domenica 24 ottobre 2010

A perfect day

Eccoli, sono venti. Lo sono stati “ieri”, il 23 ottobre. Il 23 ottobre 1957 la popolazione ungherese di Budapest si ribellava al comunismo. E il 23 ottobre di quest’anno è stato speciale a modo suo. Ogni cosa è andata al meglio.

Questa settimana la canzone giusta sarebbe stata Come mai degli 883, mentre adesso… non lo so. Ho aspettato, pianto, la mia gastroenterite mi ha completamente impedito di mangiare da lunedì a stasera compresa, nessun pasto escluso. Poi mi ha chiamato E. Vieni in Abbazia così parliamo mi scrive in un sms. Mi si accartoccia lo stomaco. Tutti i miei sforzi per tenerlo lontano dalla mente vanno in frantumi. Lo richiamo all’istante, so che se lo aspettava. Non si ricorda del mio compleanno, ma chissenefrega. Non ha mai risposto alle mie chiamate, credevo che fosse talmente arrabbiato da non volermi più nemmeno rivolgere la parola, ero sul punto di andare a casa sua per scusarmi. Quanto sono stata male. Per poco non ho rovinato l’esame di Linguistica. Però mi dice che non ha risposto perché era a lavoro, mi augura una buona serata e un buon compleanno.

Se quello che ci fa stare male ci fa anche stare bene, non ne faremo mai a meno. Sono stata un po’ un tappetino, ma lo conosco. Voglio giustificarlo in nome di qualcosa d’altro, di più importante. Io sono fatta così, ma vale la pena se poi le persone ti richiamano, non buttano un’amicizia dal balcone. Per me questo vale più delle chiamate mancate, degli sms lasciati cadere, dei messaggi su Fb a cui non ha risposto, per mille motivi suoi. Vale di più. Mia madre non sarebbe stata disposta a cedere, ma io sì. Sarà che ho un assoluto e disperato bisogno di lui, sarà che così stronzo non è, forse è solo fatto a modo suo.

Sono felice.

La giornata è stata normalissima, come la volevo io. Sono uscita a cavallo, volevo dimenticarmi di questa settimana orrenda. Non volevo che la gente mi facesse troppo gli auguri, non volevo sentirmi egoista. Il giorno del tuo compleanno è un giorno bastardo: ti aspetti che tutti ti facciano gli auguri, che ti regalino qualcosa, che sia tutto speciale. Perché mai dovrebbe esserlo? È solo un giorno in più, è stupido e assurdo pretendere che gli altri siano diversi per una giornata, per una questione di facciata, perché noi lo vogliamo.

Io volevo solo galoppare, oggi. Galoppare fino a restare senza fiato, con la forza immensa di JW che mi trascina ai cento all’ora su e giù per le colline. Non ho più paura. Ho fiducia in lui. Vorrei essere in sella anche ora, a galoppare ancora. Sento una nostalgia pazzesca di JW quando non lo vedo. C’è qualcosa di fortissimo che mi lega a quel cavallo per cui ho una vera e propria adorazione.

Stasera cinema. Benvenuti al sud. Chissenefrega se culturalmente vale poco, ha una morale ripetuta e opinabile. Io volevo solo ridere. Ci sono andata con F. e con i miei e alcuni amici che escono a cavallo con noi.
Sei contenta del tuo compleanno? Mi ha chiesto mia madre. Sì, ho avuto tutto quello che volevo. Ogni cosa, il cavallo, E., F. Non desideravo altro. Volevo sentirmi normale come gli altri giorni ed è andata così, tranne qualche secondo.

Sono felice. Sono felice. Sono felice.

coccola5

mercoledì 20 ottobre 2010

Clocky e progetti

Vagando qua e là per la rete, ho ritrovato un oggetto di cui avevo sentito parlare tempo fa: Clocky. In realtà lo conoscevo soltanto come “la sveglia che scorrazza per la tua camera da letto”, ma dargli questo nome lo rende più sopportabile!
È costruitto ad hoc per i dormiglioni come me, che spengono la sveglia e non si alzano nemmeno con le cannonate. Appena suona, scende dal comodino e comincia a correre per la stanza aumentando il volume, finchè non la si spegne. Premesso che non so quanto tempo resisterei senza defenestrare la suddetta, potrebbe essere una sveglia efficace. Premesso anche che sveglierebbe tutta la casa e che mia madre mi ucciderebbe dopo pochi giorni. Dal momento che è di fattura americana, spero di riuscire ad acquistarla a New York. Con i miei abbiamo programmato questo viaggio per fine novembre, resteremo cinque giorni a N.Y.C. dopo una deviazione in America centrale. Dovete scusare la mia vaghezza, purtroppo della prima destinazione non posso parlare: mio padre ha un importante lavoro là, e vorrei evitare di esporlo. Non abbiatemene a male.

