giovedì 17 febbraio 2011

The power of dreams

Per migliorare un poco la mia conoscenza dell'inglese e del tedesco, mi sono iscritta ad alcuni podcast della BBC e di qualche radio bavarese. Con l'inglese va abbastanza bene, col tedesco c'è qualche problemino, ma migliorerò. E il podcast di oggi si intitola The power of dreams. Chissà perchè, si collega straordinariamente bene a quanto è successo ieri a cavallo.

Un piccolo miracolo. Miracolo è l'unica parola giusta, perchè un cavallo che fino a sabato aveva paura della sua stessa ombra e che ieri faceva quietamente (o quasi) tutti gli esercizi mi ha fatto davvero commuovere. Faceva gli slalom, le barriere, le diagonali con tutti gli altri cavalli al trotto. Al galoppo non abbiamo fatto quasi nulla, non ne voleva sapere, ma va bene così. Va splendidamente così.

Nel pomeriggio sono tornata dai miei ragazzi, i due ragazzini delle scuole medie cui dò ripetizioni. Uno di loro ha la verifica di inglese domani, così gli ho dato una mano a prepararsi, facendo qualche esercizio. E' molto recettivo, e con un minimo sforzo può ottenere degli ottimi risultati. E' stato bellissimo quando oggi, prima di andarmene, mi ha detto: Ma abbiamo già finito? Ecco, sarei rimasta anch'io fino a non so quando, a raccontargli tutto l'inglese che so. Un grandissimo sorriso.

Ed E.? Ci siamo visti venerdì scorso, nel pomeriggio. Siamo andati insieme a un centro commerciale e la sera siamo andati a bere un caffè assieme. Mi ha scritto poi l'altro ieri, all'1.15 di mattina, chiedendomi se il giorno dopo mi andava di fare un giro con lui. Inutile dire che a quell'ora dormivo e ho visto il messaggio molto più tardi.. Mi è dispiaciuto.. Ma recupereremo! In ogni caso, hanno sempre un che di bello le nostre uscite: oltre a JW, è un'altra delle cose che mi mancano tutti i giorni, come un battito al cuore.

coccola5

lunedì 14 febbraio 2011

Bellissimo, ossia come dovrebbe essere

Mamma, scusa. Non volevo darti la colpa di niente, ho esagerato. Mi dispiace aver aspettato fino ad oggi per parlarti.
Io vado a letto. – mi dice lei. Raccoglie in fretta la tisaniera, il cartone della pizza, con un gesto di rabbia, e poi sale le scale senza più nemmeno guardarmi.

Mia madre non è l’unica a cui io debba delle scuse. Le debbo anche a voi, miei cari lettori, perché questo blog è sempre stato scritto con un’aura di sufficienza, come se io avessi un’estrema istanza di verità sulle cose.

Mia madre non dice che sono orgogliosa, dice che sono piena di me, che probabilmente è diverso. Mi sono infarcita come una torta di così tante cose: di cultura e di grammatica, di mancanza di pazienza, di paura, di voglia di guardare chi mi sta accanto, di voglia di condivisione. Ma c’è del vero anche nel fatto che sono troppo orgogliosa. Non avrei dovuto aspettare stasera per chiederle scusa.
So che è un luogo comune, che si dice sempre, ma non credo troppo nel ricominciare daccapo. Credo che contenga un voler cancellare tutto quello che è stato prima, un resettare tutto che bene non fa. E se invece rielaborassimo, partissimo da quegli errori per costruire delle cose nuove? Se invece di distruggere il muro che stavamo costruendo lo restaurassimo, lo rinforzassimo? I restauri sono sempre belli, hanno il potere di risanare le cose.

