giovedì 29 luglio 2010
JW - Tutto per te
Per la prima volta, ho affrontato tre giorni di equitazione non stop con JW (leggi Geidabliu, per i nuovi lettori), il puledro di mio padre che attualmente cavalco io. Ha 6 anni, ne compirà 7 il 28 ottobre, ma si può dire che sia ancora un puledro. Non è mai stato addestrato veramente: di lui si sono occupati un amico di mio padre, presso il quale JW era nato, e in seguito mio padre stesso. Per questo motivo, nonostante il cavallo sia eccezionale (per la sua età e per il suo carattere), ha una piccola fobia, quella di perdere il gruppo. In generale rimane quasi appiccicato al cavallo davanti, vizio che fatico a togliergli e che gli rischia qualche calcio e al galoppo, se sente che il cavallo che lo precede si allontana, accelera furiosamente fino a raggiungerlo e talvolta a sorpassarlo. Immaginate l’ansia, alle volte.
A ogni modo, venerdì mattina siamo partiti verso le 8 per arrivare vicino a Caprino Veronese verso le 9.30. Il tempo di far scendere i cavalli, sellarli in pochi minuti e partire. I sentieri bianchi, ma anche gli altri, sono magnifici, le visuali sono proprio stupende, in più abbiamo optato per il “Giro delle Malghe”, panoramico e non troppo lungo. Peccato che la pioggia e il maltempo dei giorni precedenti abbiano rovinato parte dei sentieri e siamo quindi costretti a fare delle piccole deviazioni. Arriviamo in un ristorante, dove avremmo dovuto mangiare qualcosa, verso le 14.30, ma ci dicono che la cucina è chiusa, al massimo ci fanno dei panini. Affamati, non ci pensiamo due volte! A proposito, siamo arrivati poco prima di prendere un temporale pazzesco, che scroscia mentre noi mangiamo qualcosa nella terrazzina coperta. Il proprietario, vedendoci, ci aveva suggerito di legare i cavalli ad un filo appeso tra gli alberi. Mia madre ci pensa su, io guardo il tipo e penso: “Neanche per sogno”. Non è giusto che le nostre cavalcature debbano rimanere proprio sotto le intemperie, almeno possono restare riparati dagli alberi.
Facciamo alcuni sentieri stretti il secondo giorno. In alcuni casi è necessario fidarsi del cavallo, fissare le redini alla sella e lasciarlo andare. Io fatico un po’ e vengo aiutata. Non conosco ancora JW alla perfezione, non me la sento di guidarlo. Non vorrei mai che ci facessimo del male. Sono momenti straordinari: il cuore batte a mille, sei più agitata tu del tuo piccolo e lo coccoli dicendogli “non ti preoccupare” o “non avere paura” come se lo dicessi a te stessa. Ma JW si dimostra impeccabile: avanza con passo sicuro, non inciampa, non fa cabaret rifiutandosi o facendo back e girandosi, come talvolta accade. Si lascia guidare, mi aspetta poi e mi riserva una carezza sulla schiena, come io a lui un bacio sul musetto di appaloosa.
Il terzo giorno andiamo al santuario di Madonna della Neve, e poi a mangiare qualcosa. JW è sempre tranquillo, mi ascolta, fa del suo meglio nonostante la sua amazzone non sia perfetta, mi coccola prima di partire e, al ritorno, prima di salire sul trailer. Devo confessare che è l’unico cavallo che si appoggiava alla mia schiena anche dopo essere stato sellato. L’unico che mi dia, in senso letterale, il bacio del buongiorno e della buonanotte (quando arrivavo, lo salutavo e, prima di iniziare a pulirlo, lo baciavo sul muso. Lui ricambiava appoggiando la bocca sulla guancia!). E’ stupendo, e fra noi c’è sintonia. Questo mi dà molta sicurezza, anche se dovrò cambiargli il morso: il suo non è abbastanza “cattivo”, nel senso che devo tirare troppo, mentre se avessi un morso più sottile non avrei lo stesso problema. Devo anche prendere un paio di speroncini, di quelli a punte tonde, per dargli più ritmo quando cammina.