Ieri sono stata da Tranquipsycho. La scorsa settimana mi aveva lasciato un indirizzo e-mail, cosicchè potessi scrivergli qualche mia riflessione in generale. Finora non gli ho inviato nulla, eppure ne avrei di cose da scrivere. Penso di dover maturare l’idea che una persona che conosco in carne ed ossa legga i miei pensieri. Ho tenuto sempre un diario, da quando avevo otto anni. Gli ultimi diari sono stati i miei blog, questo, Plurali di me e Pensieri svogliati. Raccolgono almeno tre anni della mia vita, e con Rock my world siamo a cinque. Quest’ultimo è stato impostato diversamente dagli altri: raccoglie notizie di attualità, di cui ogni tanto parlo, qualche breve confronto storico, impressioni sui libri che leggo e le famose scenette. Per i nuovi adepti, le scenette sono minuscoli stralci di vita che ho osservato e ritenuto interessanti. Inizialmente il blog era nato al solo fine di raccontare queste e poco altro, poi si è un po’ trasformato.

Progetti futuri. Dal momento che siamo in tema. Mi piacerebbe aprire una sezione di attualità, probabilmente spostandola su Sweet writin’ lab, il mio blog di poesia creativa. Mi piacerebbe che fosse una sezione costruita a più mani, che propone delle riflessioni originali e fuori dagli schemi su ciò che accade nel mondo. Una sezione che non si occupi del Nano o di quanto avviene in primo piano, per lo meno non principalmente, ma di notizie laterali, quelle di cui pochi parlano. Chiunque volesse partecipare, mi scriva un commento o lasci un pvt, così ne potremo parlare meglio.

Per il resto, vi aggiorno oggi con i documenti di Google. Buona giornata a tutti!

coccola5

lunedì 18 ottobre 2010

Torino

Sono tornata, e non solo su Splinder. Nel weekend sono stata a Torino con mia madre, già là per lavoro. Ne abbiamo approfittato per visitare un po’ la città e dare un’occhiata a qualche mostra. Inutile dire che la storia della città riguarda particolarmente i Savoia e Vittorio Emanuele II, cui era stata dedicata una mostra a Palazzo Reale.

Ha fatto per tre giorni un freddo assurdo, io avevo un felpone e la giacca di pelle e avrei desiderato avere il mio Woolrich. E Torino è diventata grigia, opaca, un amore difficile. Non riuscivo ad orientarmi in quelle vie tutte simili, in quei negozi tutti carini e sobri, in quelle piazze tutte composte e chiuse. Verona è diversa, è più accogliente: piazza Bra si apre sull’Arena e la Gran Guardia, e ha tutti i palazzi sul giallo, sul rosso, il Liston con i toni del verde. D’estate è fantastica, ci sono i giardinetti con la fontana e si può sedersi un po’. Torino viaggia sul grigio, il giallino chiaro, talvolta un rosa sbiadito dal tempo e dallo smog. Guardandola, si ha l’impressione che si sia fermata agli anni ’70-’80, e anche i trasporti pubblici, benché puntuali e funzionanti, danno quest’impressione.

Sabato si sono riuniti dei giovani per un concerto a scopi benefici, e la città ha preso vita. Attraversando la strada e piazza Castello, si vedeva la gente sorridere a canticchiare con le labbra le canzoni. Le persone ti rivolgono una cortesia semplice e pacata, parlano stringendo le vocali e quelle del posto si riconoscono per la loro compostezza, la loro eleganza sobria. Non ho visto molti stranieri, di cui invece è colma Verona. Al più qualche cinese, qualche signora dai Paesi dell’Est, forse dalle zone della Repubblica Ceca, della Russia, dell’Ungheria. Le persone di colore erano rarissime, quasi nulle.

Abbiamo visitato una splendida Mole Antonelliana, Palazzo Reale, il Museo Egizio e la Reggia di Venarìa, davvero stupendi. Ogni cosa molto curata, guide turistiche preparate e coinvolgenti che ci hanno raccontato aneddoti, particolari, cenni storici accurati. E buonissimi anche i pasti: più o meno ovunque si mangia ottimamente, anche senza spendere troppo.

C’è stato un pensiero che mi ha accompagnato in tutto il fine settimana: una città molto bella, di cui però non ci si innamora. Il ricordo più bello è la mostra su Vittorio Emanuele II, ma non saprei dire perché. Ho letto tutti i cartelli, guardato ogni dettaglio, apprezzato l’opera del monarca e la sua vita familiare. L’amore per la patria.

coccola5
 

Just back

Assenza indesiderata. Sono rimasta senza connessione da mercoledì, e senza telefono da venerdì. Mi mancava solo la clava e la pelle di bisonte addosso. Vi posto quello che ho cogitato in quei giorni tramite i documenti di Google nel pomeriggio. Se qualcuno non riuscisse a visualizzarli, non ha che da dirmelo.