Risanare è la parola giusta, anche nel mio caso. Sapete che non ho davvero analizzato tutto quello che è successo dalla lite con mia madre in poi? Non ho analizzato nemmeno tutto, non sono stata troppo a scandagliare il nostro rapporto, che invece è la prima cosa che si dovrebbe fare per iniziare a restaurare. Abbiamo litigato giovedì pomeriggio, rientrate dalla spesa. Sabato e domenica lei e mio padre si sono concessi un finesettimana di vacanza per San Valentino. Mi ha chiesto di non uscire sabato sera, mentre io, in realtà, ne avevo tutte le intenzioni. Volevo vedere F., fare qualcosa con lei che poi ci vediamo così poco. E invece no, stroncato tutto sul nascere. Mi sono arrabbiata: loro in giro, mia sorella in giro e io costretta a casa. Non mi è piaciuto il modo in cui la discussione è iniziata, figuratevi quello in cui è finita. Ma la devi vedere proprio sempre, F.? Peccato che i muri non parlino, altrimenti potrei fare amicizia con loro, potrei uscire con loro invece che stare sempre con F. O con E., visto che ti piace tanto anche lui. Ad ogni modo, una volta rientrate le ho detto che stavo decidendo di uscire ugualmente, contro la sua volontà, per una serie di ragioni. A ventun’anni, sono grande abbastanza da sapere quello che faccio; in macchina, se pur qualche incidente l’ho fatto, sono abbastanza intelligente da evitare incidenti, nei limiti del possibile, quando loro non ci sono; e poi il cavallo è più pericoloso. Quando si è impennato, avrei potuto tranquillamente finire al Creatore, dritta spedita. Non è successo, ma poteva. Se fossi caduta, ipotesi non troppo remota, avrei potuto finire male, peggio che quando spacco il paraurti del malcapitato davanti a me in auto. Non molto bello nemmeno quello, ma meno peggio. Così, mi ha risposto che ero una stronza e chese l’avesse saputo.. non sarei venuta fuori quel giorno con JW, ti pare che potessi saperlo? Le nostre discussioni hanno spesso come punto all’ordine del giorno che io sono una stronza, il che è parzialmente vero. Anch’io rinfaccio le cose, specie quando sono molto arrabbiata, e lo ero. Mi ha lanciato delle cose, quelle della spesa, un pacco di biscotti, e io a un certo punto ho risposto. Si è concluso tutto con un forte vai via da parte sua, un’esclamazione che trasudava  rabbia.

Bene o male sono quattro giorni che piango. Anche adesso che scrivo, anche prima che le chiedevo scusa, anche quando sono rientrati dalla vacanza. Non lo so bene perché piango, in realtà. Le pretese sull’uscita le considero ancora, anche se probabilmente ho esagerato.

Non mi sento bene a casa. È una sensazione orribile. Questa famiglia mi sembra come una gabbia, e io mi sento come il leone chiuso dentro. Esco per andare al circo, per assomigliare a loro e accondiscendere quando ce n’è bisogno, anche perché sembra l’unica soluzione per essere accettata un pochino. Mi sento odiata perché diversa, perché ho troppi difetti, perché faccio così fatica a cambiare, perché le persone che frequento non sono quelle giuste, quelle cui pensano loro.

Stasera ho visto la fiction con la Littizzetto, Fuori classe. Ho pensato che mi piace parecchio perché racconta molte imperfezioni in modo genuino e aderente al vero. Perché le persone che vengono prese in considerazione non sono tutte giuste o sbagliate, tutte buone o cattive. Alcune sono false e altre no. Ognuno a suo modo. Ognuno nel suo dolore, ma ognuno anche nella gioia di vivere, nell’essere sé stesso. Ognuno bellissimo, ecco.

Anch’io devo imparare a sentirmi bellissima, in tutti i sensi. Mi sento bellissima ed elegante a cavallo, su JW, ma non basta. Non si vive di soli cavalli, così come non si vive di sola letteratura, anche se mi piacerebbe.

Ecco perché vi rinnovo le mie scuse. Non sono stata sempre bellissima. Alle volte la mia presunzione è stata sparsa su questo luogo che invece potrebbe accogliere tanto, dare tanto, anche e proprio perché ci siete voi. È vero, un blog è un luogo proprio dove l’autore decide l’andazzo, ma con gli altri. La storia si costruisce con gli altri, insieme. E quindi risaniamo anche qui, risaliamo dall’abisso. Facciamolo perché è più bello e genuino, anche se spesso le cose si fanno per convenienza.

