venerdì 30 aprile 2010

Al cuore come un battito


Mi manchi.
Manchi al cuore
come un battito,

al sole
come la luce,
all'acqua
come una goccia,
limpida e preziosa.

Manchi al vento
come una foglia,
danza sua stupenda.

Manchi alla vita
perchè tu sei
la Vita,
la poesia
che sgorga
nelle vene
limpida e fragorosa.


Sei tutta la calma
e tutto lo spasimo
dei muscoli sei,
sei la gioia
e il sorriso.

La confusione,
la rabbia,
l'amore
che mi ridono dentro.


Venerdì 30 Aprile 2010,
pensieri in treno
 



coccola5



giovedì 29 aprile 2010

Getting lost

Tra le cose più brutte e, a ripensarci dopo, più divertenti, che possano capitarti in macchina, c'è perdersi. Perdersi desolatamente. Postilla 1: nella tua città. Postilla 2: senza navigatore o cartina, solo con le informazioni orali di un conoscente.

Mi è capitato proprio stasera, andando da una ragazza cui dò ripetizioni. Sono arrivata con, in totale, un'ora di ritardo (le 21 invece che le 20).. Sono rientrata alle 23.30. Cena mentre converso su Fb con due miei amici, adesso spagnolo, tedesco e copiatura di appunti. A proposito di amici e persone, ultimamente, come avete visto negli ultimi post, sono la depositaria di confidenze strane. Help!!

Buona nottata ai blogger nottambuli come me! Se passate di qui lasciatemi un "ciao!".

coccola5
ps. (drammaticamente obbligatorio, ohimè) Perdersi stasera non sarebbe stato tragico di per sè. Il fatto è però che in periferia da noi abitano per la maggior parte stranieri, che non sanno qual è la via che stai cercandoo, più semplicemente, non capiscono quello che gli dici. Il fatto è drammatico. Per non dire tragico.

pps. piccolo progetto per il blog. Mi piacerebbe postare online un breve corso di lingua inglese, con note relative alle tecniche di traduzione del testo. Spero di potervi fare sapere al più presto: in caso la cosa dovesse verificarsi, tutto il materiale verrà postato sul mio altro blog, http://sweetwritinglab.splinder.com/, al momento non aggiornato da molto. Se qualcuno fosse interessato, anche a collaborare al progetto, può scrivermi un commento qui (meglio in pvt) così potrò lasciargli la mia e-mail. Baci.

Ora vado a studiare. Promesso!

martedì 27 aprile 2010

S.


Le giornate più strane, alla fine, sono sempre quelle in cui pensi: oggi sarà tutto perfettamente nella norma, nella routine.
Appunto.

Oggi niente Ka per andare in città. L'ho portata dal meccanico per un controllo e qualche aggiustamento, quindi si viaggia in bus. Autobus provinciale delle 10.03, semipieno, per la maggior parte di stranieri. Io rileggo russo, quelle benedette parole troppo avulse per me. E, quindici minuti dopo, sale S.

Ora, per spiegare la ragione della congiunzione in corsivo, va fatta una parentesi. S. è un amico dei miei, ma per almeno quarantacinquemila ragioni non ci vediamo da qualche anno. Io, per l'esattezza, l'avevo incontrato verso novembre sullo stesso bus. So che, per guida in stato di ebbrezza, gli era stata ritirata la patente, ma... così a lungo?

Lui sale, mi guarda ma non mi saluta. So che mi riconosce, non sono poi cambiata parecchio negli ultimi tempi; forse, non ha semplicemente voglia di intavolare un discorso ricco di convenevoli dolorosi. Si è separato dalla moglie; i figli, un ragazzo di 23 anni e due gemelli di 18, non li vede da... almeno da un'eternità, e per sua scelta. Si è separato da una famiglia cui ha letteralmente dato il tormento sia prima che dopo la separazione.
Adesso, su questo autobus, lo trovo così vecchio. Ha il viso così rugoso, così pallido, lui che prima era la forza e la vitalità.

Neanche a me va poi molto di fare conversazione. Cosa ti potrei dire, S.? Che non hai capito niente e che sei un egoista? Quest'uomo, che di tutto ha fatto passare alla moglie e alla prole (le ha ritinteggiato la macchina di viola, forato le gomme, urlato sotto casa sua ubriaco allarmando i vicini [che fortunatamente hanno allertato la polizia] e molto altro), non mi sentirei di definirlo uno stronzo, un pezzo di merda, perchè tutta la sua vicenda è riconducibile proprio all'egoismo, e all'incapacità di ricominciare.