Mi rimetto al lavoro: la mia camera ha bisogno di una riordinata mica da scherzo, sono un genio dell'accumulo! Vi scrivo più tardi, ho tante notizie! 

coccola5

mercoledì 13 ottobre 2010

Ufficio passaporti


Volevo raccontare, ancora lunedì, della mia gita in questura. Niente di grave, soltanto la necessità di rinnovare il passaporto con validità per gli USA. L'unico commento che potrei fare è che è stato più o meno tragico.
Arrivo in città verso le 9.20, dopo varie peripezie perchè avevo sbagliato strada e, vedendo il parcheggio della questura (a prezzo molto basso) decido di non girare oltre con l'auto. Solo per parcheggiare mi ci vogliono venti minuti. Il primo passo è effettuare la svolta a sinistra, il secondo (e il più difficile) attendere pazientemente che si liberi un posto... Finalmente riesco a scendere dall'auto ed entrare. Una guardia all'ingresso mi chiede il motivo del mio arrivo, un'altra controlla la borsa mentre io passo il metal detector, una terza mi prende il biglietto e indica la fila. 
E fin qui tutto bene. Mi guardo intorno per sedermi, ma non c'è nemmeno un centimetro libero. Ci sono donne con bimbi che strillano come aquile, ragazzi appoggiati alle colonne dell'edificio, gente nella fila sbagliata o comunque in fila venti numeri prima... Mi rassegno. La maggior parte dei presenti deve semplicemente rinnovare il permesso di soggiorno, e infatti la fila scorre veloce. Io guardo il mio numero: H45, la fila è ancora all'H20. Nell'attesa, si fa 12 prima che venga chiamato il mio numero.
Mi accoglie un'impiegata fredda e seria, mi chiede sgarbatamente di porgerle i documenti e poi di apporre il dito per la rilevazione delle impronte digitali. Il tutto mi prende più di dieci minuti. 
Finalmente vado a casa! Alla mia migliore amica che mi scrive se ce l'ho fatta, rispondo "L'urlo liberatorio del sopravvissuto". Mi manda uno smile. Mezz'oretta di auto, a casa per le 13. 

Morale della storia? Come farsi arrestare in cinque minuti per oltraggio a pubblico ufficiale. 
Postille. Da una guardia, cui avevo chiesto cosa sarebbe successo se il mio numero non fosse stato chiamato prima di 12.30, mi sento rispondere: "Deve tornare domani." Lo guardo chiedendogli di ripetere. "Mi scusi, avevo capito male", mi dice. E ci mancherebbe altro!!!

coccola5

martedì 12 ottobre 2010

-

Troppi pensieri per la mente. E assolutamente nessun accenno di sonno. Morfeo mi ha abbandonata e io ho un esame nel pomeriggio. Cazzo. Cazzo.

Mi sono abbuffata di grammatica spagnola, in bus e treno riguarderò la civiltà. Voglio evitare di fare discussioni su questa maledetta materia, che ci hanno insegnato male e in maniera superficiale. Al prossimo post le critiche.

L'unica cosa di cui avrei bisogno ora è una scopata con un uomo, che mi faccia male. Non parlo mai di sesso, ma ne ho bisogno anch'io. Non vorrei una donna con me, questa sera, solo un uomo che poi mi stringa forte e mi lasci dimenticare ogni cosa, ogni ansia. Ma il mio uomo è immaginario, quando provo a figurarmi una persona che conosco penso che non vada bene per qualche motivo..

Ogni amicizia è un amore senza sesso, mi scriveva LogorroicaMente nei commenti, e Dio solo sa quanto abbia ragione. Con E., ad esempio, non ho mai minimamente pensato al sesso, tantomeno a un semplice bacio. Al limite a un abbraccio, che non riesco a dargli. Ma so che c'è, da qualche parte. 

Buona notte, forse.

coccola5

domenica 10 ottobre 2010

Un'indagine personale su Emanuela Orlandi

Ecco. Il finesettimana trascorre lento, tra Tranquipsycho, una passeggiata a cavallo e spagnolo, che devo finire di preparare. E tante risate. Nonostante tutta la merda della settimana scorsa, sono rimaste almeno le risa, alla fine.

Ieri ho ripreso JW e un po’ di tranquillità. Dire felicità avrebbe un altro significato, serenità un altro ancora, ma sono due parole che non coincidono. Tranquillità è il termine giusto, quello che cerco. Ad ogni modo siamo partiti presto da casa, verso le 7, e poi via con i trailer (i rimorchi per trasportare cavalli) fino a Stallavena, dove alcuni amici gestiscono un maneggio. È un luogo bellissimo, all’ingresso c’è la casa in pietra dove abita il proprietario. È una casa quasi gotica, sia per le forme che per il colore della pietra, mi sembra che a sera potrebbe fungere da location per un horror. E invece no. Ci sono i cavalli, i meravigliosi ad aspettarti poco oltre, a tenderti un bacio quando ti avvicini loro. Pulisco e sello JW, in un quarto d’ora partiamo. Conosco subito nuove persone, simpaticissime e aperte. Si parla, mi faccio raccontare molto, racconto altrettanto. Peccato per il pranzo: ho mangiato  del formaggio abbrustolito che mi ha poi fatto venire i crampi allo stomaco, ahi! Però abbiamo chiacchierato, ricordato persone che non escono più a cavallo, fatto tante battute.. Di persone così allegre e solari c’è bisogno, rendono il mondo migliore.