Forse mi ripeto, ma sono stati tre giorni stupendi. C’è che quando il sentiero è stretto e non osi nemmeno voltarti per rivedere la strada che hai percorso, i nostri piccoli sono più coraggiosi di noi. C’è che quando ti senti stanca, un po’ giù di morale, loro hanno una carezza per te, un gesto delicato del muso per farti sentire meglio. Grazie JW, piccolo mio.
coccola5
lunedì 19 luglio 2010
Sulla via della cucina
A proposito, come dama di compagnia ho un certo talento! XD (A onor del vero ho letto una cinquantina di pagine delle Memorie!!)
Vado a studiare spagnolo, o per lo meno ci provo. Detto fra noi, non ripongo grande fiducia in me stessa per queste cose, ma non si sa mai.. potrei essere folgorata sulla via di Damasco, o nel mio caso, sulla via della cucina!
Baci,
coccola5
ps. stasera cavallo, finalmente. Sono ansiosa di rivedere JW, il mio piccolino. (Per i nuovi arrivati sul blog, leggi anglosassonicamente geidàbliu, XD) Unica cosa, al momento siamo solo io e mia madre.. non è che verremo sbranate nel bosco insieme alle nostre cavalcature?
pps. perdinci, comincio a odiare i miei post scriptum, ma tant'è. La maggior parte dei pensieri mi vengono in mente quando ho già firmato! Comunque, vi posto questa breve citazione della Yourcenar (sempre le Memorie, sì) sull'amore, che mi è particolarmente piaciuta. L'avrò letta ad almeno una decina di persone!
Di tutti i nostri giochi, questo è il solo che rischi di
sconvolgere l'anima, il solo altresì nel quale chi vi partecipa
deve abbandonarsi al delirio dei sensi. Non è necessario
per un bevitore abdicare all'uso della ragione, ma l'innamorato che
conservi la sua non obbedisce fino in fondo al suo demone.
sabato 17 luglio 2010
Buongusto in piscina
1 – madri urlanti con prole al seguito. Si trova sempre un gran numero di questi elementi; non riescono a vivere la giornata in piscina come un momento di relax e strillano contro i poveri pargoletti colpevoli di staccarsi da loro di un centimetro o due. Decisamente da evitare.
2 – ragazze in bikini “spaiato” (ma anche ragazzi in bermuda con mutande in evidenza, eh). Non credevo che esistessero, e invece mi sbagliavo. Non sono in molte, fortunatamente, ma portano il pezzo sopra di un costume e il pezzo sotto di un altro. I due, giustamente, non sono mai almeno ben combinati e, per quanto la ragazza sia carina, la sua bellezza in questi casi passa in secondo piano.
3 – donne con mani- e pedicure (o french) da rifare. Se non avete voglia di stare dietro alle vostre unghie, se non vi piace mettere e togliere diligentemente lo smalto, come ama fare mia sorella, la soluzione è molto semplice: non mettetelo proprio. Smangiucchiato o di colori improponibili è proprio di pessimo gusto, specie in piscina quando è una delle cose che saltano all’occhio.
4 – uomini in costume modello slip. Credevo fosse un’altra moda dei tempi passati, e invece no. Giustamente non tutti comprano un costume nuovo ogni anno, neppure io, però… (e l’avversativa è d’obbligo) se non avete esattamente quel che si dice “un fisichino”, evitate. Le bermuda sono decisamente più belle.
5 – tatuaggi enormi. Ora, come si dice, de gusti bus non est disputandum, ma va anche detto che i tatuaggi enormi non sono proprio magnifici, specie se raffigurano enormi dragoni, croci celtiche o di altra fattezza, ecc. Ne ho visto uno oggi a forma di Gesù Cristo con le braccia aperte, gigantesco… giudicate voi. I tatuaggi piccoli sono davvero carini: ne ho visti parecchi e molti meritano, e piacerebbe anche a me farne uno intorno al polso.
