venerdì 20 novembre 2009

La storia siamo noi

In realtà non avrei neanche due minuti per pubblicare. Ma ci tenevo a condividere questo video, La storia siamo noi di Fiorella Mannoia, un'artista che personalmente stimo molto, oltre che sul piano musicale, anche per i temi delle canzoni.

Non essendo capace di fare un lavoretto come si deve, ve lascio il link qui. Sì, mi piacerebbe mettere l'immaginetta, che fa più effetto, ma non ci riesco! (E rinnovo le maledizioni contro Splinder!!)


La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
[...]
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.

[...]
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo. [...]


Baci,
coccola5

domenica 15 novembre 2009

Ho perso le parole

Servirebbero le parole, tante parole. Eppure com'è che in questi momenti si nascondono giù, in un angolo del cuore? E tutto resta dentro. La gioia, la tachicardia, l'inquietudine, i moti più violenti dell'anima. Ma se almeno non provo a scrivere, so già che mi ci vorrà un'ora abbondante prima di addormentarmi.

Scrivere è fondamentalmente un bisogno per me, anche se poi non posto parecchio. Fino a qualche tempo fa tenevo un diario, che mi sforzavo di aggiornare con una certa periodicità. Poi mi sono resa conto della sua ordinarietà: raccontare di essere andati a scuola, aver studiato fino all'esaurimento delle forze e dei nervi, essere andata a letto stanca e con il terrore della sveglia alle 6.. Ho comprato allora un quaderno, in un viaggio a Firenze, che aggiorno anche a distanza di un mese e mezzo dalle ultime righe, senza impegno, e senza dover per forza raccontare la mia giornata. In circa un anno ho scritto quasi ottanta pagine, quindi effettivamente non molto, ma tant'è.

Credo che i "racconti di vita" siano cose sporadiche, anche se tutti i giorni ci capita una scena curiosa o strana per qualche motivo. Ricordo, ad esempio, un piccolo episodio di qualche giorno fa, alla stazione dei treni di Verona. Sto aspettando il treno per Mantova, dove adesso frequento l'università, e accanto a me ci sono una mamma e una bambina. La piccola nota un paio di scarpe nere fra i binari, e chiede alla madre perchè queste si trovino lì, dove proprio non dovrebbero stare. La madre le risponde, con un mezzo sorriso, che forse qualcuno ha dormito lì, fra i binari, la notte precedente. Traete le vostre conclusioni. Io credo che l'ingenuità e la felicità dei bambini non vada turbata con racconti, o anche battute, tanto crude. Non hanno la capacità di discernere fra la battuta e la cosa detta con serietà, quindi finiscono per impressionarsi con moltà più facilità..

Ma, tornando a noi, i racconti degni di essere annotati e ricordati sono pochi, molto pochi. Molte delle persone che vediamo o delle cose che facciamo sono banali o comunque superficiali, nel senso che non generano moti dell'anima. Quando lo fanno, quando lasciano il segno, per un motivo o per l'altro, allora vanno raccontati, per non essere persi nella memoria. Mi ritengo una freudiana piuttosto convinta, nel senso che, a mio giudizio, la nostra mente tende a rimuovere quei particolari che potrebbero turbarci molto.

Di qui la necessità, il bisogno impellente di scrivere. Scrivere vuol dire fermare il tempo, in qualche modo, fermare la propria vita e darle un ordine mentale, fare il punto della situazione, mettere dei paletti. Quando sono agitata, anche fare un elenco delle cose da fare mi aiuta molto. Mi fa sentire organizzata, convinta di potercela fare. Scrivere come un dovere, il più importante. Fra diari, poesie e blog, scrivo da quando avevo dodici anni, nel terrore che arriverò a quarant'anni senza molti ricordi. Ma non credo sarà così.

Ci sono persone, fatti, luoghi, che entrano nella nostra vita e rimangono impressi nell'anima. Tra questi, per esempio, la mia prima ed unica cavalla, Beauty, una persona molto dolce a cui tuttora sono legata, Antonella, un ragazzo per me importante, E. (di cui non metto il nome per intero per un discorso di privacy), una mia "amica" delle scuole medie, Melania... Resteranno sempre con me.
Bacioni,

coccola5

ps. riguardo al post "Bilinguismo", non commentate, è una traduzione che avevo iniziato all'università e, non sapendo come spedirmela, l'ho postata qui, quindi sarà rimossa in settimana. Ri-baci.

giovedì 12 novembre 2009

Bilinguismo

Zweisprachigkeit? Ein Vorteil.