Forse anche le scuse che ho rivolto a mia madre sono state un po’ di convenienza. Un po’ ho esagerato nella lite, e un po’ credo in quello che ho detto. Ma così non si può andare avanti. In casa nessuno ha detto una parola tranne mia sorella. Io e mia madre non possiamo continuare nel silenzio, ciascuna come se l’altra non esistesse. Le ho parlato tante volte in questi giorni, lei risponde a monosillabi. Spero di avere gettato un seme con le mie scuse, che tutto volgerà per il meglio..

coccola5

venerdì 11 febbraio 2011

Elogiamole, queste parole

A volte ho l'impressione di sembrare una persona stupida quando mi incazzo.

A volte ho l'impressione di sembrare un piccolo cetaceo, molle e vitreo. Un cetaceo glassato. Uno di quei cetacei senza spina dorsale, tutti così uguali fra loro.

C'è così tanto da dire da dire e da analizzare. Le paure non sono dei fantasmi o delle ombre, sono delle vivide presenze che camminano al mio fianco.

Capelli verdi, rosa o blu. E-car. Zara. G. e J. (anche se non centrano granchè). Un'infinita timidezza che tutto ammanta, come la nebbia.

La timidezza è tra i difetti più spregevoli delle persone. Ne oscura la personalità, oscura il meglio di chi la subisce. Tinge di grigiore tutte le cose e tutte le parole.


Come se poi le parole importassero davvero. Ma elogiamole, queste parole, diamo loro una sembianza importante.
Sono impotenti le parole. Sono peggio dei cetacei.

coccola5

giovedì 10 febbraio 2011

My hero

Sono stata nuovamente da JW, dal mio piccolo. Inutile che vi confessi i miei timori. Alle volte, quando mi sento un po’ scoraggiata, mi chiedo se sto facendo la cosa giusta. Portarlo a “rieducare” e risalire io. Oggi l’ho fatto girare alla corda, molto tranquillamente, poi siamo entrati in campo. C’erano altri cavalli che facevano esercizi di salto, noi andavamo al passo. I primi due o tre giri li ha percorsi con la testa semigirata, timoroso che ci fosse qualcuno dietro, poi cambiando di mano si è calmato relativamente. Una ragazza ha cambiato galoppo arrivando da dietro e JW, spaventato, ha fatto un altro dei suoi salti pazzeschi. Non sono caduta, ormai ho un buon assetto. So che non posso pretendere che sia subito perfetto, è molto egoistico da parte mia. È che alle volte ho paura di non farcela, di non essere abbastanza brava, abbastanza decisa per lui.

Io lo so che certe carezze le riserva soltanto a me, e non ad altre persone, ma alle volte mi chiedo se vogliano dire veramente qualcosa. Perché questa paura gli impedisce di fidarsi di me? Va tutto bene, piccolo, va tutto bene, tesoro mio. Continuo a chiamarlo con la voce, ad accarezzargli il collo, le orecchie. A sfidarlo a suon di baci e abbracci a chi ne concede di più.

Ci sono questi momenti di down, di domande interiori che spaccano. JW sembra essere l’unico argomento che meriti una parola, in questo momento. Sono l’unica a occuparmi di lui. Mio padre, al solito, ha pagato senza essere minimamente interessato alla cosa. Mia madre considera tempo sprecato parlare di lui. Io vado su due volte la settimana, mi faccio un mazzo quadro – e ben volentieri, si intende – per conciliare ripetizioni, lavoro, cavallo, amici e studio. Dicono tutti che devo avere pazienza. Mi auguro che abbiano ragione. È solo che io non me lo ricordavo così, il mio JW. Era più coraggioso anche lui.