Il pomeriggio abbiamo fatto un canter, di quelli corti e raccolti cui non sono abituata. Ma tant’è. È pur sempre galoppo, è pur sempre libertà. Al galoppo le mani larghe e le redini un po’ rialzate, in modo che non dessero fastidio al cavallo nella corsa. [Le redini all’americana, quelle che uso io, sono molto lunghe e arrivano circa al petto del cavallo, ma sono più semplici da gestire. Un’amica usava le redini all’inglese: in pratica consistono in un’unica corda che si tiene tra le mani e che va da una parte all’altra del morso o filetto.]

Siamo rientrati in scuderia alle 19, i cavalli felici e noi stanchi, ma comunque leggeri. Ho dissellato JW, gli ho lavato le zampe, l’ho portato al box dalla sua amica Jade, la puledra di mia madre. Continuava a chiamarla, benché sapesse dov’era. Ho dovuto lavarlo in un attimo perché non riuscivo a calmarlo.

C’è una grande libertà, un grande senso di pace, ad avvolgermi quando ritrovo i miei cavalli. Mi sento protetta da quegli animali. Beauty, la mia cavalla storica prima di JW, aveva un modo particolare di muoversi quando io mi trovavo sopra di lei. Molti dicono che cambiasse quand’era montata da altre persone. Mi proteggeva. Anche al galoppo, anche dopo e prima di una caduta, non mi sono mai sentita in pericolo. Ho sempre la sensazione che ogni cosa andrà per il meglio, che comunque sia non mi può succedere niente. Ultimamente è forte questa sensazione, e per me unica.

Oggi spagnolo, ma volevo prima riflettere brevemente con voi su delle cose che ho letto. Negli ultimi giorni i tg alla tivù hanno parlato di Emanuela Orlandi, la ragazza scomparsa il 22 giugno 1983. Leggendo più articoli, non ho mai smesso di chiedermi se quella povera donna, che adesso ha 41 anni, sia viva o morta. Da una parte c’è sempre la speranza, dall’altra la razionalità. Dopo 26 anni viva? E comunque ho sempre avuto la sensazione che la Chiesa centri parecchio in questa storia. Digitando con un errore il nome della ragazza, sono capitata in un sito che faceva un resoconto, tendenzioso ma, a mio parere attendibile, di quanto è successo alla ragazza.

Come scritto non è il massimo, ha errori di battitura e di sintassi, che rendono a volte un poco faticosa la comprensione, ma penso che valga la pena leggerlo. Io vi lascio il link. E anche quello di Wikipedia, che riferisce parte della storia che “Criminal News”, il primo sito, non riporta [quella su Sabrina Minardi, se avete seguito la vicenda]. Quanta amarezza al fondo. Un caffè non zuccherato e riscaldato perché preparato un’ora prima. Un po’ come se il popolo italiano e la famiglia di Emanuela fossero ospiti non graditi, e tenuti al silenzio, della vicenda. Io vi posto tutto: è una vicenda importante, parlarne mi sembra dovere.

Link:
http://1922criminalmagazine.info/index.php?option=com_content&task=view&id=83&Itemid=2  - l'articolo è un po' attempato, mi pare del 2009, ma il caso di Emanuela è dell'83 e fa solo un resoconto. Probabilmente non dice nulla di nuovo, però collega un po' di cose e fa pensare. 
http://it.wikipedia.org/wiki/Emanuela_Orlandi - la voce di Wikipedia fa un po' luce sulla biografia di Emanuela, ed è abbastanza completa, anche per le rivelazioni di Sabrina Minardi.
http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/10_ottobre_9/orlandi-banda-magliana-sa-tutto-1703915497549.shtml - le ultime notizie sul caso Orlandi, qui l'arresto di un uomo collegato al gruppo che probabilmente ha rapito Emanuela
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/06/“i-potenti-ai-miei-piedi”/68302/ - recensione sul libro della Minardi, "Segreto criminale". Sabrina Minardi è stata l'amante di de Pedis, ex capo della Banda Magliana (quella sospettata del rapimento).
http://www.ecodiroma.org/emanuela-orlandi-ancora-viva-.htm - è un articolo di Gabriela Carlizzi, che spiega di essere informata sui fatti, ma di non volerne parlare perchè le autorità non vogliono che sia fatto il suo nome. Qui racconta un curioso incontro avuto...