Als Kind lernt man besser.

Eine Untersuchung zeigt, dass die Kinder bessere kognitive Fähigkeiten als ihre einsprachigen Altersgenossen entwickeln, wenn die Eltern verschiedene Sprachen mit ihnen sprechen.

 

Aufwachsen in einer Familie, wo man zwei Sprachen spricht, ist vorteilhaft für das Kind, das nicht nur von klein auf lernt, mit der Sprache der Mutter und der des Vaters gut zurecht zukommen, sondern auch ein Plus gewinnt: seine kognitiven Fähigkeiten sind besser als die seiner Altersgenossen die nur eine Sprache lernen.

 
Das ist das Ergebnis einer Untersuchung, die in der Zeitschrift PNAS veröffentlicht wurde. Die Untersuchung wurde vom Professoren Jacques Mehler zusammen mit Agnes Kovacs durchgeführt. Die Kinder, die zwei Sprachen hören (alt: erwerben, lernen), entwickeln von klein auf flexiblere Erlernungsfähigkeiten. Mit einem Jahr können sie schneller und genauer lernen als ihre Altersgenossen, die normalerweise nur eine Sprache hören (alt: im Vergleich zu ihren Altersgenossen, die nur eine Sprache hören, sind sie mit einem Jahr in der Lage, schneller und besser zu leren). Besonders, wenn Kinder bei Mutter und Vater leben, die zum Beispiel englisch und italienisch, oder spanisch und deutsch sind, verbessern sich die executiven Fähigkeiten, die grundlegende Prozesse darstellen,  um nicht nur sprachliche Aufgaben, sondern auch Aufgaben zur Planung der Aktivitäten und zur Koordination der Aktionen auszuführen.

Seit Jahren studiert Professor Mehler, Leiter des Studienprojekts “Sprache, Erwerb und Sprachentwicklung” der SISSA, die Plastizität des Gehirns, durch die wir zwei oder drei Sprachen lernen können.
 

Bei dieser Untersuchung sind Kinder im Alter von 12 Montaten getestet worden. Es handelte sich um sechs zweisprachige und sechs einsprachige Kinder, die mit einer Aufgabe beschäftigt waren, die eine Kontrolle über die executive Fähigkeiten erfordert. Danach wurden die Ergebnisse der zwei Gruppen verglichen. Nachdem die Kinder akustischen Reizen in Form von Wörtern ausgesetz worden waren, sollten sie erkennen, auf welcher Seite des Bildschirmes, die Figur (alt. die Abbildung) einer ihrer aufmerksamkeit anziehende Puppe erscheinen würde. Bei bestimmten Wörtern erschien die Puppe rechts (alt. auf der rechten Seite), bei anderen links. Die zweisprachigen Kinder haben gezeigt, dass sie sofort den Trick erkannten un sie haben schnell und genau geantwortet, während ihre einsprachigen Altersgenossen Schwierigkeiten haben, den Unterschied zwischen den Wörtern, wo die Puppe erschienen war, zu verstehen.

 

Noch bevor die Kinder sprechen lernen, die von Geburt an zwei Sprachen hören, sprechen lernen, können sie die Sprache der Mutter von der Sprache des Vaters unterscheiden.

Sie können schneller als ein einsprachiges Kind linguistische Regeln lernen, erklärt Professor Mehler. Ihr Gehirn “ist flexibler, weil es geübt ist (alt. gewohnt ist), Reize aus den verschiedenen Sprachen zu erkennen, ohne dass sie sich untereinander vermischen.”, aufklärt Professor Mehler.

 

Der Professor und seine Kollegen hatten das Verhalten von den zweisprachigen und einsprachigen Kindern im Alter von sieben Monaten untersucht. Dabei haben sie beobachtet, dass die zweisprachigen bereits in diesem Alter kognitive Kontrollfähigkeiten zeigten. Jetzt beweisen die Untersuchung in der Zeitschrift “Science”, dass das Gehirn eines Kindes, dass zweisprachig aufgewachsen ist, im Alter von einem Jahr bessere executive Funktionen entwickelt.


domenica 8 novembre 2009

Pensieri

Voglio svegliarmi quando voglio
da tutti i miei sogni,
voglio trovarti sempre qui,
ogni volta che io ne ho bisogno.
Voglio volere tutto così,
voglio riuscire a non crescere.
Luciano Ligabue, Voglio volere


Questa di Ligabue è una canzone che adoro. Non sono mai stata una sua grandissima fan, in verità gli ho sempre preferito Vasco, ma devo dire che molte canzoni sono piuttosto belle, e fanno riflettere. Voglio riuscire a non crescere. Sì, lo voglio davvero.