Se prima c'era un'attività che andava a rotoli, e poi la chiusura... poi c'è stato tutto questo. L'incapacità di ricominciare, di rialzarsi. S., andavi tutte le domeniche a Messa, ma a cosa ti è servito? Si fa presto a giudicare, e tutti sbagliano, è vero. Anche tu hai sbagliato: hai mancato al più grande dei valori cristiani: l'umiltà. E nemmeno te ne accorgi.

coccola5

giovedì 22 aprile 2010

die Prinzessin auf der Erbse

Die Prinzessin auf der Erbse
Es war einmal ein Prinz, der eine Prinzessin heiraten wollte. Sie sollte aber eine wahre Prinzessin sein, ein blaublütiges Mädchen.
So reiste er um die Welt, (sammeln) die Jugendliche seiner Träume. Er fand zahlreiche Mädchen, die sagten, eine Prinzessin zu sein. Gerade aber, als sie heiraten sollten, wurde er von Zweifeln erfasst: “Wird sie eine blaublütige Prinzessin sein oder nicht?”
Etwas, nämlich, in ihrer Haltung oder in ihrem Benehmen war nicht königlich und überzeigte der Prinz nicht völlig.
Er konnte sich für niemanden entschieden und, schließlich, nachdem er so viel um die Welt gereist hatte, fuhr nach seinem Schloss zurück, enttäuscht weil er nicht gefunden hatte, was er sammelte.
Ein Abend, brich ein heftiges Gewitter los: die Blitze kreuzten sich, der Donner brollte, ein strömende Regen einschlug: man hatte nie ein solcher Sturm gesehen!
Jemand klopfte an die Tür des Schlosses, und der alte König beeilte sich, die Tür zu offnen. 

sabato 17 aprile 2010

A cavallo

Solo due righe prima di prepararmi per il lavoro. 

Finalmente sono uscita a cavallo! Il tempo ha fatto di tutto per dissuadere me e mia madre, ma una breve passeggiata di un paio d'ore siamo comunque riuscite a farla. In effetti stamattina era nuvoloso, quando poi abbiamo finito di sellare i cavalli pioveva a catinelle. Non appena la pioggia è un po' diminuita d'intensità, siamo salite in groppa ai nostri piccoli destrieri. 

Avevo dimenticato la sensazione di passeggiare tranquillamente sotto una pioggerellina fresca. In uno degli ultimi trekking che ho fatto, c'è stato un forte temporale: sia noi che i cavalli eravamo spaventati, ma, ripensandoci ora, penso mi piacerebbe proprio rivivere quell'esperienza. E' stato un po' come camminare mentre la natura esprimeva tutta la sua forza e la sua maestà.

Così oggi, dicevo, abbiamo fatto un giro breve, tanto per sgranchirci un po' le gambe e stare all'aperto. Siamo andati a mangiare qualcosina, un panino, nel bar di un paesetto vicino. Un posto molto semplice, poco curato nell'aspetto, uno di quei luoghi dove ti aspetti di trovare qualche vecchietto che gioca a briscola. Molto alla buona, insomma.

Gente semplice, parole semplici. E una gran gioia per la ritrovata simbiosi con il cavallo. Spero di uscire nuovamente prestino, con il mio JW (leggi Jei Double Iu), che non la finiva più di strusciare la testa contro la mia schiena.

coccola5

venerdì 16 aprile 2010

Linea 11


Bonjour!
In genere non scrivo tantissimo, come vedete, ma questa mattina il mio blog mi mancava. In più, ci sono ben tre scenette fresche fresche di questa settimana - si sta sul leggero, quindi.

Szene Nummer einz: -eh, sì, sono molto multilingue ultimamente. Con l'uni si sta fondendo tutta la materia grigia-
Sono in stazione, devo prendere l'11, il bus che mi porta fuori città, dove parcheggio la macchina. Io sgranocchio qualche patatina fritta. Una ragazza arriva di corsa verso di me, e mi chiede: "Posso una? Ho una fame assurda!" O.O Faccia sconvolta io, "beh...", lei "no, vero?", io la guardo ancora peggio. Lei "ok, no." Appunto, no.

Szene Nummer zwei:
In bus, pochi minuti dopo. Qualche fermata dopo la mia sale un ragazzo: un po' grasso, i capelli unti e lunghi. Si siede davanti a me e inizia a fissarmi con un sorrisino stupido sulla faccia. Io distolgo lo sguardo, non mi piace essere osservata. Vedendo che la mia "tattica" non ha esito, lo guardo infastidita. "Che c'è?", mi dice. "Io??" -ma se sei tu che continui a fissarmi!- "Quando in bus si ha davanti una persona, è normale che ci si guardi." Ma non che ci si fissi! Fortunatamente scende poche fermate dopo. Fiuu.