Questi sono solo alcuni link... Navigando con poca pazienza si scoprono cose allucinanti... Ovviamente non sono in grado di verificare se siano o meno cose vere, ma sta di fatto che alludono tutte a cose oscure e, tavolta, molto macabre. Buona lettura!

coccola5

venerdì 8 ottobre 2010

Come la Rabbia stava alla Vita

Se la vita
è solo un volo
che passa e va,
so che l’ho vissuta almeno,
so che l’ho vissuta appieno.
  Eros Ramazzotti e Ornella Vanoni – Solo un volo

Vaffanculo. Proprio vaffanculo. La trovo una canzone stupida. La vita è solo un volo?, interessante come visione della vita. Non che io abbia la verità assoluta, ma mi pare abbastanza superficiale come immagine. Sembra qualcosa su cui si passa sopra, si sorvola, non una conquista da fare giorno dopo giorno. So che l’ho vissuta almeno, già, almeno. Sembra il nuovo standard. Come se bastasse vivere, come se non importasse il come. Trasmettiamo questo messaggio alle nuove brufolose generazioni. Ma sì, Vasco Vivere l’ha scritta così, non sapeva proprio come combinare due parole in una frase. Guarda che cazzata gli è uscita, alla fine. Vivere, e sorridere dei guai, così come non hai fatto mai. E pensare che domani sarà sempre meglio.

Ho pensato ad un collegamento con il ritrovamento del corpo di Sarah. Mi unisco al gruppo di persone che vogliono ricordarla. Le chiedo solo se ha vissuto almeno o se ha fatto come suggeriva Vasco. Vivere dice anche: vivere è come un comandamento. È una frase che per me è diventata davvero un comandamento, “vivi al meglio che puoi”, il dodicesimo dopo “fatti i cazzi tuoi”-

Nei meandri della mia logica, non riesco più a chiedermi, come facevo una volta, la ragione psichica che ha spinto lo zio a tutta quella violenza. Che senso ha? Lo zio si è negato e le ha negato l’umanità, l’unica vera dote che gli uomini non dovrebbero mai dimenticare. Si è atteggiato da padrone nei confronti della nipote, l’ha costretta, l’ha ridotta a oggetto. Ha trascurato di essere umano. [che trascurare è un verbo molto debole, qui] E le ha negato umanità, ovviamente, quando le ha usato violenza, quando ha violato il suo no, ma anche quando le ha avanzato la richiesta. Che razza di parente è uno che ti fa delle avances?

Sono cresciuta da cattolica e, anche se oggi sono un po’ in crisi, vivo secondo i valori cristiani, per quanto posso. E questo è un caso in cui mi nego di essere cristiana, di avere pietà e di dare una seconda chance. Certe persone non meritano una seconda possibilità. Non si può sbagliare così, e comunque non si può chiedere scusa dopo un simile errore. Sapete quando si dice che in certi casi è meglio tacere? Questo mi sembra uno di quelli. Certa gente merita il carcere a vita, forse nemmeno un avvocato. Che cosa dovrebbe fare l’avvocato? Tentare di dimostrare che l’accusa si sta inventando tutto di sana pianta, che sono tutti matti?

Ah, no!! Ora ricordo: dovrebbe tentare di dimostrare che lo zio ha avuto un raptus e che quindi è pazzo. Già, dovrebbe richiedere una perizia psichiatrica e cercare di far risultare a ogni modo che il tizio in questione non ci sta con la testa. Ma a dimostrare questo non mi pare serva la perizia psichiatra, la voce petulante di uno col camice bianco e cento dosi di Xanax a dire sì, lo zio è un pazzo omicida. No, direi di no.

Ma in Italia l’infermità mentale dà diritto a uno sconto di pena. Ma vaffanculo!!! Ora, niente contro i matti, personalmente credo di averne conosciuto almeno uno e adoro il loro modo di ragionare, lo trovo fuori dagli schemi e, a suo modo, molto logico. Il problema è che alle malattie mentali non esiste guarigione e, se un pazzo uccide, c’è buona probabilità che lo rifarà. Non mi sembra il caso di rimetterlo in libertà prima di uno normale, sempre che esista una tipologia “normale” di omicida.

Comunque sia, questo si farà qualche anno in meno di prigione e poi magari ucciderà un’altra nipote. Speriamo di no, ma non si può sapere.

Se sono incazzata? No, sono indemoniata perché la giustizia italiana non ci protegge e tutela, perché agisce sempre a fatti avvenuti e non conosce il concetto di prevenzione dei reati. Sono indemoniata perché lascia che un criminale governi il Paese (se qualcuno ricorda Luttazzi, e comunque non c’è bisogno di fonti. Uno che invita escort ai suoi festini forse non ha ben chiaro il concetto di crimini sulla prostituzione, eh), perché rimette in libertà gente che, per quello che ha fatto, dovrebbe stare in cella appesa a testa in giù, perché non funziona bene e prima che questo stronzo vada in galera come meriterebbe passeranno degli anni, sempre che non vada tutto in prescrizione.

Sarah, tu sei morta per mano di uno psicopatico omicida tuo parente, e questo è gravissimo. Ho seguito con spavento la tua vicenda perché non è stata degna di un essere umano e perché non hai meritato tutto questo. Mi dispiace solo che non riceverai giustizia bene, come dovresti. Questo adesso.

La vita è un dono divino, ma non solo questo. È una conquista che dobbiamo guadagnare a noi stessi. Vivere significa accettare di costruire una stupenda sinfonia. E cercare di farlo anche contro tutto contro, come diceva Vasco. Non perdiamo vite umane, non abbandoniamole all’angolo.