Bene, per il resto ho preso un filino di tintarella. Non molta, eh, che per quella ci vorrà tanta pazienza, ma forse la giornata di domani aiuterà. Lago di Garda, vicino a Sirmione, con degli amici di famiglia. Mia madre mi vuole assolutamente come sua dama di compagnia, in altre parole, per stemperare le chiacchere della sua amica. Io ne farei anche a meno, ma mi sacrifico sull’altare di un po’ di abbronzatura e di un bagno nell’acqua fredda. Mi farà da compagnia una buona lettura e la Settimana Enigmistica, anche se mi stufa perché non so metà delle definizioni.
Vi aggiorno domani sera. Restate in ascolto.
coccola5
ps. ultime novità dalla Gelmini per quel che concerne la scuola. Mi sbalordisce ogni volta, e non in senso positivo, credetemi. Date un'occhiata al sito di Repubblica. Tra l'altro la foto dell'articolo è anche venuta male, malissimo. Tiè.
Venezia, piccoli sogni
Non ho ancora raccontato nulla, e qui si apre la seconda premessa del post, di G., un ragazzo in corso con me all’università (come se fossimo in 120! In realtà siamo una ventina, e da noi è ancora molto come al liceo), che ho iniziato a conoscere meglio questa primavera. Ci siamo scambiati gli indirizzi Skype e più tardi i numeri di cellulare, e ne è nata una splendida amicizia in cui credo molto. G. ha un’autentica passione per gli aerei e il volo: da cinque-sei anni studia per diventare pilota, fa esercitazioni pratiche con piccoli aerei e via dicendo. A maggio ha ottenuto il brevetto di pilota, che ha completato recentemente. Vi dicevo comunque che, conoscendoci, mi ha raccontato di quanto gli sarebbe piaciuto portarmi da qualche parte in aereo e, dopo aver per tanto tempo sfiorato l’idea, ci eravamo decisi per la data di ieri e per andare a Venezia.
A ogni modo, queste brevi premesse per introdurvi la giornata di ieri, di cui non ho raccontato iersera perché fisicamente distrutta, ma psicologicamente... felicissima, in estasi! È stata una giornata magnifica, davvero fuori dall’ordinario, e devo confessare che, dopo la Svizzera, ne avevo proprio bisogno. Siamo partiti verso le 10 dall’aeroporto Boscomantico di Verona (dall’aeroclub, per chi avesse un attimo di confidenza con la mia città), e siamo arrivati all’aeroporto Nicelli di Venezia verso le 10.40. Non avevo affatto paura ma, a onor del vero, quando siamo arrivati in aeroporto ho avuto un breve momento di defaillance: andrà tutto bene?, devo avere paura? Il volo comunque è stato bellissimo: dall’alto si ha una percezione completamente diversa delle cose e sembra tutto così piccolo e minuscolo. Si apprezzano intere colline nella loro forma effettiva, ci si rende conto di quanto l’uomo abbia modificato l’ambiente, di quanto abbia costruito, della sua maestria. Ci sono città stupende anche viste dall’alto, come Venezia e Verona, altre, come Padova, perdono a mio giudizio parte della loro bellezza. Sembrano soltanto enormi agglomerati di unità abitative, per usare dei termini tecnici.
L’aeroporto di Venezia dove siamo atterrati è molto piccolo e ha i suoi anni (è dell’epoca fascista), ma è decisamente ben tenuto. Porta ancora i segni, soprattutto artistici, dell’epoca in cui è nato, e vi si apprezza qualche quadro futurista, a conferma. È un luogo un po’ in, e mi sono divertita a mostrarmi una brava signorina, che resta un passo indietro rispetto al suo uomo, che ascolta silenziosa e con aria compiacente le sue conversazioni, e al massimo scambia due parole gentili e posate con gli operatori locale. Ma con me dura solo un giorno. Poi ci siamo diretti verso il centro. Abbiamo percorso le strade lungo cui ho camminato tante volte, abbiamo chiacchierato tantissimo di ogni cosa, abbiamo guardato le vetrine, guardato ammirevolmente le maschere e gli oggetti in vetro di Murano. Mi ha sorpreso come mi abbia ascoltata mentre gli raccontavo di E., un'altra presenza nella mia vita fondamentale, come avrete capito. Mi ha nuovamente colpita la sua versatilità, la sua gentilezza e affabilità con gli operatori degli aeroporti e la sua schiettezza, il suo "mettersi a nudo" con me. E abbiamo osservato cortili e case che non avevamo notato prima, ci siamo meravigliati per il fatto che resistano, come palafitte solo un po’ più nuove, nonostante tutta l’acqua e tutte le maree veneziane. Non siamo entrati a San Marco: un po’ perché l’avevamo già vista, un po’ per la fila e il troppo caldo. Bypassata.