Sapete, mia madre dice spesso che sono "ingenua". Questo in senso buono, perchè tendo a vedere sempre la parte migliore delle persone. L'ho detto più volte qui, credo nell'intima bontà dell'uomo. I miei, forse perchè ormai sulla soglia dei cinquanta, tendono ad essere più diffidenti, a ragione o a torto non lo so. A me non piace criticare le persone, o dare loro un giudizio sull'aspetto esteriore, o su qualche raccontìno. Preferisco conoscerle bene e, generalmente, comunque esse siano.

Ho conosciuto tantissime persone in 19 anni. Sembrano pochi, eppure, le esperienze che finora ho fatto mi hanno portata in ambienti diversi. La mia fortuna, nel periodo adolescenziale, è stata quella di crescere in una classe comunista (e non si fa per dire), affiancata da un gruppo simile all'Azione Cattolica, e uscire a cavallo tra persone molto più grandi di me. Questo mi ha aiutata ad avere una prospettiva più aperta possibile sul mondo.

Voglio riuscire a non crescere perchè, in fin dei conti, mi piaccio così. A giorni antipatica da morire, forse per difendermi dal mondo, a giorni scherzosa e allegra. Ma sempre sincera, il più possibile oggettiva e analitica, anche quando si tratta di essere dura nei miei confronti, anche quando ci sono mille problemi. Mia madre dice che così non imparerò mai a "difendermi" dalla vita, ma a me va bene anche così. Come se la vita ci dovesse poi sempre ferire. Qualche volta succede, ma l'importante è prenderla con filosofia, senza drammatizzare. Non che io lo sappia poi fare sempre, qualche volta sono anch'io un'attrice teatrale di grande talento, ma.. ci si prova.


Lunedì inizio l'uni. Guida alle 8, bus alle 10, treno alle 12.30. Casa alle 22. Aiuto!! Tra autobus e treni ho davvero un sacco di ore buche, quindi credo che quest'anno passerò un sacco di tempo in biblioteca qui o a Mantova. A patto di scoprire dov'è. Tuttavia sono contenta di iniziare, di conoscere persone nuove, di studiare cose interessanti. Finalmente niente più Matematica, Educazione Fisica, Fisica! Ho tre ore di Letteratura Italiana la settimana, qualcosa mi dice che saranno le mie preferite!
A proposito, lunedì passo anche a trovare i vecchi professori del liceo, i miei amatissimi prof. Troverò quello di Lettere, che mi chiamava sempre signorina e mi dava del lei, e mi minacciava di mettermi 3 per la calligrafia minuscola. (Credetemi, leggere quello che scrivo a mano è davvero difficile. Pochi dei miei compagni mi chiedevano gli appunti, perchè incomprensibili, o al massimo volevano le fotocopie ingrandite.. fate voi!) Troverò quello di Biologia, che mi ha appassionata tantissimo alla sua materia, e troverò.. un sacco di dolcissimi ricordi. Voglio la mia vecchia classe!

coccola5
 

 

lunedì 2 novembre 2009

Poesia

"L'argomento della mia poesia (e credo di ogni possibile poesia) è la condizione umana in sé considerata; non questo o quello avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volontà, di non scambiare l'essenziale col transitorio. Non sono stato indifferente a quanto è accaduto negli ultimi trent'anni; ma non posso dire che se i fatti fossero stati diversi anche la mia poesia avrebbe avuto un volto totalmente diverso. Un artista porta in sé un particolare atteggiamento di fronte alla vita e una certa attitudine formale a interpretarla secondo schemi che gli sono propri."
Eugenio Montale, tratto da un'intervista


La dichiarazione di Montale che ho qui riportata, è vero, è piuttosto singolare. Singolare perchè, a mio avviso, prende molto le distanze da quella che era la vecchia forma di poesia, sperimentata dagli autori fino ad allora. E' un pensiero che si auto-commenta, e che, al contempo, dà molto più spazio all'io, all'interiorità.

