Mi ero ripromessa di tenere le distanze
da E. Non in senso fisico, quanto emotivo. E non che lui sia una
cattiva persona, in realtà è una delle migliori che abbia mai
conosciuto.
Nel 2011 avevo lasciato scivolare la
nostra amicizia. Sia chiaro, non ce l'avevo con lui, ma per qualche
motivo lui non faceva più per me.
Il suo disequilibrio mi faceva rimanere sul filo di una fastidiosa
apatia, involontariamente condizionava la mia vita.
A
ottobre poi, per il mio compleanno, mi scrisse un messaggio di
auguri, chiedendomi se mi andava di uscire un po'. Alla fine mia
madre mi aveva detto di volermi fare una sorpresa, e non avevo potuto
rifiutare, quindi la cosa saltò. Qualche tempo dopo, lo richiamai.
Volevo fare due parole, sentire se era ancora vivo.
Al telefono mi chiese di vederci in serata e, un tantino stupefatta,
accettai. In compagnia di un'amica comune, mi chiese di aiutarlo con
inglese, cazzo, non ci capisco niente e a giugno ho
l'esame. D'istinto accettai e
ricominciammo a vederci. Di sabato mattina, verso le 9.30.
Alle
volte era ancora intontito dal sonno, in pigiama, e ci metteva un po'
a concentrarsi sugli esercizi da fare e sulla grammatica inglese.
Ogni tanto, la frase di un esercizio gli riportava alla mente un
ricordo, un pensiero e ricominciavamo a chiacchierare, a raccontarci
la vita. In tutto quel tempo, a
parte un pomeriggio, non ci siamo mai incontrati al di fuori delle
lezioni che, fra l'altro, lui pagava regolarmente.
Dopo
la fine dei suoi esami, a inizio giugno, mi manda un messaggio per
dirmi che è andato tutto bene, che mi ringrazia infinitamente. E se
mi va di andare fuori, possiamo andare al cinema.
Mi aveva chiesto di andarci un anno prima, ma allora la cosa non
faceva parte del nostro rituale.
Potevamo
incontrarci al Krème, uscire allo Skylight per una serata brava
oppure starcene in un baretto a Gazzolo gestito da appassionati della
birra tedesca. Oppure rimanere nella sua macchina, o nella mia, a
parlare. Andare al cinema non rientrava in questo rituale, sarebbe
sembrato irreale per entrambi. Era letteralmente fuori
dai nostri schemi.
In
ogni caso, accetto. Mi dice che viene a prendermi, andiamo all'ultima
proiezione e bla bla. Non c'è bisogno che specifichi tutto, vorrei
sussurrargli, le so queste cose, siamo amici per qualcosa, no? Ma è
un convenevolo, e non posso sottrarmi. Alle 21.30 sono sotto il
vicolo di casa mia, e per la prima volta è lui in anticipo, lui
ad aspettare me. Scusami, gli
dico stupita.
Davanti
all'ingresso, ci fermiamo per una sigaretta. Io tremo di freddo. Hai
freddo, vero?,
mi chiede apprensivo. Ho
finito, dai, entriamo.
Ma
la vera sorpresa arriva quando entriamo in sala, puntuali come
orologi svizzeri: non c'è nessuno! Shh,
non disturbare gli altri,
mi dice ridendo. Vorrei abbracciarlo così forte... e dio solo sa
quanto entrambi ne abbiamo bisogno. Ci sediamo in un posto a caso e
rilassiamo. Stiamo
bene insieme.
Dopo tanto, stiamo di nuovo bene. Tutti e due.
Arrivano
altre due coppie nei minuti successivi: lo storico equivoco, ci
prendono per una coppia e lasciano soli e vicini. La nostra vicinanza
è fantastica perchè equivoca, ambigua.
Durante
il film, sobbalziamo negli stessi momenti, ridendo di noi e
dell'altro. Pensiamo alle stesse cose, a un certo punto lui mi sembra
in un altro mondo, nei suoi pensieri che un poco mi restano sempre
sconosciuti, insondabili.
00.45.
Il multisala è praticamente deserto. Fa strano scendere le scale in
questa solitudine. All'uscita, un commesso si affretta a chiudere le
porte. Andiamo direttamente all'auto, e intanto gli rendo le chiavi,
il cellulare e il portafogli.
Per
strada, parliamo poco. Siamo entrambi stanchi, in effetti. Però mi
chiede di accompagnarlo a Genova. Mi dice che ci sarà qualche altro
suo amico, ma so che è una bugia. Saremo io e lui, lo sento
perfettamente. Okay,
mi piacerebbe andare a Genova.
Mi sembra preoccupato, perchè gli racconto che sono già stata
all'acquario, ma lo rassicuro. Mi fa piacere andare con lui, non mi
dispiace ritornare.
La
sua proposta mi apre gli occhi: quanto sei cambiato, caro E.! E
quanto mi fa piacere vederti così, fresco, nuovo, cangiante.
Sorrido dentro, lascio andare un sospiro
di sollievo. Adesso
posso lasciare andare il respiro, adesso che vederti non mi fa più
stare male, non mi chiude lo stomaco. Adesso che tu sei sempre un
universo, ma non il mio.
Non sei più tutto quello che ho, il mio aggrapparsi a un ramo
cadente. Sei tu, e
io sono io. E non abbiamo più paura del buio.
A
te, che meravigliosamente ti sei risollevato. Meraviglioso come ora
non lo sei mai stato.
coccola5
ps. se non ve ne foste accorti, altro che distanze! Un anno fa le cose stavano esattamente così.