Verso le 12.30 ci siamo decisi a mangiare qualcosa. Io avevo portato dei panini, ma G. non aveva nulla con sé e ci siamo fermati in un piccolo bar. Ecco, io non sono una cameriera modella, vista anche l’esperienza svizzera, ma ho un po’ di esperienza e riconosco il minimo sindacale che dev’essere fatto in quanto servizio al cliente. Per esempio, ricordare cosa si può portare al cliente da mangiare, e magari anche ricordarsi di portare caffè e conto e non fare aspettare la gente venti minuti. Ma a parte questo, siamo stati bene. Ci hanno lasciati in pace, e così abbiamo potuto parlare un po’. Nel pomeriggio siamo andati a vedere due esposizioni dell’Accademia di Belle Arti: si potevano apprezzare opere della Bourgeois e di Vedova, due artisti moderni di un certo valore. G. ha una buona cultura in proposito, e mi ha spiegato molte opere che ho visto.
E poi il ritorno. Siamo decollati poco prima delle 18, e alla fine sono rientrata a casa intorno alle 20. In volo ci siamo fatti delle foto: non abbiamo parlato molto, io ero stanca e volevo lasciarlo guidare tranquillo. Ne ho approfittato per ripassare il paesaggio fuori e i lineamenti delicati del suo viso. Una volta a Verona, mi ha riaccompagnato in stazione e ci siamo salutati. Neanche a dirlo, in bus già mi mancava. Neanche a dirlo, la sera mi ha chiamata e abbiamo parlato un’altra mezz’ora. Abbiamo bisogno l’uno dell’altra. We need each other.
coccola5
ps. oggi riposo praticamente assoluto. Ho dormito fino alle 9, e poi anche nel pomeriggio, che avevo ancora sonno, fino alle 17. Domani piscina. Menomale, chissà che non prenda un po’ di colorito? Tanto per la cronaca, sono ancora cadaverica! Baci.
giovedì 15 luglio 2010
Aggiornamento notturno
E. è un personaggio noto a chi legge il blog da qualche tempo; è stato un mio collega di lavoro fino a un mese fa, e siamo rimasti legati da una bella amicizia, nulla di più. Ciò che qui non ho mai detto è che i miei non approvano il suo modo di vedere e di fare, per ragioni un po’ complicate da raccontare e che, francamente, non devono essere spiegate su uno spazio pubblico come questo blog. Dicevasi comunque che i miei non lo vedono particolarmente di buon’occhio e preferirebbero, per usare un termine soft, che non ci frequentassimo.
Non mi è mai piaciuto questo genere di proibizioni: voglio avere assoluta libertà di scelta in merito alle persone con cui desidero passare il mio tempo, specie se non si tratta di loschi figuri. Quindi ho scelto di aggirare il divieto, raccontando a casa che sarei uscita con una mia amica.
Ora, non vorrei che si pensasse che mi piace, o che sono abituata, a raccontare bugie a casa e alla gente. Sono usa ad un’assoluta schiettezza, laddove questo sia possibile. Ma non amo nemmeno dover discutere o litigare con i miei per vedere una persona. Si parla, come un paio di post fa, di quieto vivere. Recentemente, ancora dalla Svizzera, scrivevo che dobbiamo essere ciò che siamo, ed è vero. Non mi voglio contraddire con questo episodio. Odio raccontare qualcosa che non sia la verità, mi fa male allo stomaco e al cuore. Anche se non verrò scoperta, mi sembra di tradire, per rispondere al commento di SugarWater, la fiducia dei miei.