You are my lost cause, you are my hero. Keep holding on.

coccola5

lunedì 7 febbraio 2011

Salvata

La scorsa settimana non ho scritto nulla. Sette giorni di pausa, almeno “letteraria”, sempre che mi concediate il termine. Non che non ci fosse nulla da raccontare, anzi, ma la sera ero talmente stanca che non avevo la forza di aprire il foglio di Word e scandagliare le mie giornate. Ultimamente, fra l’altro, ho usato molto il computer: a scuola me ne servo per segnare degli appunti di Letteratura Inglese e correggere delle traduzioni, quindi a sera ne avevo fin sopra le orecchie di questo schermo luminoso.

Che succede, dunque? Partiamo dalle cose fondamentali, dalle priorità: ho iniziato un corso di equitazione in un maneggio qui vicino casa mia. Vi chiederete per quale motivo, dal momento che esco a cavallo da tanti anni. Dopo l’impennata di JW, non me la sono più sentita di uscire in passeggiata con lui. Qualcuno mi ha proposto di usare Carry, la cavalla dell’amico che ospita i nostri piccoli. Ho rifiutato perché sentivo che dovevo riprendere a studiare, ossia sistemare la mia tecnica e il mio modo di andare a cavallo. Si è rivelata una scelta azzeccata, devo dire, e anche saggia. Di solito è mia madre a consigliarmi su queste cose, ma ho preferito parlargliene a decisione presa. Sentito l’istruttore, C., abbiamo deciso di portare JW nel nuovo maneggio per qualche mese in modo che venga montato tutti i giorni da una persona esperta. Chi ha letto qualche mia avventura a cavallo, sa che non è stato addestrato da un professionista, quindi è ancora quasi allo stato brado. Ha imparato molte cose, certo, ma gli rimane quell’istinto forte che a volte mi spaventa. Adesso, in ogni caso, viene mosso alla corda tutte le mattine, poi fa un’oretta in campo oppure esce. Gli servirà per riabituarsi ai rumori delle auto, delle moto, dei trattori, ai nastrini appesi agli alberi (per segnare il percorso ai ciclisti), alle vasche e ai sacchi neri. Ma domenica sono andata in maneggio per lavorare con lui. L’abbiamo portato a sellare, fatto girare alla corda e poi montato. C. mi ha chiesto se volessi salire, e ne ho approfittato per confessargli che non lo facevo senza timore. E poi.. poi è andato tutto bene. JW era tranquillo come non lo era da un po’ di tempo, ascoltava sereno i miei comandi e la mia voce, il suo trotto si trasformava armonicamente in galoppo o in canter. Mi sono sentita di nuovo bene. Solo per un momento si è spaventato, ma poi si è subito ripreso.

E JW che mi bacia la fronte e le guance. JW che si strofina sulla mia schiena, JW che mi abbraccia appoggiando il muso sulla mia spalla. JW che non è più geloso perché oggi sono tutta per lui. JW che mi segue mentre mi allontano per tornare a casa. JW che mi salva tutte le volte.

E poi cose nuove. Qualche settimana fa avevo messo fuori un annuncio per delle ripetizioni di Inglese e Tedesco. Mi ha contattata la madre di due ragazzini di prima e seconda media, chiedendomi se avessi un po’ di tempo. Così sabato e domenica sono andata da loro: per il momento ho conosciuto il figlio più piccolo, cui ho fatto fare gli esercizi. Mi ascolta e pare che gli stia simpatica. La cosa più bella è stata quando mi ha detto lo sa che lei dovrebbe fare la prof? Son soddisfazioni.

coccola5

domenica 30 gennaio 2011

Ti voglio bene

Cammina con l’eleganza di un cavallo, conversa e comportati con la grazia di una regina.

