Prima che tutto svanisca dalla mia mente, prima che i ricordi delle sensazioni se ne vadano, scrivo. Non avevo detto nulla qui su Rock My World, ma nel week-end, tra venerdì e domenica, ho fatto un trekking a cavallo sul monte Baldo, vicino a Verona.
Per la prima volta, ho affrontato tre giorni di equitazione non stop con JW (leggi Geidabliu, per i nuovi lettori), il puledro di mio padre che attualmente cavalco io. Ha 6 anni, ne compirà 7 il 28 ottobre, ma si può dire che sia ancora un puledro. Non è mai stato addestrato veramente: di lui si sono occupati un amico di mio padre, presso il quale JW era nato, e in seguito mio padre stesso. Per questo motivo, nonostante il cavallo sia eccezionale (per la sua età e per il suo carattere), ha una piccola fobia, quella di perdere il gruppo. In generale rimane quasi appiccicato al cavallo davanti, vizio che fatico a togliergli e che gli rischia qualche calcio e al galoppo, se sente che il cavallo che lo precede si allontana, accelera furiosamente fino a raggiungerlo e talvolta a sorpassarlo. Immaginate l’ansia, alle volte.
A ogni modo, venerdì mattina siamo partiti verso le 8 per arrivare vicino a Caprino Veronese verso le 9.30. Il tempo di far scendere i cavalli, sellarli in pochi minuti e partire. I sentieri bianchi, ma anche gli altri, sono magnifici, le visuali sono proprio stupende, in più abbiamo optato per il “Giro delle Malghe”, panoramico e non troppo lungo. Peccato che la pioggia e il maltempo dei giorni precedenti abbiano rovinato parte dei sentieri e siamo quindi costretti a fare delle piccole deviazioni. Arriviamo in un ristorante, dove avremmo dovuto mangiare qualcosa, verso le 14.30, ma ci dicono che la cucina è chiusa, al massimo ci fanno dei panini. Affamati, non ci pensiamo due volte! A proposito, siamo arrivati poco prima di prendere un temporale pazzesco, che scroscia mentre noi mangiamo qualcosa nella terrazzina coperta. Il proprietario, vedendoci, ci aveva suggerito di legare i cavalli ad un filo appeso tra gli alberi. Mia madre ci pensa su, io guardo il tipo e penso: “Neanche per sogno”. Non è giusto che le nostre cavalcature debbano rimanere proprio sotto le intemperie, almeno possono restare riparati dagli alberi.
Facciamo alcuni sentieri stretti il secondo giorno. In alcuni casi è necessario fidarsi del cavallo, fissare le redini alla sella e lasciarlo andare. Io fatico un po’ e vengo aiutata. Non conosco ancora JW alla perfezione, non me la sento di guidarlo. Non vorrei mai che ci facessimo del male. Sono momenti straordinari: il cuore batte a mille, sei più agitata tu del tuo piccolo e lo coccoli dicendogli “non ti preoccupare” o “non avere paura” come se lo dicessi a te stessa. Ma JW si dimostra impeccabile: avanza con passo sicuro, non inciampa, non fa cabaret rifiutandosi o facendo back e girandosi, come talvolta accade. Si lascia guidare, mi aspetta poi e mi riserva una carezza sulla schiena, come io a lui un bacio sul musetto di appaloosa.
Il terzo giorno andiamo al santuario di Madonna della Neve, e poi a mangiare qualcosa. JW è sempre tranquillo, mi ascolta, fa del suo meglio nonostante la sua amazzone non sia perfetta, mi coccola prima di partire e, al ritorno, prima di salire sul trailer. Devo confessare che è l’unico cavallo che si appoggiava alla mia schiena anche dopo essere stato sellato. L’unico che mi dia, in senso letterale, il bacio del buongiorno e della buonanotte (quando arrivavo, lo salutavo e, prima di iniziare a pulirlo, lo baciavo sul muso. Lui ricambiava appoggiando la bocca sulla guancia!). E’ stupendo, e fra noi c’è sintonia. Questo mi dà molta sicurezza, anche se dovrò cambiargli il morso: il suo non è abbastanza “cattivo”, nel senso che devo tirare troppo, mentre se avessi un morso più sottile non avrei lo stesso problema. Devo anche prendere un paio di speroncini, di quelli a punte tonde, per dargli più ritmo quando cammina.
Forse mi ripeto, ma sono stati tre giorni stupendi. C’è che quando il sentiero è stretto e non osi nemmeno voltarti per rivedere la strada che hai percorso, i nostri piccoli sono più coraggiosi di noi. C’è che quando ti senti stanca, un po’ giù di morale, loro hanno una carezza per te, un gesto delicato del muso per farti sentire meglio. Grazie JW, piccolo mio.
coccola5
santo cielo! é un cavallo con l'ansia dell'abbandono! forse teme di essere lasciato in autostrada legato a un guardrail... =)
RispondiEliminain un certo senso si! Il fatto è che ha questa piccola fobia proprio perchè non è stato addestrato, ma anche perchè io "glielo permetto": come scrivevo nelle ultime righe, non ha un morso molto sottile (più i morsi sono sottili, più sono cattivi), che quindi sente poco.. =)Comunque sì, se lo abbandonassi impazzirebbe! Tempo fa saltava fuori dal padock per raggiungere la sua compagna, che invece saltava fuori quando si stancava di mangiare fieno e decideva di preferire l'erba!! XDcoccola5
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