Il problema, a mio avviso, è che spesso è difficile parlare onestamente, senza muri, di sè stessi. Per questo motivo non scrivo poesie da qualche anno. L'ultimo periodo di composizione è stato difficile: schematizzavo le poesie, e riuscivo a rimanere su un verso anche per mezz'ora o un'ora. Alle volte le poesie si bloccavano a metà, una volta non sono riuscita a scrivere l'ultimo verso. Alla fine.. ho odiato tutto quello che ho scritto, e me ne dispiace.

coccola5

sabato 31 ottobre 2009

Worth it

Così tante cose da dire.. ma.. mille sentimenti confusi fra i quali proprio non riesco a fare ordine. E quindi fatico un sacco anche a buttare giù gli avvenimenti con razionalità e soprattutto con lucidità. Allora, occupiamoci delle "myricarum", come direbbe Pascoli, delle tamerici, e lasciamo ad altri l'onere di argomenti più pomposi.

Dopo lavoro sono rientrata subito a casa e, come sempre, quando qualcosa non va, non sono capace di trattenermi. Ne ho parlato con mia madre e poi, piano piano, tutta la cosa (che qui non racconterò per ovvi motivi di privacy) ha preso forma nella mia testa, e, sì, un pochino di ordine. Siamo rimaste a parlare fino alle 3.15, del mio lavoro, di lei, della famiglia, poi ancora di me. E' stata una bella chiacchierata; credo ne avesse bisogno anche lei.

La vedo stanca, in senso generale. Io la aiuto come meglio posso a casa, ma non credo sia questo. Forse è anche l'età e le mille preoccupazioni che la avvincono. In fin dei conti siamo uguali: se non facciamo andare tutto alla perfezione, proprio non siamo contente. Parlando delle mie amicizie, o sedicenti tali, alla fine le ho spiegato il motivo per cui mi trovo tanto con E.: non è soltanto una questione di sintonia, ma è anche una questione di leggerezza. So che quando ci vediamo passerò una giornata, o serata, leggera: trattiamo argomenti superficiali, senza confidarci troppo, beviamo un caffè e facciamo due battute, ma soprattutto stiamo in silenzio. Il nostro è il primo silenzio che riesco ad affrontare serenamente nella vita. In genere ho il terrore, quando esco, di non sapere cosa dico alle persone: con lui questo non accade. Restiamo lì, lo sguardo assorto, per qualche minuto, poi riprendiamo lentamente la conversazione. Il fatto è che, a mio avviso, avere degli amici "superficiali", o perlomeno con i quali si trattano argomenti leggeri, è importante: distraggono dalle preoccupazioni della vita, dall'autocritica costante e spietata che ci facciamo quotidianamente.

Ogni tanto dobbiamo lasciarci stare, mandare a 'fanculo il mondo e pensare che, dopotutto, la nostra vita è splendida così e, comunque sarebbe andata, non avremmo potuto fare di meglio. Il mio lavoro, paradossalmente, mi ha fatta accettare. Anche le nuove amicizie hanno sortito quest'effetto: lasciarmi finalmente in pace, farmi vedere il bello di me, almeno in senso fisico. Ed è già un passo da gigante: my life has changed so much... and, Jesus, it is so much better now!

Ho riascoltato oggi una canzone vecchia dei Sum 41, famosa a suo tempo, "Pieces". C'è una frase che mi si addice perfettamente: "I tried to be perfect, but nothing was worth it". Nothing was worth it. Even now there still ain't something worth it, there'll probably never be. So I am, so we are, and we're the best thing in the world. Ever.

coccola5
ps. devo aprire urgentemente una sezione scherzosa per questo blog, altrimenti diventerà la cosa più barbosa sulla faccia della terra!! pps. ringrazio per gli auguri di compleanno, mi hanno proprio fatto piacere. =))) Purtroppo i commenti hanno deciso, di nuovo, di scioperare. E sono peggio dei treni.

giovedì 29 ottobre 2009

Cronaca analitica

Splinder è definitivamente la peggiore piattaforma di weblogging esistente, o quasi. Il nuovo editor, disponibile in prova e più adatto al mio Macintosh è andato a farsi benedire, commenti compresi.. Che nervi! Capisco postassi ogni giorno e tre volte al dì, uno magari decide anche di fare uno sciopero, prima o poi.. ma posto tre volte al mese!

Tralasciando le lamentele, la settimana sta scorrendo abbastanza bene. Porterà sfortuna scriverlo adesso, ma sembra che stia finalmente andando d’accordo con mia madre. Un vero e proprio dono del cielo. Il nostro rapporto, l’ho scritto più volte, non è mai stato tranquillo, un po’ perchè caratterialmente siamo molto simili, un po’ per un diverso modo di di vedere il mondo. Questo intervallo di pace però mi sta piacendo molto, perchè è bello essere in sintonia con la propria famiglia, mi fa proprio sentire felice.