Questa frase si è insinuata nella mia mente questa sera, poco prima di vedere E. Il suo compleanno è stato in questi giorni. Non vi dico il giorno esatto semplicemente perché, come ormai avrete capito, sono gelosa di tutto ciò che lo riguarda. Perfino del suo nome. Un mio compagno di corso si chiama in modo simile a lui, ma non riesco ad affibbiargli lo stesso soprannome. Come se conoscessi una ragazza che si chiama Valeria, che abbrevio in “Vale”, e una che si chiama Valentina. Il soprannome sarebbe lo stesso, ma nel caso del mio compagno non riesco a concepire di poter chiamarlo con lo stesso soprannome di E. Okay, discorsi non poco contorti, ma fa niente.

Abbiamo festeggiato allo Skylight Disco. La mia discoteca di sempre. Dove anch’io avevo festeggiato l’anno scorso. Quanto sono stata bene, questa sera, lo so soltanto io. La musica era ottima, la discoteca giustamente affollata e la compagnia superba. Ho conosciuto S., una sua amica di cui mi aveva parlato tempo fa. Una ragazza molto piacevole, che abita molto vicino a me. Ne abbiamo approfittato per farci una bella chiacchierata mentre E. salutava degli amici.
Abbiamo bevuto un aperitivo veloce prima di entrare in discoteca. E. era strafelice, continuava a fare battute, a lavare il silenzio, a ridere di noi tre con noi. Qualche battuta l’ha riservata anche a me, naturalmente (eravamo rimasti a Capodanno, noi! Devi recuperare, eh?, gli ho detto scherzosa), per la mia borsa hippy e multicolor, che, guarda, mi ha proprio rovinato la serata!, e io che lo sapevo, E., lo sapevo.

E lui che mi dice lo sai che ti voglio bene e questo suo “ti voglio bene” arriva così inaspettato, arriva pubblico e per nulla canzonatorio. Arriva fisso e mi colpisce lì, in quel punto imprecisato tra il diaframma, il fegato e lo stomaco. È colpa tua, E., se poi mi viene una gastroenterite infinita, lo sai?! Io che mentalmente elenco una sfilza di cazzo, cazzo, cazzo e intanto rispondo anch’io ti voglio bene, e tanto. E lui adesso non prendiamoci troppa confidenza, eh?!, mi dice ridendo. Ma due minuti dopo porta la mano sulla mia guancia per una carezza veloce. Un altro colpo . Per qualche minuto S. sparisce dalla mia vista, dalle mie parole, mi arresto improvvisamente e involontariamente. Mi sforzo non poco per fingere che ti voglio bene sia nella nostra normalità e continuare la conversazione. E. ci guarda conversare con una faccia che dice “che betoneghe!” (in dialetto veronese ha un significato meno forte e negativo di “pettegola”, alle volte è usato, come in questo caso, in maniera scherzosa per indicare due ragazze che chiacchierano parecchio), ma non mi dice che è orgoglioso di me, di questa brava ragazza, troppo brava ragazza così timida che però parla subito anche con le sue amiche senza farsi nessun problema.

Pure in discoteca mi coinvolge spesso, come suo solito, del resto. Si riserva di toccarmi il seno da sopra la maglia (questo lo spiego dopo, non è un pervertito!) mentre io gli blocco le mani nelle mie. Sono percorsa da un brivido visibile e netto, terzo colpo della serata. Infarto incombente, pare. Perché lui non ritira più le mani come faceva un po’ di tempo fa per evitare il contatto fisico. Perché lo fa con un sorriso ma dentro è serio, e io lo percepisco distintamente. Perché io ho una strafottutissima paura. Vai piano, E. Così mi fai male. Mi fai malissimo, mi terrorizzi. E, cazzo, cazzo, cazzo, ...