Quanto a Susy1990 e a Mr.Loto, che mi dicevano di fare attenzione, non c’è molto da dire: faccio attenzione, per quanto posso. Il punto è che odio perdere un’amicizia per rispettare uno stupido divieto, tutto qui. Preferisco rischiare. Le amicizie sono cose cui non posso rinunciare, in nessun caso.
coccola5
ps. domani Venezia con G. Ma di questo vi racconterò domani sera... anzi, stasera! 'Notte a tutti!!
mercoledì 14 luglio 2010
Bugie
Stasera uscita con E., che mi ha chiesto di vederci verso le 22. Non ho nessuna voglia di raccontare balle a casa, figuratevi a lui. Ma tant'è, altrimenti addio E. e bella serata. Perdonami, mamma, e anche tu, E. Giuro che vorrei non doverlo fare.
Quando torno vi spiego meglio ogni cosa. Buona serata anche a voi.
coccola5
martedì 13 luglio 2010
Bollettino di guerra, più o meno
Non ho scritto per alcuni giorni, celando la vera novità di questi giorni. Sono rientrata dalla Svizzera, ancora mercoledì. La direttrice mi ha fatto tutto un discorso a suo modo quasi simpatico, con un bel sorriso sulle labbra, che non era una questione personale (e ci mancherebbe!), che non sono fatta per lavorare in albergo (grazie perchè, a quanto vedo, ha particolarmente a cuore la mia autostima), e che probabilmente potrei dedicarmi ai bambini, che sicuramente mi riuscirebbe meglio (ok.., anche se in generale io strozzerei la maggior parte dei bambini al di sotto dei 6 anni di età), e un sacco di altre cose simili. Il punto è che forse la mia ansia, al di là di ogni altra cosa, mi ha fatto sfuggire la situazione di mano, e mi sono ritrovata a sentirmi un completo disastro in ogni momento.
In tutta sincerità, i miei due colleghi, Claudia e Carlos, non sono stati esattamente di grande aiuto nel periodo che ho trascorso là. Mi sono resa conto, e con una rapidità allucinante, che ogni mia mancanza, ogni mia parola o gesto veniva riferito in tempi supersonici alla direttrice. Cosa che per altro io non avrei mai fatto, se non per amore del collega, almeno per quieto vivere. L’anno scorso, ancora all’inizio del mio lavoro in ristorante, di cui qualche volta ho parlato (per chi non si ricordasse, veda le seguenti iniziali di nomi: E., B., S., A., più o meno le persone di cui ho parlato con maggiore frequenza), mi era capitato un sabato sera di lavorare in sala con S., una delle mie colleghe di cui sopra. Ma S. sparì ad un certo punto della serata, lasciandomi fra tavoli da sparecchiare, ordini da dare fuori, clienti impazziti che riuscivano a fermarti anche se avevi 45 piatti sulle braccia. Al primo momento libero la cercai, trovandola fuori con i ragazzi della cucina a fumare. Che gesto carino e onorevole!, pensai, ma non glielo dissi. In tono leggermente seccato, ma non potei fare di meglio, lo giuro, le dissi semplicemente, quando finisci la sigaretta rientreresti in sala a darmi una mano? Sto andando fuori di testa, e tornai dentro. Ora, sarei potuta andare direttamente dal mio capo e dargli notizia della scomparsa di un collega rapito dagli alieni o, nella migliore delle ipotesi, dalla poca voglia di fare, senza nemmeno cercarla. Ma non gli dissi nulla proprio, come dicevo prima, per quieto vivere.
Tornando alla Svizzera, siffatto atteggiamento non ha prodotto in me una grande voglia di fare amicizia. Mi sono chiusa in un mutismo monastico, e parlavo il meno possibile. Ma trovo che un mio pensiero, fatto proprio la prima sera, riassuma molto eloquentemente l’esito della mia avventura alberghiera: una comunistella come me non è fatta per un posto simile. Mi chiamavano “comunistella” in ristorante, dov’ero l’unica persona di sinistra. È un pensiero strano: ho sempre pensato ai comunisti (e intendo le persone di sinistra, perdonate l’inesatta dicotomia) come a delle persone semplici, che hanno cari i temi sociali, poco use e riluttanti a vivere nel lusso. Quanto a tutto il resto, pensieri e riflessioni, ne ho già fatti abbastanza nella settimana che sono rimasta all’estero.
