, piuttosto Carrie, quella cavalla di cui vi avevo narrato qualche post or’è. Una passeggiata innamorante, anche se dall’inizio dubbioso, perché la piccola è morbida alla mano (leggi: la si guida facilmente), forse perché non esce spesso, ubbidiente e molto serena d’animo. Cammina come voglio e dove voglio, va da sola se glielo chiedo, sta davanti e dietro, non impazza per la strada al galoppo né si impenna dallo spavento. Ha il cuore forte, a voler usare una metafora.

Ha un cuore uso alle abitudini di molti cavalieri, più o meno rispettosi della sua indole così docile, della sua avanzata età, del suo carattere. Ci siamo conosciute lentamente, noi due. Stranamente, e inaspettatamente, ha compreso la mia difficoltà nel risalire a cavallo dopo tanto. Ancor più particolarmente, in qualche maniera affettuosa è “entrata” nel mio dolore, nel mio malinconico sentimento di abbandono per JW, e ha camminato per tutto il tempo vicino a lui, concedendomi di toccargli le orecchie e di carezzare più lui che lei.

A pranzo ci siamo fermati in un ristorantino molto carino. Dopo che abbiamo legato i cavalli, i miei sono andati a sedersi a tavola e io, forte del fatto che dall’interno non mi vedevano, mi sono coccolata JW. È stato straziante, un disperato baciarsi e carezzarsi di chi ha compreso che un amore è fallito e finito e, come negarlo?, ho infine pianto. Appoggiata alla sua criniera con la testa, con la voce completamente strozzata e le guance rigate, gli mormoravo la mia nostalgia. Mi manchi tanto, mi manchi tanto, ho ripetuto per due o tre minuti. Quando mi sono accoccolata vicino a lui, mi ha baciato un paio di volte e poi si è voltato, come un amante che se ne vada tristemente senza più guardare dietro sé.

È stato emozionante, dopo tutto. Bello e meraviglioso infine. Cantavo Pazienza di Gianna Nannini anche a Carrie, mentre i pensieri si disperdevano nell’aria. Nel pomeriggio il bosco mi ha soccorsa. Come se dai rami potesse parlare il divino, le fronde degli alberi sussurravano piano, il cielo azzurrissimo mai si è rannuvolato od oscurato, mai i sentieri mi sono parsi ardui e impervi. E quand’anche lo siano stati, Carrie ascoltava la mia voce canterina.

E infine Franco, compagno nelle nostre passeggiate da una vita, che mi ha portata lontano al galoppo. Un galoppo dietro l’altro, ad occhi chiusi, un orgasmo sempre più grande ed innamorante, un sentimento di dolcissimo oblio e accettazione. Rinascere al galoppo, a cavallo, ecco perché non posso accantonare l’equitazione per via di un amore fallito. Se non fossi sempre e comunque salvata dai galoppi, non so che altro potrebbe ridarmi la vita e la gioia di vivere.

 Qui c’è tutto quello che volevo scrivere di oggi, tutti i miei contrastanti sentimenti. La giornata di oggi è stata poesia e musica, è stata dolore e gioia, serenità nuova e ritrovata. È vero, è tempo che le cose cambino per me, e io ho iniziato così. A cavallo, come sempre.

Ti bacio, JW, ti auguro di essere sereno, ti auguro che la tua paura venga sventrata dalla forza del tuo galoppo. Fa come se fosse un muro nero di cartongesso: saltale dentro e divorala. Distruggila con le tue zampe forti, con le macchie bianche della tua schiena. Verrà un giorno in cui staremo ancora insieme, ma non è ora quel tempo. Dobbiamo avere pazienza, come dice Gianna, mio adorato JW. Ti stringo forte al petto, lì dove ti strofini sempre. Se c’è una tua strada, seguila con forza, con le falcate dei galoppi. Ti prometto che ti salveranno sempre.

coccola5

venerdì 9 settembre 2011

Tre righe di tempo

Ho qualche riga di tempo. Ho qualche riga da scrivere – e di libri, grazie al cielo.

L’unica libreria di Verona che rimane aperta in orari serali è in pieno centro, vicino la chiesa di S. Anastasia. Non è particolarmente vasta, ma compro lì la maggioranza dei libri e dei vocabolari che mi servono, e poi l’atmosfera è piacevole.