Io devo uscire dalla discoteca alle 3. Passando davanti al guardaroba gli mando un bacio in aria, come a dirglielo. Come vai via, coccola??  Mia mamma mi aspetta a casa: dai, coccola, resta ancora un po’; in fondo è il mio compleanno.. mi dice E. Vorrei spiegargli che non è il casso di tirare la corda, che la famiglia è di quelle che non si contrattano gli orari, anzi ringrazia che t’ò lassà ‘nar fora (“ringrazia che ti ho lasciato uscire”). Ma taglio corto, sono già in ritardo, non conosco abbastanza S. per fare discorsi, la musica sovrasta le parole e non voglio urlare. Se vuoi domattina ti passo mia mamma al telefono, gli dico. Va bene, va bene, vai, mi dice con la voce di chi ha capito al volo. Scoppiamo a ridere, ci baciamo davvero, questa volta. La barba di un giorno punge piacevolmente sulle labbra. Ti chiamo in settimana. E poi vado. Recupero il mio cappotto inglese e la borsa hippy pensando che dovrò seriamente procurarmi un’altra borsa, perché ne ho bisogno davvero (quella “normale” nera è troppo piccola e non ci sta dentro molto per una che si porterebbe in giro tutta la camera) e perché vorrei evitargli un infarto. Scherzo! Saluto con grazia L., amica di E. che conosco, quando mi lascia il cappotto e volo a pagare. Andando alla macchina, un padre in suv aspetta la figlia. Sembrano così fuori luogo persino nelle loro auto i cinquantenni, qui. Un gruppo di ragazzi ammiccano, ipotizzano che io non abbia freddo dato che non ho chiuso la giacca, che forse gradirei di andare a pisciare con loro e poi che forse no, dato il mio portamento e la mia borsa snob. Che anche le borse potessero essere snob non lo sapevo, comunque okay. Lo terrò a mente. Ripenso a E., forse aveva ragione. Bah. Li ascolto semplicemente senza nemmeno girarmi, per non dargli modo di fare battute, non desidero nemmeno mandarli a vaffan. Anche l’ultimo pezzetto, un tipo mi suona e un altro mi guarda desideroso. Vado alla macchina, apro e salto dentro in trenta secondi. Non uscire mai più da una discoteca da sola, annoto mentalmente. Avvio il motore e volo a casa. Sono felicissima.

Arrivando dal vicoletto di casa mia, spengo i fari e rallento per non farmi notare (tanto c’è il lampioncino di casa nostra), accosto con calma ed entro misurando ogni passo, sollevando i tacchi perché non facciano rumore. Vado in cucina a prendere un bicchiere di latte. Come fa E. solitamente, anch’io lo prendo freddo. Accendere il microonde farebbe rumore e poi è buonissimo anche freddo, gli lascio qualche minuto per arrivare a temperatura ambiente. Intanto mi accuccio sul pavimento. Alzo le gambe e le stringo contro il petto, tenendole allacciate tramite le braccia. Faccio aderire le mani all’interno dei gomiti, le ginocchia ai seni e me ne sto così per un minuto. Serve a raccogliere i buoni sentimenti, a farli irradiare a tutto il corpo. Poco dopo faccio un ponte. Mi inarco bene come mi avevano insegnato a ginnastica artistica, con una mano mi tocco la maglietta. Mi va leggermente larga. Stringo la minigonna di jeans alla vita per sentire se è larga e quanto. Mi rende felice il fatto di non ingrassare, dopo tutto. Tengo irrimediabilmente alla mia vita stretta, ed è la seconda cosa, dopo le sopracciglia, che guardo in chiunque. Secondo me E. lo sa che osservo queste cose. Scendendo dal ponte porto le mani dietro la testa, resto leggermente alzate con i piedi. Tocco il collo del piede in tensione. Che bello sentirlo attivo, potente. I nostri piedi potrebbero sempre ribellarsi, alla fine. Come i cavalli. Soltanto che i cavalli sono liberi. Liberi come l’aria, liberi come la Vita. Come dovremmo esserlo anche noi.