I primi giorni post-Svizzera non sono stati facili. Mia madre era delusa dal fatto che l’esperienza fosse andata così tragicamente, e ci ha messo un po’ per riprendere un rapporto nella norma con me. I primi due o tre giorni non mi ha parlato granchè, per non dire affatto. Ma l’ho un po’ “tirata su di morale” sabato, quando ho preparato delle frittelline. Ora, chi mi legge da un po’ sa che la cucina e io siamo acerrime nemiche: si veda in proposito l’ultima disgrazia, conclusasi con la morte e sepoltura della caffettiera per una persona. Stavolta è andata un po’ meglio: nienti incendi o tentati tali, niente attacchi terroristici contro il pentolame, semplicemente contro il fornello che, verso le tre, a frittelle fatte e spolverate di zucchero vanigliato mi diceva in tono di sfida “e adesso lavami, se hai il coraggio”. In conclusione, le frittelline sono venute abbastanza bene, e mi sono divertita. È stato carino.
Lunedì, e con questo paragrafo chiudo, sono andata un po’ in giro a cercare lavoro. Ho distribuito il curriculum più o meno in tutti i posti che mi sono venuti in mente, e dovrei concludere domani. Ho sentito, com’è normale che sia, un sacco di no, ma se non altro nessuno mi ha detto, com’era successo l’altra volta, “torna quando avrai diciotto anni!” (ma io ce li ho già 18 anni!!): mi sembra un passo avanti. Spero in bene. Domani vedo F., domani sera E. (finalmente, è un sacco di tempo che non ci vediamo!). Stamattina uscita con D. al mercato. Soltanto qualche chiacchera benevola.
Libri in lettura: Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano; Stefano Benni, Saltatempo.
coccola5
ps. dovrei raccontarvi un mucchio di altre cose, e soprattutto inserire qualche brano dei libri che sto leggendo, ma non voglio appesantire ulteriormente il post. Appuntamento a domani.
lunedì 5 luglio 2010
Umore a saliscendi
Ho raccolto margherite grandissime, le ho messe fra i capelli, e poi ho preso qualche altro piccolo fiore. Mi sentivo libera dalle convenzioni cui sono costretta in hotel. Poi mi ha chiamato G., un mio carissimo amico. Non abbiamo parlato molto, ma stare con lui mi rigenera sempre, completamente. In cinque minuti sappiamo dirci un sacco di cose, ci intendiamo senza difficoltà e ridiamo come deficienti. C’è sempre un po’ d’ironia fra di noi, un velo di leggero sarcasmo che stendiamo sulle cose. Mi piace molto come ragazzo, e in effetti non vedo l’ora che ci rivediamo. Spero mi venga a trovare qui in Svizzera; vorremmo visitare Basilea insieme.
A dire la verità, ci sono un sacco di cose che vorrei fare, nonostante il mio umore a saliscendi impazzito: provare la birra svizzera (anche se non sono un’amante della birra credo sia un must), nuotare tanto e andare spesso in bicicletta. I miei riescono un po’ sempre a farmi riflettere quando sono giù, e anche se le cose dette sono sempre le stesse, si sa, repetita iuvant.
Also, come dicono qui nella Svizzera tedesca:
-rilassarmi
-non pensare al lavoro più del necessario
-affidare ogni secondo di queste giornate a S. Chiara e a Gesù
-riflettere su come organizzare il tempo libero.
Ce la farà la nostra eroina cameriera? Lo scopriremo nelle prossime puntate!
coccola5
ps. per non apparire sempre noiosa e parlarvi solo di Svizzera, vi mando il link di un articolo che ho letto, di un giornalista di Repubblica, sulla cara vecchia geografia, ormai abbandonata dalle scuole italiane. Ce ne vorrebbe uno anche sull'italiano, ormai accantonato dai più, ma questo è pur sempre qualcosa. click here
domenica 4 luglio 2010
Semplicità svizzera
Ad esempio: stamattina, prima di andare a Messa, un casino soltanto per trovare il bancomat e prelevare qualcosa. Bisognava inserire la carta alla porta, entrare e poi fare tutto.. Io sarò anche stupida, ma un bancomat come in Italia, no?? Lì, davanti ai tuoi occhi. Ti avvicini, carta e via.