Und, schließlich, Szene Nummer drei:
Questa è di ieri, è quella che mi ha colpita maggiormente. Sono sempre in stazione, sto sempre aspettando l'11. Quesa volta è una donna ad avvicinarmisi: "Scusa, sai che autobus devo prendere per vedere l'orologio, quello bellissimo?" Capisco che si riferisce all'orologio che dà su piazza Bra. "Guardi", faccio io, "l'11, il 12 o il 13, tanto hanno un pezzo di strada comune. Se aspetta l'11 con me, le posso indicare io la fermata." "Ah, grazie, stela, grazie." Io sorrido a questa donna malandata, vecchia, dai capelli grigi e dalle mille rughe, dai mille solchi, sul viso. Mi accorgo che non è di qui, e mi spiega che viene da Brescia, ma che adesso sta a Verona da tre mesi per seguire il processo della figlia. "Sa, era stata accoltellata dal fidanzato, lei poi era riuscita a chiamare il 118 e a far arrivare un'ambulanza. Lui era stato sui giornali per qualche tempo. Adesso voglio vedere come va a finire." La guardo fisso negli occhi, biascico solo un "mi dispiace", non so che altro dire. "Arrivederci", le dico quando scende. Lei ha già l'aria di chi non ti conosce, ma poi mi saluta più volte. "Arrivederci, e grazie. Arrivederci. Buona giornata." Anche a lei, signora.

Pezzi di storie, brevi frammenti di vite che si incrociano per qualche minuto soltanto. O soltanto orecchie che ascoltano, senza nulla aggiungere e commentare, il racconto degli altri. Nessuno mi darà mai la certezza che quella donna non abbia inventato ogni cosa, ma voglio crederle. Questi sono dolori troppo grandi per essere inventati.


 



 






 


coccola5     

martedì 13 aprile 2010

Oppi dei popoli

Spesso mi dimentico l’obiettivo con cui era nato Rock my world, e cioè quello di raccontare le “scenette” cui mi capita di assistere.

Per i nuovi adepti del blog, le scenette sono situazioni che mi capitano, di cui talvolta sono protagonista, altre soltanto semplice spettatrice. Dell’ultima sono stata, mio malgrado, protagonista.

Dopo pranzo parlavo con mia madre e mia sorella. Ad un certo punto, quest’ultima ha esclamato: “Non vedo l’ora che sia estate, ma non mi ricordo quando inizia!”. Lì per lì, la cosa mi ha fatto sorridere. Come si può dimenticare le date d’inizio delle stagioni? “Tu la sai?”, mi chiede accigliata. “Sì… 21 giugno.”, rispondo io secca. Devo dire che la simpatia, in certi casi, non è esattamente il mio forte, ma comunque… Mia madre a difenderla e a giustificare: “Ma se non lo sa, non è la fine del mondo! Non darle addosso!”
Ora, il punto non è tanto non ricordarsi la data d’inizio dell’estate, ci mancherebbe. Tutti dimentichiamo qualcosa, prima o poi. “E’ lo stesso.”, mi sento però spesso dire, quando c’è qualche errore storico o geografico in casa. Mi dispiace essere così dura, ma proprio non è lo stesso.

Non vorrei risultare puntigliosa o eccessivamente moralista, ma il problema che si denota spesso, e qui parlo in generale, è il disprezzo verso la cultura. E la mancanza di curiosità. La curiosità è il miglior mezzo per combattere e sconfiggere l’ignoranza, questo terribile mostro. L’ignoranza è da temere e aborrire, per il fatto che essa stessa è alla base delle dittature, della manipolazione delle masse, dei vari oppi dei popoli. Più di ogni altra cosa, la mancanza di interessamento è alla radice dello sviluppo di regimi. Noi come singoli siamo perciò primariamente responsabili di questi. Il confronto continuo con la storia e con la cultura può permetterci di allargare le nostre visuali sul mondo, di formare un’opinione completa su quanto accade quotidianamente.

In Italia, è proprio questa mancanza di curiositas, l’assente desiderio di conoscenza, che favorisce la crescita politica di partiti come Lega Nord e Il Popolo delle Libertà. Perdonatemi… il popolo dell’ignoranza, più che altro. O il popolo cieco, che non vuole vedere né sentire. Che non vuole i dibattiti televisivi perché considerati “risse e pollai”. Che non vuole sapere che la crisi c’è ancora, oh, se c’è!