Stamattina sono andata a fare gli ultimi acquisti preuniversitari in fatto di vestiario: un paio di jeans stretti e una maglia nera, con stampati sopra dei visi femminili, stile Andy Warhol, per intenderci. Sono uscita con E. Sono state tre ore carinissime, anche se non abbiamo parlato poi tantissimo. Più che a negozi siamo andati a bar: prima a casa sua, abbiamo fatto colazione con un caffè e due chiacchiere, aspettando di svegliarci per bene, poi, dopo i jeans, in un baretto con due cannoncini alla crema e un cappuccino. Ci vedremo il mese prossimo: dobbiamo entrambi comprarci un paio di scarpe, io le Converse a stivaletto, lui non ne ho idea. Mi piace uscire con lui, soprattutto perchè vediamo la vita allo stesso modo, abbiamo gli stessi guai e la stessa età e, nonostante le nostre vite differiscano per molti altri aspetti, ci calmiamo un po’ entrambi. Quando siamo usciti anche con B. non era la stessa cosa: lui è più estroverso e casinista e, honestly, non mi piace la gente che urla o che parla di cose schifide... no, grazie!

Ieri sera ho incontrato M., un mio amico che non vedevo da secoli. Era tanto stravolto dalle mie posizioni sull’omosessualità da volermi incontrare. Io gli ho spiegato che sono molto aperta, e non ho nessun problema ad accettare un amico gay, lui.. mi è sembrato parecchio a disagio. La cosa che mi fa pensare è molto semplice: il fatto che un tuo amico sia o meno gay, non è cosa che abbia a che fare con la tua vita, ma solo con la sua. Non sei tu a fidanzarti con uno, o ad andarci a nanna insieme, quindi perchè tanti problemi? Non capisco la gente.. Una frase che spesso uso è proprio questa: “è la vita degli altri, e noi non siamo proprio nessuno per giudicarla.” Tuttavia, se la gente sapesse accettare la diversità e considerarla una ricchezza, invece che una cosa da condannare, forse avremmo molti meno problemi. E questo è anche un problema tipicamente italiano, anche dello Stato, costretto nella sua inquadratura cattolica tradizionalista e incapace di guardare al di là.. Sono fiera di essere italiana, ma non sono altrettanto fiera dei miei politici e delle loro scelte. Tutto qui.

Sapete, ero convinta di scrivere un post romantico, o qualcosa di dolce, o comunque simili. Invece mi ritrovo con una cronaca analitica degli ultimi avvenimenti. Dovrei riprendere la mia severità nel giudicarmi, nel guardarmi dentro, eppure ho una gran confusione in testa. Non riesco a fare ordine, anche se riconosco che scrivere aiuta parecchio. Sono felice, eppure confusa... aaaaaahh, datemi tempo! Anzi no, datemi delle scatole per sistemare tutto!

A riscriverci,
coccola5

venerdì 23 ottobre 2009

Buon compleanno a me!

 Buon compleanno a me! 
Eccomi qui, nel mondo dei 19 anni. Nulla in realtà è cambiato da ieri sera, dal 22 ottobre, ore 23.59. Però è magnifico svegliarsi la mattina e pensare "un anno in più!, una giornata di auguri e di pensieri per me". Confesso con molto piacere che, seppure con un semplice sms, mi hanno fatto gli auguri persone che non credevo si ricordassero di me. Anche su Fb ho ricevuto auguri inaspettati, la cosa mi ha resa stra-felice.

Stasera lavoro, domani anche, poi una piccola festa in discoteca. L'anno scorso, per i 18, avevo invitato un po' di gente, circa una quindicina di persone. Stavolta, me compresa, siamo in cinque, ma va bene così. Festeggio solo con i miei colleghi di lavoro, le persone cui più mi sono affezionata negli ultimi due mesi. I miei erano un po' dispiaciuti, ma non intendo festeggiare con persone che non tengono particolarmente a me. E' strano da raccontare, ma lo scorso anno, non mi sono sentita la protagonista della mia festa, solo un'invitata.. Non ho voluto rifare lo stesso errore. Tra parentesi, fosse stato per me, avrei invitato soltanto B. ed E., poi ho pensato che non era il caso di fare l'asociale! 



Gli anni mi rendono sempre più rigida, con me stessa e con gli altri. E' il brutto del mio carattere. La postura rigida nel camminare, il poco parlare per timore di dire sciocchezze o di fare figuracce, il sorriso di convenevole e la mia freddezza verso chiunque, le mie impietose analisi di me stessa. Il lavoro mi ha aiutata molto in questo, ma il cambiamento devo farlo io, soltanto io.

