Spesso mi dimentico l’obiettivo con cui era nato Rock my world, e cioè quello di raccontare le “scenette” cui mi capita di assistere.
Per i nuovi adepti del blog, le scenette sono situazioni che mi capitano, di cui talvolta sono protagonista, altre soltanto semplice spettatrice. Dell’ultima sono stata, mio malgrado, protagonista.
Dopo pranzo parlavo con mia madre e mia sorella. Ad un certo punto, quest’ultima ha esclamato: “Non vedo l’ora che sia estate, ma non mi ricordo quando inizia!”. Lì per lì, la cosa mi ha fatto sorridere. Come si può dimenticare le date d’inizio delle stagioni? “Tu la sai?”, mi chiede accigliata. “Sì… 21 giugno.”, rispondo io secca. Devo dire che la simpatia, in certi casi, non è esattamente il mio forte, ma comunque… Mia madre a difenderla e a giustificare: “Ma se non lo sa, non è la fine del mondo! Non darle addosso!”
Ora, il punto non è tanto non ricordarsi la data d’inizio dell’estate, ci mancherebbe. Tutti dimentichiamo qualcosa, prima o poi. “E’ lo stesso.”, mi sento però spesso dire, quando c’è qualche errore storico o geografico in casa. Mi dispiace essere così dura, ma proprio non è lo stesso.
Non vorrei risultare puntigliosa o eccessivamente moralista, ma il problema che si denota spesso, e qui parlo in generale, è il disprezzo verso la cultura. E la mancanza di curiosità. La curiosità è il miglior mezzo per combattere e sconfiggere l’ignoranza, questo terribile mostro. L’ignoranza è da temere e aborrire, per il fatto che essa stessa è alla base delle dittature, della manipolazione delle masse, dei vari oppi dei popoli. Più di ogni altra cosa, la mancanza di interessamento è alla radice dello sviluppo di regimi. Noi come singoli siamo perciò primariamente responsabili di questi. Il confronto continuo con la storia e con la cultura può permetterci di allargare le nostre visuali sul mondo, di formare un’opinione completa su quanto accade quotidianamente.
In Italia, è proprio questa mancanza di curiositas, l’assente desiderio di conoscenza, che favorisce la crescita politica di partiti come Lega Nord e Il Popolo delle Libertà. Perdonatemi… il popolo dell’ignoranza, più che altro. O il popolo cieco, che non vuole vedere né sentire. Che non vuole i dibattiti televisivi perché considerati “risse e pollai”. Che non vuole sapere che la crisi c’è ancora, oh, se c’è!
Alle ultime elezioni, l’affluenza è stata del 63%. Scarsina. Tralasciando il discorso retorico sul fatto che i cittadini di un Paese hanno l’obbligo morale di votare, soprattutto dopo le conquiste fatte per ottenere il diritto al voto, ho visto pochissimi giovani alle urne (io ho partecipato come scrutatrice). Questo mi è particolarmente dispiaciuto perché denota, oltre che una sostanziale sfiducia nelle istituzioni, proprio ciò di cui si parlava poco sopra. Disinteressamento. Indifferenza verso la situazione politica, a prescindere dall’idea cui aderisce il singolo. Trovo che non andare alle elezioni sia una grave mancanza. Denota poco amor di patria, che gli antichi Greci cantavano tanto, e poca coscienza, in un certo senso. Come si può fregarsene di chi ci governerà, di chi porterà in Parlamento il nostro volere, di chi usufruirà dei nostri soldi (p.s. politically incorrect: per andare a spasso in aereo, magari)?
Queste cose mi dispiacciono tantissimo. Tornando a noi, non tanto per essere stata “prevaricata” (in senso buono) in una discussione ma, davvero, a livello personale. Riprendo le parole di un amico blogger per spiegare il perché: “Ci si rende conto che questo non è il mondo, l’Italia che avremmo sognato e desiderato per i nostri figli.” E, a soli 20 anni, mi sarei augurata di sognare un po’ di più.
coccola5
il popolo della libertà vigilata :D
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