Disordinata di mio, mi piace avere qualche difficoltà nel fare le cose. Nel senso che non voglio che sia sempre tutto pronto, semplificato, troppo semplificato.
Secondo voi si può considerare un difettuccio degli Svizzeri? XD (Per fortuna però che qui sono tutti gentilissimi!)
coccola5
ps. mi sto impegnando per trovargliene qualcuno, di difetto!
pps. oggi a St. Moritz in bici. Spero di non perdermi e di riuscire a fare tutto!!
sabato 3 luglio 2010
Una vita da mediano
Sono stata sfiorata da così tanti pensieri negli ultimi giorni, da quando sono arrivata in Svizzera. Lavorare in un albergo a quattro stelle, dove i clienti sono in generale ricchi e, diciamolo, ipocriti e mediocri, mi ha fatto riflettere tantissimo. Specie su quei tanti valori della vita su cui spesso sorvoliamo, sulle cose importanti che dimentichiamo davvero. Anch’io me ne dimentico a volte, tutti lo facciamo prima o poi.
Perdiamo la semplicità, il silenzio e la quiete. Ci riempiamo di rumori, parole, suoni, atteggiamenti. Alle volte ne siamo tristemente consapevoli, altre meno. La seconda opportunità è la più fortunata, consente di vivere la propria vita in assoluta tranquillità. Diciamoci la verità: nessuno è costretto a fingere, abbiamo sempre una scelta. La più difficile, ma anche la più semplice, alla fine, è quella di essere noi stessi, così come siamo.
Per quanto posso, mi rifiuto di fingere gentilezza, sorrisi, false parole. Se per il mio lavoro devo adottare un comportamento simile, tento per altro di non ascoltare nulla di ciò che viene detto, di pensare soltanto a quello che devo fare, alla mia vita, se posso. Sembra contradditorio, ma non lo è: si assume quel convenevolo minimo, quella parola giusta, ma assolutamente nulla di più. Si resta consapevoli di essere diversi, e questo “salva il salvabile”.
Ho dato un’occhiata alle recensioni dei due film con Leonardo di Caprio e Kate Winslet, Titanic e Revolutionary Road. Mi sono piaciuti, e li amo ancora, per il fatto che mettono in luce la mediocrità e lo sbaraglio cui questa porta. Nel primo caso, ad un amore vero, ad un cambiamento interno, nel secondo alla disperata ricerca di una soluzione (alla fine di un matrimonio) e, alla fine, all’accettazione, più o meno rassegnata, di questo.
Ho preso questi due film ad esempio perché non vorrei mai trovarmi in nessuna delle due situazioni. Come evitarlo, allora? La risposta è forse nelle prime righe, ma non vuole essere qualcosa di dogmatico, di assoluto, semplicemente una presa di posizione. Come dicevo, ognuno scelga di essere sé stesso.
Anch’io sto scegliendo. La religione, che mi ha sempre fatto da compagna, mi dà sempre una mano. Non si vuole qui discutere dell’esistenza o meno di Dio, sede per altro inappropriata e compito di cui non vorrei mai assumermi le responsabilità, ma semplicemente constatare che personalmente, sono molto aiutata dal credere. Mi riporta costantemente con i piedi per terra, mi fa sentire le mie mancanze, non mi rende superba, e questo è un bene.
Mi è stato spesso detto, e di questo ho per altro già molto scritto, che sono rigida, perfezionista, selettiva. Tutto vero, ma questo mio comportamento viene, credo, dalla consapevolezza di una forte insicurezza. Per contrasto scelgo quindi sempre persone di carattere molto diverso dal mio, ottenendo un’amicizia sempre molto particolare, esclusiva (nel senso che esclude gli altri). Fino a un anno fa è stato sempre così, poi sono uscita molto di più, ho cercato maggiormente di vedere diverse persone, di essere più alla mano. Essere me stessa, certo, ma anche smussare un po’, quello che serve.
coccola5
ps. il video di Ligabue è d'obbligo. =) Luciano Ligabue, Una Vita Da Mediano.