Mi infilo a letto e sono felice. Sono felice.
Certe cose potrebbero rovinare la giornata, a pensarci, ma sapere di avere degli amici forti che si prendono cura di noi è importante. Io ho E. ed F. Mi è dispiaciuto per D., mamma dice che a non essere un amico vero è E., ma è il solo che si ricordi di chiedermi ogni volta come sta mio papà, a domandarmi perché con mia madre c’è un così cattivo rapporto. È il solo che si prenda cura di me a livello “fisico”, tramite la carezza, i capelli.. D. mi scrive nei messaggi ciao, come stai?, come un’adolescente che non sa a chi spedire un sms. Come vuoi che stia? Tu ti perdi interi pezzi della mia vita e poi pretendi di continuare a leggere dove avevi lasciato il segnalibro. Non ho il tempo e la voglia di spiegarti cos’ho fatto negli ultimi due mesi. Da novembre, quando mi hai detto che per me avresti avuto tempo solo a febbraio. F. ed E. si fanno un mazzo quadro perché ci vediamo, tu neanche un pochino. Tu rimandi, tu te ne freghi. Hai il moroso, lo so. Ma anche F. ce l’ha e divide le serate, e anche E. potrebbe benissimo averlo. Cosa centra? Una settimana, sette giorni. Se non sei un polpo, troveremo un giorno che vada bene a entrambe..
Anche le osservazioni di uno in maneggio sul fatto che non sono risalita dopo l’impennata di JW e malissimo, giovine, malissimo potrebbero innervosirmi. Eppure qualcuno c’è sempre.
Ci siete sempre stati, e allora grazie. Solo grazie. Che altro potrei mai dire?

coccola5
Ps. prima dicevo che E. mi ha toccato il seno. È inesatto.. Avevo una maglia nera larga, con il collo quasi a barchetta, e a livello delle spalle ci sono due catenelle. Credo che volesse prendere queste, ma siccome stavo ballando le mani le ha messe praticamente dappertutto! D’altra parte è la prima volta che concedo la mia fisicità a qualcuno, non fatela tragica!

giovedì 27 gennaio 2011

Stop it!

Io invito tutti i miei fedeli lettori a questo indirizzo:
Così Berlusconi pagava le donne - E ad Arcore spunta un'altra minorenne

Ma anche tutti coloro che pensano che un premier che paga delle prostitute non è cosa da difendere. Che pensano che, anche se non traspare, non è che queste ragassuole (come si dice da noi in dialetto) fossero esattamente delle sante con l'aureola.
E tutti coloro che pensano di averne abbastanza, che per questi motivi bisognerebbe protestare.
Si occupano di noi persino Die Zeit e Le Monde. Giudicate voi..
A più tardi, tempo libero permettendo,

coccola5
ps. giusto per correttezza. Mi auguro per Repubblica che gli articoli siano a prova di bomba..

mercoledì 26 gennaio 2011

Nervi

Abbiamo due esami questo semestre, e odio sentire lamentele a caso. Purtroppo, sono stati messi molto vicini, uno il 23 e uno il 24 febbraio. Ma sono esami da cinquanta pagine ciascuno.
-Andiamo dal preside a ribellarci!- fa una mia compagna.
-Sai cosa ti risponde il preside? Che avevamo tempo sin da novembre!- faccio io, un poco indispettita.
-Ma io la mattina lavoro!
-E io lavoro il pomeriggio, e la sera torno a casa alle 21.30, molto più tardi di te.. eppure sto ripassando!

Conosco persone che a gennaio danno tre esami da trecento pagine o più ciascuno, e magari sono uno il lunedì, uno il martedì e uno il venerdì.

Imparare ad accettare la mia scontrosità.

coccola5

martedì 25 gennaio 2011

Scuola e co.

Tra quattordici minuti prenderò il treno per andare in università. Ho quattro ore di lezione, ma non ho voglia di andare.
Incontrerò la mia prof di Lingua Tedesca in treno, che mi racconterà delle stranezze delle scuola italiana.. Sai che voglia di ascoltare. Non tanto per lei, quanto perchè non mi sembra possibile trovare qualcuno contento dell'Italia.

Io non sono ministro e probabilmente non sono la persona adatta per giudicare una riforma. Mi sono sempre opposta ai tagli alla cultura e all'istruzione. All'epoca c'era anche qualche coraggioso felice della riforma. Degli insegnanti con cui ho parlato sinora, non ce n'è uno soddisfatto. Mi sembra un giudizio più eloquente, competente e adatto del mio.