Un bacio a chi mi penserà in questa giornata!
coccola5


lunedì 5 ottobre 2009

Senza parole

 Passato un altro weekend al ristorante. Come molti mi dicono, più conosco le persone, più apprezzo i cani. Vi racconto l'ultima. Sabato pomeriggio sento E. su Facebook, che mi chiede di andare con lui all'Art dopo lavoro (la stessa discoteca della settimana scorsa), acconsento. In serata domando ad uno dei miei colleghi se gli piacerebbe unirsi a noi, ma mi risponde "che lui non entra nei locali gay". A quel punto faccio velocemente 2+2. Ora mi spiego meglio. Il sabato precedente E. gli aveva chiesto di venire con noi, ma A. (questa l'iniziale del mio collega) ce l'aveva prima tirata lunga, in pratica fino a mezzanotte, poi aveva rifiutato dicendo che i suoi amici non volevano venire.

Il punto è molto semplice: se non ti va di uscire con noi non è un problema, però non raccontare ad E. (o a B.) una cazzata e a me un'altra, almeno per una questione di astuzia. Se io ed E. andiamo fuori insieme, non ti pare che prima o poi potremmo parlarne, e che tu potresti fare la figura dell'idiota?

Io non sopporto gli ipocriti, o comunque le persone double face. Proprio non mi vanno giù. Io sono diametralmente diversa: non ho una tendenza alla bugia, preferisco essere sincera, per quanto è possibile. Questo non significa che io racconti tutto a tutti, tutt'altro, in genere sono piuttosto riservata e parlo poco di me, però non ho problemi a spiegare che non posso fare le otto della mattina in discoteca perchè a casa rischio un nuovo e aggressivo taglio di capelli. 

La sincerità semplifica i rapporti, almeno a mio avviso.

coccola5
ps. mi torna alla mente un video molto appropriato all'argomento di oggi, un video del mio personalissimo mito, Vasco Rossi. Vasco Rossi - Senza Parole

giovedì 1 ottobre 2009

Sogna l'innocenza

 Vorrei proporvi questa sera un estratto particolarmente carino dal numero 39 di Famiglia Cristiana, in particolare dalla rubrica Il Vangelo della speranza di don Gennaro Matino. Si tratta del commento al Vangelo di domenica scorsa, ma vi assicuro che il contenuto ha, a mio avviso, valore universale.
Ditemi che ne pensate!

" 'Ora voi ricchi piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi' (Gc 5,1). Salvare il mondo è recuperare lo spazio da dare al bambino, perchè il bambino, anche quello che è dentro ogni uomo, recuperi i sogni. Per salvare il mondo bisogna fare in modo che i bambini non invecchino della vecchiaia di chi non sogna più, non siano schiacciati dalla mancanza di speranza. 
Scandalo è una pietra di inciampo, un impedimento alla libertà del cuore, è voler seguire percorsi alternativi alla verità e alla trasparenza. Per salvare il mondo, per salvare i nostri bambini è urgente che ognuno lotti contro lo scandalo per andare verso l'innocenza, nella sua stessa direzione."

L'articolo dà nel suo insieme una prospettiva cristiana, ma queste parole danno, mi hanno dato, nuova linfa. Scientificamente è stato provato che non si vive senza sogni. I sogni più belli sono quelli fatti ad occhi aperti, la mente concentrata sul proprio futuro, con la consapevolezza che si può, e si deve, "cercare di lasciare il mondo migliore di come l'abbiamo trovato" (Baden Powell, fondatore del movimento scout). 

Sono convinta che a tutt'oggi i bambini siano troppo proiettati nel futuro, fin dall'infanzia. Strumenti come il cellulare a nove anni, l'eccessiva tv e i videogiochi, spesso li uccidano dentro. Da bambina avevo una fantasia molto sviluppata, scrivevo tantissimi racconti e storielle, più di quanto non faccia ora. I bambini di oggi sono bambini solo nel corpo, e, purtroppo, non più nello spirito.

coccola5

ps. voglio pubblicare qui, a piè di post, la frase finale dell'articolo, che non ho riportata prima, onde evitare di entrare nell'ambito propriamente spirituale. "Difficile in questi tempi farsi bambino, ma per chi crede nel Maestro di Galilea l'ora più buia della notte è sempre quella più vicina alla luce del giorno".
pps. aggiungo qui il link di Famiglia Cristiana.