Vivere è come un comandamento.
Vasco Rossi,Vivere

coccola5

Ps. dopo tutta questa rabbia, spero che vi piaccia il nuovo template. E sempre sulla rabbia, se non volete stimolare il mio istinto omicida, evitate di parlare di “cadavere”. Il blog non è un reparto della scientifica, è un posto accogliente e cadavere è così freddo, così bianco obitorio asettico, così lontano.

mercoledì 6 ottobre 2010

Una muta battaglia


Cosa volete che vi dica? Non ho aggiornato ieri sera, a notizia fresca, perchè non sapevo bene cosa scrivere. I miei l'hanno presa ovviamente in modo tragico, per quanto mi riguarda. Non ne vogliono parlare, mio padre mi ha soltanto chiesto perchè l'ho fatto. "Perchè voi non volevate che io lo vedessi, ma io tengo a lui." Tutto qui, non ci sono stati discorsi, prediche, tante altre domande. Era la pura verità, non credo ci fosse bisogno di aggiungere molto altro. Poi mi ha chiesto di Tranquipsycho, se trovo i nostri incontri una cosa positiva. Ero spiazzata e quasi irritata. Quando succede qualche casino del genere, io avverto il bisogno di parlarne, anche di sentirmi dire che ho sbagliato. E di cercare di spiegare le mie ragioni. Che cazzo centra Tranquipsycho?? Continuavo a domandarmelo mentre mi si spezzava la voce parlando. Da qualche anno mio padre è cambiato: ha perso la voglia di "predicarci dietro", è come se credesse che tanto non funziona, l'unica a farlo è mia madre. Che per ora è molto fredda con me, cosa del tutto normale. Ha una voce che trasuda rabbia, amarezza... Per il momento non ne abbiamo parlato, ma so che succederà. Quando una cosa la delude parecchio, ne parla a distanza di qualche giorno, dicendomi che "ci è rimasta male, che l'abbiamo ferita." 
 


Non so i vostri genitori, ma i miei non si sono mai scusati con noi ragazzi. Questo mi dà sempre l'impressione che credano di fare tutto giusto. Non esternano mai i loro pensieri riguardo quello che fanno e ci dicono, del tipo "forse non ho fatto la cosa giusta", o cose del tipo. Sembra che abbiano capito tutto della vita, ci parlano dicendo "che adesso che hanno quarant'anni hanno molta più esperienza di noi", come a dire che per quel motivo la loro parola vale comunque più della nostra.



Ogni volta che parlo dei miei genitori, salvo qualche rara eccezione, si sente perfettamente quanto il nostro rapporto sia complicato e conflittuale. Ogni tanto penso di vivere un'adolescenza ritardata. Ho fatto cinque anni di liceo andando a scuola dalle 8 alle 16 tutti i giorni, e rientravo alle 18. Avevo un sacco da studiare, penso di non aver mai saltato un giorno. Parlavamo molto poco, soprattutto a cena, per via del fatto che in casa non c'ero mai. Questo ha fermato il rapporto e la mia crescita con loro a 14 anni. Non che io mi comporti come una ragazzina, ma tante esperienze che altri hanno fatto prima io le sto facendo adesso. La lunga bugia su E. ne è un esempio perfetto.



Quanto ad E., dicevo a pequenaeva nel commento che gli ho raccontato ogni cosa. E. non era al corrente del fatto che i miei non sapevano di tutta questa fila di balle, e l'ha saputo lunedì sera, in un modo un po' drastico, direi. Mi ha detto che non ha niente da dirmi al momento attuale, di chiamarlo quando le cose con i miei saranno a posto, e che allora ne parleremo. La sua probabilmente è stata una reazione normale: spero che non mi creda un'ipocrita o una persona falsa. Spero capisca soltanto il motivo per cui l'ho fatto, che tra l'altro ho detto anche a lui (tengo troppo al nostro rapporto). Ho paura che la nostra amicizia si chiuda così, bruscamente e di colpo, di perdere una persona cui tengo tantissimo. Mi ha detto che non è arrabbiato, suppongo voglia prendere le distanze da una situazione familiare in cui non sarebbe il massimo se lui entrasse e si schierasse.
Solo ho paura che niente vada a posto con i miei, che questo stupido divieto permanga.

Ieri ho avuto un esame di traduzione. In treno ho letto, non ho ripassato assolutamente nulla. Ho evitato la musica perchè mi faceva concentrare su quello che è successo a casa e con E. Ho cercato di ascoltare i dialoghi dei miei vicini di posto. Parlavano del liceo, dei professori, di quelli seri, di quelli ridicoli e di quelli divertenti. Mi ha aiutato a distrarmi. In auto il silenzio. Ho pensato a osservare la strada, a non pensare troppo.



Mi manchi tantissimo, E. Manchi al cuore come un battito, per chi si ricorda la mia poesia. E' un post di qualche tempo fa. Perchè quello che scrivo, alla fine, è sempre una premonizione di quello che succederà in futuro.



Stay strong. E' per me, forse serve.