Una sezione di dimensioni accettabili è dedicata ai classici greci e latini, e ogni tanto si trova qualche nuova edizione, una traduzione rivista dell’Iliade o di Sallustio, uno sconticino su quei libri che a nessuno – tranne a me e pochi altri, suppongo – viene in mente di leggere. È così che stasera, destreggiandomi fra novità editoriali, libri in lingua e classici BUR in sconto, noto un’edizione in due volumi di lirica greca, edita da Bompiani. La carta è ottima, vi sono note e testo a fronte in greco, mi accingo a guardare il prezzo sperando che sia abbordabile. E... 18 euro! Lirici greci sarà mio la prossima settimana, non appena avrò ricevuto lo stipendio di questo mese.

Per il momento mi “accontento” di Umberto Eco: ho finalmente acquistato un libro che mi ha sempre incuriosita, Dire quasi la stessa cosa. Per una maniaca della lingua e della grammatica come me, è un vero calmante dell’anima (dopo Gianna Nannini, è ovvio). Non vedo l’ora di iniziare a leggerlo e di raccontarvi qualche cosina.

Si si, e poi? Passa ad altri lidi narrativi, la grammatica nuoce alla salute psichica..*
Davide? Il lavoro? F.? E. è morto? Orbene, risponderò a puntate. Oggi, in tre righe, vi dirò di Davide.

L’ho rivisto oggi a fine turno. Come sapete, è ora in un altro bar della G.A. Faceva il figherrimo (dai, me lo concedete invece che “superfigo”?!)  con i suoi amici, e mi ha chiesto di aspettarlo per fare due chiacchiere. Dopo dieci minuti mi accompagna alla macchina e intanto parliamo. Davide è uno dei pochi colleghi con i quali eludo perfettamente l’argomento lavoro. Inevitabilmente ci ritroviamo sempre a parlare d’altro: masturbazione (!), gusti musicali, famiglie ammattite.. c’è una buona sintonia fra noi, e a me – come negarlo? – fa davvero bene una compagnia così positiva.

Nel prossimo episodio vi racconterò del lavoro: ce n’è da scrivere, ma devo calibrare una giusta dose di ironia per voi.
coccola5 

lunedì 5 settembre 2011

11 agosto

Quest’anno ho completamente dimenticato l’11 agosto, la festività di S. Chiara d’Assisi. Dall’estate del 2008 sono particolarmente legata a s. Chiara: quell’anno il campo-scuola si svolse ad Assisi, cittadina che ho amato tantissimo, e ricordo quanto mi legai ai luoghi della santa, alla sua vicenda biografica e alla sua vocazione così strana e – solo – apparentemente assurda. Assieme agli animatori visitammo tutte le chiese di Assisi, fra cui quella dedicata a lei, e lì scoppiai a piangere come una bambina. Ero entrata con due amiche e decidemmo di inginocchiarci a pregare. Non c’era tantissima gente all’interno della chiesa e l’inginocchiatoio davanti al crocifisso era libero. Lì trovai una preghiera che conservo tuttora a casa. La cosa davvero strana di quel momento fu che la preghiera si impresse nella mia mente in modo indelebile alla prima lettura: la ricordo perfettamente, e la recito abbastanza spesso quando ne sento il bisogno.

S. Chiara mi ha sempre un po’ “salvata”: non voglio dire che esaudisce tutte le mie preghiere, ma sento vivida la sua presenza nella mia vita. È a lei che torno spesso col pensiero quando sento il bisogno di semplicità, di stabilità o di una certezza. Lei c’è, in altre parole.

Queste poche righe sono una pubblica ammenda per essermi dimenticata del suo giorno, nonostante lei mi abbia aiutata in così tante circostanze. Il mio pensiero dunque va a lei questa sera.

Non ho mai raccontato l’episodio di Assisi apertamente. Lo conoscono poche persone: oltre alle due compagne che erano con me quel giorno, soltanto mia mamma e la mia nonna paterna. Di queste, solo mia nonna ha compreso appieno l’importanza per me di quella vicenda e, francamente, in pochi sanno qualcosa della mia vita spirituale, per non dire nessuno.

Che cosa voglio dire? Voglio dire che spero mi perdonerete anche voi se non vi racconto dei 30.000 ospiti di sabato a Gardaland, se non vi racconto dei leggeri e passeggeri alterchi fra colleghe o della mia giornata di oggi. Abbiate pazienza, ogni tanto le necessità mi sovrastano e questa è una di quelle.

coccola5

domenica 21 agosto 2011

La cosa più figa al mondo

Di riposo. Dopo sei giorni di lavoro una lunghissima dormita ci voleva. Mi sono addormentata all’1 iersera, in “piena regola”, cioè soltanto slip e reggiseno sotto il lenzuolo verde.