Alle ultime elezioni, l’affluenza è stata del 63%. Scarsina. Tralasciando il discorso retorico sul fatto che i cittadini di un Paese hanno l’obbligo morale di votare, soprattutto dopo le conquiste fatte per ottenere il diritto al voto, ho visto pochissimi giovani alle urne (io ho partecipato come scrutatrice). Questo mi è particolarmente dispiaciuto perché denota, oltre che una sostanziale sfiducia nelle istituzioni, proprio ciò di cui si parlava poco sopra. Disinteressamento. Indifferenza verso la situazione politica, a prescindere dall’idea cui aderisce il singolo. Trovo che non andare alle elezioni sia una grave mancanza. Denota poco amor di patria, che gli antichi Greci cantavano tanto, e poca coscienza, in un certo senso. Come si può fregarsene di chi ci governerà, di chi porterà in Parlamento il nostro volere, di chi usufruirà dei nostri soldi (p.s. politically incorrect: per andare a spasso in aereo, magari)?

Queste cose mi dispiacciono tantissimo. Tornando a noi, non tanto per essere stata “prevaricata” (in senso buono) in una discussione ma, davvero, a livello personale. Riprendo le parole di un amico blogger per spiegare il perché: “Ci si rende conto che questo non è il mondo, l’Italia che avremmo sognato e desiderato per i nostri figli.” E, a soli 20 anni, mi sarei augurata di sognare un po’ di più.

coccola5

domenica 4 aprile 2010

Buona Pasqua - 2010

Bene, è già Pasqua, e quasi non mi sono accorta di questi 40 giorni di Quaresima. Sono passati così in fretta.. E, devo dire con dispiacere, non mi sono preparata nel modo in cui avrei voluto. Per spiegarvi meglio, farò un piccolo parallelismo con Anna Frank. 

Negli ultimi due brani del suo diario, Anna parla di due sè stessa. Una è quella che lei è nella realtà dei fatti: irriverente, satirica, forse fastidiosa per gli altri, alle volte. L'altra è quella che vorrebbe essere: dolce, generosa e altruista, sempre sorridente. Lo stesso dicasi spesso per me: la metà buona prende, purtroppo, il sopravvento solo nella minoranza dei casi. Per il resto del tempo, sono colei che in segreto quasi schifo. Un po' come quell'Anna cattiva.

Non mi sono preparata come avrei voluto, dunque, anche per questo motivo: desideravo essere più disponibile, più.. qualsiasi cosa in famiglia mi vorrebbero. E invece.. zac! il senso di averli delusi, again and again. Vorrei e vorrei. Mi sento come il titolo della canzone di Battisti. Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi. Voglio, certo che voglio. E com'è che allora non ci riesco?

A ogni modo, oggi è Pasqua di Risurrezione. E' Pasqua per tutti. Ho sempre preferito la festività pasquale a quella natalizia. Forse perchè da noi è tradizione animare la via Crucis del Venerdì Santo con delle piccole scenette, e da piccola piangevo sempre. Per tutto il tempo, o quasi. Mi commuove particolarmente il pensiero di un Dio che si fa tanto altro al punto da lasciarsi crocifiggere. Questo Dio così vicino a noi, così solo, così disperato, eppure ancora così fiducioso. Padre, nelle tue mani affido il mio Spirito.

Questo Dio che tanto ama gli uomini da dare la sua vita per loro, nonostante questi lo insultino. Il fatto è che, anno dopo anno, crocifiggiamo il nostro Dio con le nostre parole e le nostre azioni. Ogni anno lo inchiodiamo a quella croce. E Lui c'è sempre. Questo commuove tanto della Pasqua. Un Dio che non lascia soli. Un Dio che, pur così disprezzato, si umilia, si abbassa di nuovo e viene a cercarci, a tenderci un'ancora di salvezza. 


Ecco, questo è lo Spirito della Pasqua con cui voglio farvi gli auguri. Con la gioia, l'amore e la benedizione che Dio soltanto può concedere. Vi lascio attraverso le parole di Santa Chiara, quella santa che tanto amo.

"Vi benedico nella mia vita e dopo la mia morte, come posso, con tutte le benedizioni, con le quali il Padre delle misericordie ha benedetto e benedirà i suoi figli e le sue figlie in cielo e sulla terra, e con le quali il padre e la madre spirituale ha benedetto e benedirà i figli suoi e le figlie spirituali. Amen." (Santa Chiara)

coccola5