Grazie a tutti per il vostro sostegno, siete preziosissimi.



coccola5
ps. quanto mi spiace intitolare così il post.

martedì 5 ottobre 2010

La scorsa settimana non sono riuscita a connettermi ad Internet per un paio di giorni, quelli di sabato e domenica. Avevo scritto delle cose sulle mie giornate, digitato qualche pensiero. Sono file un po' lunghi, e non vorrei costringere nessuno a leggerli, quindi vi mando i link dove potrete trovarli.

Spero di aggiornarvi stasera sulla situazione casalinga. Aiuto.

Normal, 1-10-2010
I giorni che non sei venuta, 2-10-2010

coccola5

Contro tutti e tutto


Non me la immaginavo così, la fine del mondo. Immagivavo che un grande buco nero mi avrebbe inghiottita e bam!, io sarei semplicemente sparita, come ho sempre fatto, del resto. 
 


La fine del mondo è la fine di un rapporto. O meglio, la fine della decadenza di un rapporto. 



Oggi pomeriggio mi chiama E., mi chiede se mi va di mangiare con lui e Minipony in serata. Dico di sì anche se domani ho un esame. Dico di sì perchè ad E. non so dire di no. E' l'unica ragione. Sono attratta da lui come una calamita dal ferro. Spiego ai miei che ceno fuori, che ceno con D., che ceno a un cinese vicino casa. L'unica cosa vera è che ceno a un cinese. Che non è vicino casa. E' a Vicenza, ed è un posto stupendo.



Verso le 22.30 mi arriva un sms di mia madre: "Quando rientri?", "Fra una mezz'oretta". Non ricevo risposta, ma la cosa non mi dà da pensare, penso che stia andando a letto, che stia facendo dell'altro. In macchina si parla, in autostrada ridiamo, diciamo cazzate. Al ritorno mia madre mi avvisa che ha chiamato D. a casa, e che ha saputo che non era fuori con me. Mi chiede chi sto frequentando. Lo dice proprio così, usa un verbo che a me non sarebbe venuto fuori in una situazione del genere. "E.", dico semplicemente. "Anche giovedì sera eri con lui?" "Sì". 



Finisce la conversazione. Resto un minuto, non so se vogliano dirmi qualche cosa, se vogliano sapere perchè ho mentito, se vogliamo farmi un discorso sull'importanza della sincerità nei rapporti. Più nemmeno una parola.


Salgo le scale, sto già pensando ad altro, all'esame di domani, che devo guardare gli orari dei treni. Chiamo D. per parlare un po', per chiederle se sa della chiamata. Nemmeno lei sa cosa dirmi. Mi dice che forse legheremo di più e meglio, io e i miei. Io non ci credo nemmeno un pochino, penso che come amica stia facendo del suo meglio. Mi dice che tutti possono sbagliare, anch'io ne ho il diritto. Il fatto è che non ho sbagliato, ho ingannato qualcuno. Ho mentito alle persone con le quali dovrei avere il rapporto migliore e invece sono quelle con cui sto peggio. So che si fidavano di me. 



Non so quanto sono pentita di tutto questo. Non molto, onestamente. Mi avevano proibito di vedere una persona cui tengo, e ho reagito così. Non avevo altra scelta. Loro avevano deciso per me che E. era una persona sbagliata, che non avrei dovuto vederlo e basta. E. non si droga, non beve quasi mai e, quando lo fa, è soltanto un drink poco alcolico. E' una persona apposto. Ci sono delle cose che non condivido di lui e altre che ammiro. Non è il mio migliore amico, non lo sarà mai, ma è un amico. Un ottimo amico. L'unico che si è ricordato di chiedermi se mia mamma era ancora arrabbiata con me per via della Svizzera. L'unico che mi ha sempre detto tutto in faccia, senza eccezioni. 



Mi dispiace solo avergli dovuto mentire per vederlo. Fare una cosa sbagliata per farne un'altra che ritengo giusta. Non ha molto senso, e non so quanto importi adesso.



Avrei dovuto parlare dell'amicizia in questo post e, in fin dei conti, l'ho fatto. Io rischio per i miei amici, per quelle persone cui decido di dare tutto. E' questo il mio concetto di amicizia. Decidere che una persona è importante e irrinunciabile. E andare contro tutti e tutto.



coccola5
ps. D. al telefono mi ha detto che i miei mi perdoneranno, che le cose si sistemeranno. Non so se succederà. Ho l'impressione che tutto questo abbia messo definitivamente le parola fine al nostro rapporto. Non so se merito di essere perdonata e non so se voglio essere perdonata. Non so se ci capiremo. Non so fino a che punto devo chiedere scusa e fino a quale dovrei far sentire le mie ragioni. Sono troppo confusa. Perdonatemi voi per questo post orribile e soprattutto sgrammaticato. E non sense.

venerdì 1 ottobre 2010

Le nostre anime


Quando conosco qualcuno, prima o poi mi farà delle confidenze pesanti, è automatico. C'è chi, come me, impiega molto tempo, e chi invece mi racconta molto il giorno che ci siamo conosciuti. In treno, quest'anno, ho parlato con tantissime persone per condividere lamentele, per chiedere informazioni, semplicemente aspettando di scendere. Una signora di Brescia mi ha raccontato una volta di essere a Verona per il processo contro l'ex della figlia, che aveva tentato di accoltellare quest'ultima. 
 