Stamattina, contrariamente alla norma, mia madre mi ha chiamata alle 11.40. Solitamente a casa mia la sveglia suona alle 8.15, e questo trecentosessantacinque giorni l’anno compresi i bisestili, il giorno di Pasqua e di Natale e i nostri compleanni. È una regola della casa. Adesso però si rende conto che la sera sono proprio sfinita e che ho bisogno di dormire maggiormente, almeno nel giorno che ho di riposo. Certo, è venuta a svegliarmi con la sua solita cortesia (Allora, ti vuoi alzare?!), ma considero questo di oggi un grande progresso!

A pranzo ne ho approfittato per parlare con i miei dell’equitazione: per me esiste l’idea (e la possibilità economica) di comprare un cavallo, loro invece aspetterebbero. Il lavoro nella Grande Azienda mi consentirebbe l’acquisto di un pargoletto equino e circa due mesi di mantenimento, ma poi? Mio padre dice che, a questo punto, potrei chiedere la mezza fida di Carrie, una cavallina che nessuno usa da tanto. Ha il mantello di un marrone molto scuro, ha circa vent’anni ma fa davvero poco movimento: in mezza fida mi costerebbe cento euro al mese e la cosa sarebbe fattibile, ma... il problema è che questi cavalli, che di solito chiunque usa, principianti e non, non sono abituati alla mano di un solo cavaliere e sotto questo punto di vista sono abbastanza difficili da gestire. Carrie, anche per la sua età, è molto tranquilla e perfettamente affidabile, almeno in teoria. La pratica è un altro discorso. Per il momento, dunque, non abbiamo deciso nulla, se non di provarla alla prima passeggiata e poi decidere il da farsi.

Senza cavallo non riesco proprio a stare. In realtà, di chi non posso fare a meno è JW, e ogni volta che ci penso è un dolore lancinante. Quasi nessuno, se non – forse – chi legge il blog, ha intuito la mia immensa sofferenza. Perderlo, ritrovarlo e perderlo di nuovo è stato davvero arduo da accettare. Si trattava di riconoscere che cavallo e cavaliere non sono fatti l’uno per l’altra. O meglio, accettare anche il fatto che, se pure un cavallo come JW ti ama al punto di seguirti senza longhina, non riesce però a superare le sue paure e a fidarsi completamente di te.
Io e Beauty, la cavalla che avevo prima di lui, eravamo un tutt’uno, perfettamente in sintonia sempre. Mi fidavo di lei al punto da lasciare le redini per qualche minuto, in caso di necessità.

Mi resta sempre la mia micina, è vero, che adesso mi osserva dal letto mentre scrivo. È gelosa incredibilmente del mio pc, perché non possono stare sulle mie gambe contemporaneamente, però la notte si fa spazio fra le mie gambe e si addormenta lì fino alle tre, le quattro di mattina.

Qual è la cosa più figa al mondo, secondo te? mi ha detto Davide qualche giorno fa.
Il galoppo a cavallo.

coccola5

sabato 20 agosto 2011

PR, il problema e altri racconti

Si ricomincia, e l'orario di oggi è, se possibile, peggiore dei giorni precedenti. 12-15 e di nuovo in cassa dalle 19.30 alle 23. Particolarmente distruttivo, ne converrete.
Devo tuttavia dire che come orario non mi dispiace per la sola ragione che mi consente di starmene al lago di Garda con i piedi in ammollo per tre ore. Proprio vicino a noi c'è una spiaggetta, e allora vale la pena approfittarne.

Compagnia di questi ultimi giorni è Il Corsaro nero di Emilio Salgari, grazie al Corriere della Sera. Ogni settimana, di mercoledì, esce un classico dell'avventura: fra questi Verne, Salgari (ma non verrà pubblicato Sandokan), Twain, London e altri. I libri escono al prezzo di 6,90, quindi mi sembra buona cosa approfittarne. 
Il Corsaro nero mi piace molto, anche se non avrei mai pensato di "prendermi" per un libro simile. A quanto pare, leggere di indisciplinati pirati mi affascina parecchio. Non credo che come libro si possa definire un capolavoro: ogni tanto, a mio avviso, è rimasta nella penna qualche virgola ed è invece uscita qualche espressione inadatta al tema, ma in generale il linguaggio dei pirati parrebbe essere presente.
Ogni tanto mi ritrovo a ridere da sola per qualche battuta presente al suo interno o ad avere un po' di batticuore sperando che il Corsaro nero riesca nelle sue imprese... i classici sintomi di un lettore incallito come me! ;)