Ad ogni modo, tagliamo ancora. E ancora. E ancora. Quando poi gli studenti non sapranno più che Roma è la capitale italiana e che Trento non è in Piemonte (qualcuno di mia conoscenza lo crede davvero), quando non avranno la più pallida idea di chi fosse Manzoni, allora forse faremo qualcosa in merito. O forse taglieremo ancora. Anzi, chiudiamole queste scuole, no? Tanto pare che non freghi niente a nessuno.

Vi lascio con un ultimo pensiero, condiviso con mio padre. Non mi convincono i partiti di destra nè quelli di sinistra, anche se reputo questi ultimi il male minore. Ma perchè, trattandosi del futuro del mio Paese, mi trovo costretta a scegliere il male minore e non il bene migliore?

coccola5 - Ci sentiamo questa sera, tempo libero permettendo.

lunedì 24 gennaio 2011

Partire volevo


Partire volevo, ma a cavallo.
  Arianna Corradi

Il nuovo libro che sto leggendo, finalmente sui cavalli. Stasera vi racconto per bene. Buona giornata a tutti!

coccola5

Aggiornamento serale. La frase iniziale non è in realtà il titolo del libro (Quel sogno di partire a cavallo), ma una frase in esso contenuta. L'ho iniziato stamattina, fra treni e autobus. Mi ha messo serenità, mi ha lasciato il sapore della terra, del cielo e del vento. Arianna, autrice del libro, racconta il suo viaggio interamente a cavallo da Susa sino a Canterbury, in Inghilterra, andata e ritorno. Dotata esattamente del minimo indispensabile, resterà in viaggio quattro mesi, da giugno 2007 sino a ottobre.
Chi mi legge sa che ogni tanto amo partecipare a qualche trekking: li trovo il modo migliore per empatizzare con il cavallo, e comunque un'esperienza unica. Anche sotto la pioggia, anche quando c'è freddo. Mi piacerebbe partire, magari per qualche giorno, e restarmene da sola nella natura. Contemplare tutta la bellezza.

Volevo inserire una frase della Nannini. La sto ascoltando in questi giorni, sto imparando anche le canzoni vecchie per il concerto. La mia conoscenza di quest'artista è molto strana, in effetti. Un filo mi ha sempre legata alle sue canzoni. Al liceo avevo sull'iPod Bello e impossibile e America. Non sapevo nemmeno che significato avessero quelle allusioni all'America, all'epoca. Ricordo di averla ascoltato in tutto due o tre volte e di averla trovata molto rock. Non mi ero nemmeno soffermata sul testo, all'epoca. L'America! Iersera l'ho messa su YouTube e ho riso della mia passata ingenuità. Qualche anno fa, ricordo di aver imparato qualche pezzo di Meravigliosa creatura. Della Nannini mi sono innamorata con Maledetto ciao e con Sei nell'anima, nel film Genitori e figli - Agitare bene prima dell'uso. Soprattutto con il film Viola di mare, di cui ho parlato un po' di tempo fa. La musica della cantante ha fatto da colonna sonora al film. E allora, consapevolmente, ho inserito Sogno, Sogno per vivere e Attimo nell'iPod. E di averle imparate a memoria.

Mi piace la poesia infinita nelle sue canzoni. La gioia di vivere, come la chiama lei, la voglia di sorridere ed essere felice. In un universo di cantanti che trasmettono all'ascoltatore la disperazione e la depressione, è raro trovarne uno che sorrida nei video. Che trasmetta gioia e allegria.

Ciao, maledetto ciao,
ora sono qui,
voglio sorridere.

Ciao, maledetto ciao,
nell'aria resterai,
gioia di vivere.


[...]
Ora sei con me,
gioia di vivere.

   Gianna Nannini, Maledetto ciao


coccola5
ps. come faccio ad aspettare fino al 20 Maggio? Mancano ancora 115 giorni!!