Io sono come un grande vaso, una vecchia anfora; raccolgo i dati, li memorizzo e non li scordo per tantissimo tempo. Mi piace questo modo di vivere, questo prendere con me dei momenti e trasformarli in cose uniche. Delle persone conosciute sul momento, non mi sono mai domandata se mi avessero raccontato delle bugie, ma non avrebbe nemmeno senso farlo. A che pro? E se anche fosse, cosa cambierebbe?



E. si è molto aperto stasera. Mi ha raccontato tanto di sè, dei rapporti con i suoi un po' malandati, perchè sono delle teste di cazzo, mi ha detto, di un sua storia complicata finita nel dolore. Non sanno che sono gay, mi ha detto. Bella cosa, hanno un figlio e non sanno neanche chi sono. Ci sono rimasta male, per un attimo mi è venuto da vomitare. L'ho ascoltato aprirmi il suo cuore, dirmi tu non sai come per bloccare un mio eventuale giudizio, come difesa personale. Non ho detto niente, gli ho solo fatto qualche domanda quando non capivo, mi sono soffermata sulle parole, le ho soppesate mentalmente una ad una, ho contato la sua sofferenza. 
 


Di fondo sono anch'io come lui. Mi lascio trascinare dalle persone, quando mi affeziono ad una persona carismatica come E., ad esempio. Alle medie c'era stata una compagna alla quale mi ero particolarmente affezionata, Melania, avrei fatto qualunque cosa per lei. Mia mamma una volta mi ha detto: te te cavaressi le braghe se la te domandesse de nar fora ("ti caleresti i pantaloni se ti chiedesse di uscire", come a dire che ero troppo sottomessa). Poi abbiamo litigato, alla fine della terza media, non mi sembrava vero di aver trovato le parole. Quello che ometto sempre di questa storia è che il giorno dopo le ho rivolto una scusa di superficie. Lei l'ha accettata, l'ha presa per quella che era. Un rapporto ormai infranto. Poi c'è stata A. Viene a cavallo con noi, la vedo sempre anche adesso ma il nostro rapporto si è molto ridimensionato. All'epoca penso che in molti abbiano creduto che fossi lesbica. Ci davamo la mano, ci abbracciavamo a lungo, qualche volta le telefonavo, in passeggiata parlavo quasi soltanto con lei. Che per lungo tempo ha fatto lo stesso. 
 


C'è qualcosa che va oltre la semplice amicizia per le persone cui mi affeziono così. Non è amore, ma è un affetto fortissimo, qualcosa di irrinunciabile e, ultimamente, di drammatico (nel senso buono del termine). Quando devo vedere E. sto male fisicamente: la mia gastroenterite si riprende tutti i giorni che è stata lì buona buona e mi impedisce la digestione, devo bere piano e mangiare poco. Gli ultimi giorni che ho lavorato con lui è stata una tragedia; una sera il mio capo mi ha persino chiesto se volessi andare a casa. Però è così. So che quelle persone non mi deluderanno, so che mi capiscono perfettamente e al volo, un po', come dicevo post fa, come Wilson con House. E. per me è davvero una sorta di Wilson, forse proprio perchè sa ascoltare. Perchè non mi nasconde le cose, perchè lascia che gli rompa le scatole per quella sigaretta in più che ha fumato.



Al mio ritorno, ho trovato la mia micia (ah, si chiama Foxy, ma credo ritenga di chiamarsi "micia", noi del resto la chiamiamo solo così) sul mio letto. Si è voltata quando sono entrata in camera, poi ha ripreso a dormire. Non dice nulla, probabilmente mi è solo riconoscente per averla carezzata, per averle preparato un trasportino comodo e pulito, per averla lavata e spinta a mangiare, per averla accompagnata a pranzo con me da mia nonna e poi dal veterinario con mia madre. Mi domando perchè non mi sono iscritta a Scienze Infermieristiche. Prendermi cura degli altri mi fa bene, mi fa tralasciare quella noiosa me stessa che leggete sempre


Sembra quasi la felicità,
sembra quasi l'anima che va.

Malinconia



coccola5
Appendice d'obbligo (o forse no, solo aggiuntiva). Sono lesbica? Forse qualcuno se lo starà chiedendo. No, solo bisessuale. Penso che certi miei rapporti con le donne, come quello con Melania e A. possano definirsi quasi degli innamoramenti, ma non in senso proprio. Ma c'è stata una compagna di università, Vanessa, cui ero molto legata. Ho pensato e penso spesso, quando mi capita, che sarebbe bellissimo baciarla e fare l'amore con lei. Di sicuro fare l'amore con una donna è più bello che non con un uomo. Almeno secondo me.