Sapete che mi aspetta ora, prima di andar via? Un bel po' di pulizie della mia camera che, se potesse, urlerebbe certamente. Ah sì, e la gestione di un fratello quattordicenne parecchio fuori di testa (da ieri rinominato appositamente per il blog PR, Psicopatico Rompiscatole). Ieri sera ha annunciato solennemente che "voleva uscire per picchiare G.", suo amico (sì, in effetti questo è da verificare!). Io e mia madre abbiamo avuto un bel daffare a trattenerlo e quando l'ho rimproverato per aver mandato a quel paese mia madre mi è arrivato un destro sul braccio sinistro. Mica male, no? 

In tre parole, questa casa è un covo di matti.

coccola5

venerdì 19 agosto 2011

Lavoro, cena, letto. Lavoro, cena, letto. Moltiplicate per sei (giorni). I vostri genitori vi considerano come un'apparizione, voi vi vedete come un noioso e meccanico bradipo. Al lavoro dicono che siete bravini. Vaff...!!

Davide? Siamo un duo avventuroso, noi. Son salita con lui per la prima volta in motorino e gli ho quasi fatto passare dei guai: io senza casco, in due su uno scooter, secondo voi dove siamo passati? Davanti alla caserma dei carabinieri!! Si, si.. tutto è bene quel che finisce bene, però che spavento! 

E poi gli manco, pare. Dice che a pulire i vassoi senza le mie strambe conversazioni si annoia. Dunque ti manco? Eccome!

A presto, miei fidati lettori, il lavoro chiama. [E pare che si viva per lavorare, e non il contrario, ahimè.]

coccola5

lunedì 15 agosto 2011

Ti aspetto. Per pietà.

So che scrivendo farò ordine fra i miei pensieri, e quindi al momento mi sembra un’attività decisamente utile da compiere. C’è qualche novità sul fronte lavoro, e vale a dire che il numero dei litigi furibondi tra me e la cassa si è decisamente ridotto: abbiamo trovato un tacito accordo che ci permette di convivere (io non piango esaurita e soprattutto conto bene il fondo e lei.. beh, lei fa sempre il suo lavoro!) e, definito il patto di stabilità fra le parti, sto molto meglio.

In compenso sono partiti tutti: i miei sono a cavallo per il week-end e torneranno domani, F. è partita per la GMG di Madrid e D… D. è partita, ma in un senso differente. Quello che mi ha sorpreso, è stata la batosta: pensavo di essere oramai un’esperta in fatto di scelta di amicizie, e invece mi sono dovuta ricredere. Il punto è che io vedo l’amicizia come un prendersi cura l’uno dell’altro, e con lei non succedeva. Mi ha detto che ho l’innata capacità di scomparire nel nulla, le ho risposto che lo sapeva fin dall’inizio e che è un fatto caratteriale cui non so porre rimedio. E comunque, a non sapere nemmeno dei problemi di mio padre e a non farsi sentire per tre mesi, era lei. Giusto per puntualizzare lo stato di cose. Non penso a lei quasi mai ora: il pensiero che ci rivedremo casualmente mi tocca solo in maniera laterale, forse sono talmente amareggiata che non voglio nemmeno pensare alla nostra rottura e a cosa succederebbe se.

Considero da sempre gli amici quasi come degli amori – e chi ha letto della mia amicizia con E. può confermarlo - persone per le quali do ogni cosa, ogni singola cellula di me stessa e rompere con loro in modo più o meno traumatico, più o meno accidentale, mi ferisce immensamente. Non tutte le persone restano per sempre, però spero sempre che condividano con me una parte di percorso abbastanza lunga. E questo è quanto: ci sarebbe altro da aggiungere, ma preferisco spostarmi su lidi più interessanti e divertenti, almeno per il momento.

Partiamo dall’argomento più facile: F. Come vi dicevo, è partita per le vacanze con un grande zaino da trekking e, sottolinerei, è partita anche grazie a me. Perché tanta modestia? Perché ieri sera, dopo lavoro, ci siamo viste con l’esplicito intento di “fare lo zaino, ti prego”. Fortunatamente aveva già sistemato sul letto le cose da portare. Una precisazione ci sta: sistemare può essere sostituito da buttare alla più caotica rinfusa senza particolari conseguenze sintattiche e semantiche. Si, perché sul letto – e nelle stanze adiacenti – regnava sovrano il caos. Le ho fatto sistemare i pantaloni con i pantaloni, le maglie con le maglie e le scarpe con le scarpe e insieme le abbiamo insacchettate e disposte nello zaino in ordine di “utilità” (per chi non lo sapesse, l’ordine è circa questo: maglie e pantaloni sotto, intimo più sopra, sopra ancora pigiama e cambio per il giorno successivo, infine un avemaria – o un’imprecazione, a seconda del soggetto svaligiante - per riuscire a chiudere lo zaino e sacco a pelo e stuoino). Sua sorella – e lei stessa – mi guardava ammirata e continuava a ripeterle: “vorrei vedere quando lo zaino lo farai tu!!” e intanto se la rideva di gusto. In tutto questo abbiamo cenato e ciacolato.

E questo ormai ci porta al secondo – e ultimo, contenti? – argomento. Di che abbiamo disquisito? Di molte cose, questo è certo, e a me gli argomenti raramente difettano, ma anche, e sottovoce per non turbare la sua famiglia, di Davide. Il collega che mi attrae terribilmente e di cui vi accennavo il post precedente. Un gran bell’elemento, quello. Castano, carnagione chiara e occhi scuri, qualche minuscolo taglietto sul viso: non eccessivamente piacente secondo gli attuali canoni estetici, abbastanza sfacciato da dirti qualunque (quasi – e grazie al cielo) cosa appena gli venga in mente. Sabato abbiamo pulito insieme i vassoi, e intanto mi raccontava la sua storia dannata, io gli spiegavo che in questo senso gli faccio compagnia. Insomma, lui ha la sua storia con cui impressionarmi (parziale perdita di memoria dopo un incidente di arti marziali, famiglia sgangherata e altre varie) e io ho la mia (incidenti vari di percorso, carattere spaventoso e spaventevole e altre varie): così composti, nessuno dei due si impressiona poi molto. Non io, almeno. Storie così ne ho sentite almeno cento e ci ho fatto il callo: non che le ritenga superficiali, anzi, ma conosco spesso il prologo e il proseguo e anno dopo anno non ci lascia più muovere a pietà o compassione. Detto questo, veniamo – dialogicamente parlando – al sodo: ci ritroviamo a parlare delle nostre compagnie di letto. Che si tratti di una seconda persona o delle nostre dita, come nel mio caso, mi è piaciuta l’estrema naturalezza della conversazione, con qualche risata e altre parti serie. Quindi, dicevi, ti tocchi e poi dormi da dio?, mi fa, riprendendo il filo del discorso. Sì, hai colto il punto. Ti rilassi al punto che stai proprio bene e quindi poi dormi anche bene. Inizialmente lui ride. Perché me ne parli? Perché lo faccio io, più che altro perché è naturale e tutti, in misura diversa, lo facciamo. Che senso ha nasconderlo? Non mi dà torto, mi fa notare che mi sto rilassando e che parlo più lentamente adesso, io vorrei rispondergli che, se potessi, me lo scoperei seduta stante, invece ribatto che non mi va la psicanalisi. Mi asseconda e poi cambiamo argomento: ridiamo in continuazione e i colleghi che passano notano la nostra complicità. Al momento della distinta cassa me lo ritrovo di nuovo vicino. Che fai?, gli chiedo. Ti aspetto. Per pietà. See, per pietà. Comunque resta, mi fa piacere., gli rispondo in fretta. Il momento più ansiogeno è quello e mi fa piacere che qualcuno mi affianchi in silenzio. Lui però parla in continuazione con me e con V., una nostra collega, e alla fine sbotto: E piantatela di parlare e  schiamazzare! Sto facendo la distinta, mi serve concentrazione! Abbassano la voce e io riprendo a smazzettare le banconote e le monete. Poi si offre di darmi una mano e gli dico cosa fare, infine mi accompagna all’auto. Che poi, vedi, noi che abbiamo il riposo la domenica siamo quelli più fighi!, esclama cammin facendo. Quindi intendi che sono figa anch’io?, azzardo ridendo. Beh, non proprio!, ride anche lui, ma in realtà lo pensa.

Posso dirlo? Mentre altre colleghe parlavano con lui, una puntina di gelosia c’era. E dai, per una volta speriamo bene. Se non mi faccio prendere dal panico potrei farcela.

coccola5